Popolo Viola: la nuova frontiera del movimento 2.0

Articolo pubblicato il 13 aprile 2010
Articolo pubblicato il 13 aprile 2010
Nasce direttamente dal web la novità politica italiana più innovativa degli ultimi tempi. È il Popolo Viola, una sorta di movimento 2.0 che si organizza su facebook e che porta in piazza migliaia di persone. Obiettivo principale: chiedere le dimissioni di Silvio Berlusconi. Dopo gli ottimi risultati ottenuti nei suoi primi mesi di vita, oggi il Popolo Viola s'interroga sul suo avvenire.

I partiti oggi non tirano più (salvo rare eccezioni, vedi alla voce Lega Nord), lontani dalla gente e dai suoi bisogni. Ed allora ecco tornare in auge la forma “movimento”, con una componente tutta nuova: la rete. Infatti, novità del nuovo millennio 2.0, i movimenti civili non nascono più nelle piazze e nei corridoi delle università occupate, ma si formano nel web, in particolare nei social network. Esempio lampante di questa nuova tendenza è il Popolo Viola, movimento italiano nato dal successo della manifestazione del No Berlusconi Day, svoltasi a Roma il 5 dicembre 2009.

L'onda viola durante il No B Day«Il Popolo Viola nasce dall’intuizione di un blogger, San Precario - ci spiega Silvia Bartolini, amministratrice della pagina web del movimento - che a inizio ottobre ha creato una pagina su facebook per proporre una manifestazione che chiedesse le dimissioni di Berlusconi. Ed è stato subito un boom d’iscrizioni». 380.000 per l’esattezza. Da qui il bisogno di proseguire il discorso iniziato: «dopo il No B Day abbiamo dato vita (su facebook) alla pagina “Il Popolo Viola”, per chiedere una conferma; oggi gli iscritti sono circa 267.000» precisa Slivia Bartolini. E continuano ad aumentare giorno dopo giorno.

Non solo web

Il Popolo Viola nasce da un’idea molto semplice: «chiedere le dimissioni di un premier compromesso, causa di attentati alla democrazia, con un’immagine pubblica danneggiata». A fare impressione è la rapidità con cui questo movimento si è diffuso. Grazie al web, ma non solo, secondo Silvia Bartolini: «Abbiamo fatto leva su un malessere generale diffuso. Il passaparola è stato molto rapido, ed è andato oltre il web. Per esempio, i ragazzi che utilizzano internet regolarmente hanno parlato del movimento ai loro genitori, coinvolgendoli nel progetto». Probabilmente, anche grazie ad un’opposizione troppo statica, il Popolo Viola ha trovato terreno fertile, in un paese in cui il capo del Governo ha voluto creare una situazione limite: “o con me o contro di me”. Berlusconiè dunque la ragion d’essere del movimento: «A Berlusconi contestiamo il fatto che usi il suo ruolo di premier per scopi puramente personali, interferendo spesso presso i media, con intromissioni in ambiti che non lo riguardano», spiega Silvia Bartolini. «Berlusconi ha fatto dell’Italia un’anomalia tra le democrazie occidentali. Il solo paese “ricco” che continua a retrocedere in tutti i campi».

Ma Silvia Bartolini ci tiene a precisare un punto per lei fondamentale: «Io non odio Berlusconi, non ce l’ho con lui in quanto persona: sono amareggiata per il dilagare del berlusconismo, per quello che sta facendo all’Italia, dove si assiste ad un pericoloso imbarbarimento culturale». Allo stesso tempo, Silvia ammette che la maggioranza degli italiani non avverte il problema come lo avverte l’onda viola, e le ultime elezioni regionali stanno lì a dimostrarlo.

Il No B Day per le strade di Roma

Denunciare un'emergenza democratica

Ma l’obiettivo del Popolo Viola resta immutato: «Il nostro obiettivo è di liberare l’Italia da questi gravi problemi. Noi denunciamo un problema, un’emergenza democratica oggi, e potremmo farlo anche in futuro nel caso in cui lo stesso problema si ponga con un governo di sinistra». Infatti, il movimento, che ha una base molto eterogenea, non ha una conformità politica. Ne fanno parte persone di sinistra e di destra, fondamentalmente scontente da questo governo. E le pressioni politiche non mancano: «Il Popolo Viola è un progetto politico. Ma è altresì un progetto totalmente apartitico. In questi mesi abbiamo dovuto respingere parecchie pressioni da parte dei partiti politici d’opposizione, che in qualche modo hanno cercato di strumentalizzarci» continua Silvia Bartolini.

Il Popolo Viola in Olanda Le critiche non mancano, in primis quella di essere un movimento espressione di un’elite intellettuale, un “principe azzurro” incapace di svegliare l’Italia. Ma i coordinatori dei Viola negano categoricamente: «Non si può dire che si tratti di un movimento d’intellettuali. È un movimento che parte dal basso. Conta se si ha voglia di fare non chi sei e quanto hai studiato. Fa parte del movimento chi ha voglia di partecipare attivamente». Il movimento continua a diffondersi, e ad oggi conta circa 120 gruppi solo in Italia. Inoltre, alcuni gruppi del Popolo Viola si sono costituiti anche all’estero: Stoccarda, Parigi, Londra, Amsterdam, Danimarca, e l’onda viola è giunta persino in Australia.

E domani?

Ma quale futuro per questo movimento? C’è chi sospetta che si trasformerà presto in un partito, ma Silvia Bartolini non sembra essere d’accordo: «Il PV è fuori dai palazzi, e fuori intende rimanere. Una voce critica oggi e domani, se ce ne sarà bisogno, a prescindere dalle bandiere di partito. Forse per questo siamo molto più vicini ai cittadini di molti partiti istituzionali».

Un Popolo eterogeneo...Senza il web cosa ne sarebbe stato di un movimento simile? «Il web è fondamentale – ritiene Silvia -, senza il web probabilmente non saremmo mai esistiti. La nostra voce principale è facebook, ma usiamo anche altri social network come twitter». Un modo per ribadire l’importanza della rete, soprattutto al servizio della democrazia: « Il web è utilissimo alla democrazia, è un modo per conoscere la verità. Ma è anche vero che in uno stato libero il web sarebbe meno utile rispetto a quanto lo è oggi in Italia» conclude con amarezza Silvia Bartolini.

Intanto il Popolo Viola non sembra volersi fermare, e dopo la manifestazione di marzo contro il decreto salva liste, adesso il movimento lavora per organizzare un meeting nazionale a giugno. Obiettivo: darsi un futuro, elaborare una carta etica, uno statuto, trovare un modo di lavorare al problema che il PV cerca di affrontare. Resta da vedere se in futuro ci sarà ancora “bisogno” di lui o meno.

Foto: Nicolò Paternoster/flickr, BEE FREE/flickr, Daniele Meli/flickr, NewsPhoto!/flickr. Video: imwickedchild47/Youtube