Polonia: Una "terra di possibilità" o una moderna schiavitù in Europa

Articolo pubblicato il 24 marzo 2017
Articolo pubblicato il 24 marzo 2017

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La Polonia è nota per i suoi lavoratori inviati, ovvero forze lavoro economiche mandate a lavorare in altri Stati Membri dell'UE. Nel frattempo, le aziende polacche stanno assumendo lavoratori a prezzi ancora più bassi dai lavoratori nord-coreani sposorizzati da Mr. Kim Jong-Un.

Ufficialmente, l'EU non intrattiene alcun rapporto (o comunque molto limitato) con la Repubblica Democratica della Corea (DPRK). Sono attive sanzioni e altre misure restrittive contro lo Stato Asiatico dell'Est, e apparentemente riflettono il disaccordo dell'Occidente con il regime, i suoi continui test nucleari, le violazioni dei Diritti Umani ecc. Eppure, se andiamo nei porti polacchi troveremo lavoratori nord-coreani che insieme agli altri, producono navi per clienti del calibro della NATO e altri grandi nomi.

Orgogliosamente le aziende polacche riempiono i propri siti web con slogan sull'alta qualità garantita dei prodotti e sui bassi costi di produzione. Ma tali bassi costi di produzione sono possibili grazie ad un sistema alquanto incredibile: la presenza di lavoratori nord-coreani, che di solito lavorano in condizioni di coercizione su turni di 12-20 ore per un salario estremamente basso. Questo sfruttamento economico e fisico di esseri umani sembra violare molti principi e diritti internazionali racchiusi nella Carta Universale dei Diritti Umani, il suo attuare Accordi oltre la Convenzione Europea sui Diritti Umani e la Carta Europea Sociale, che in teoria si applica in Polonia. A prima vista è alquanto difficile credere che una situazione del genere possa verificarsi legalmente all'interno dell'Unione Europea. Eppure, è la realtà.

Il complesso status legale dei lavoratori nord-coreani in UE

I cittadini non-europei possono entrare nell'UE per lavorare si come dipendenti che come lavoratori autonomi sulla base di un accordo di scambio tra l'UE o uno Stato Membro e il terzo paese interessato. In ogni caso, è obbligatorio ottenere un permesso di soggiorno e un visto da uno stato membro dell'UE. I requisiti per il rispettivo permesso di soggiorno per motivi di lavoro cambiano molto da uno stato membro ad un altro, e lo stesso vale per i diritti che una persona avrà nel territorio. Nel caso dei lavoratori DPRK in Polonia, è coinvolta un'organizzazione logistica di contratto e reclutamento con molti intermediari, il che complica ulteriormente la situazione. I rapporti di impiego e la loro cornice legale sono spesso molto complessi (sotto-contratti, agenzie temporanee, joint ventures, ecc.) e rendono i DPRK e i loro datori di lavoro soggetti a legislazioni differenti. Secondo un team ricercatore del Slaves to the System Project (Progetto sugli Schiavi del Sistema) del Leiden Asia Centre, sarebbe almeno un punto di partenza quello di definire in maniera chiara i lavoratori DPRK come impiegati, e questo permetterebbe di stabilire quali « diritti del lavoro applicare in termini di pagamento e licenziamento, condizioni lavorative, regole di salute e sicurezza. »

In ogni caso, l'attuale situazione legale è talmente complessa che è altamente difficile chiamare in causa le aziende su un terreno pulito se non vengono attuate investigazioni criminali. Ma quello che è ancora più scioccante è che queste compagnie sono spesso sussidiarie dell'UE attraverso progammi di sviluppo regionale allo scopo di sviluppare opportunità di lavoro locali. 

L'amicizia Polacco- Nord-Coreana

L'Unione Europea non ha mai concluso un Accordo sul Libero Scambio con la Corea del Nord. Tuttavia, almeno sette paesi europei hanno relazioni diplomatiche o accordi di scambio con essa. La Polonia è uno di questi. Il rapporto tra PyongyangVarsavia risale agli anni 1950, quando la Polonia era ancora la Repubblica Popolare della Polonia. Il prossimo anno festeggeranno il 70° anniversario dei loro rapporti diplomatici.

L'amicizia ufficialmente stretta è, in termini economici, alquanto marginale per via dell'alto indebitamento della Corea del Nord, il che agisce da deterrente per molti paesi. A tal proposito, la vicinanza tra i due paesi rimane circoscritta in termini di output economici. Eppure l'accordo ha delle vaste conseguenze, dal momento che ha aperto i confini europei a circa 400-800 nord-coreani, assegnati in origine ai cantieri navali di DanzigGdansk dal Partito Lavoratore della Corea in carica, come forze lavoro extraterritoriali. Entrano in Unione Europea con lo stato di lavoratori mandati e vengono forniti loro tutti i documenti necessari, cioè permessi di lavoro e soggiorno. Le aziende polacche hanno poi la possibilità di assumerli legalmente.

Vivere e lavorare in condizioni di miseria

Le aziende polacche li pagano con i salari legalmente stipulati di cui poi i lavoratori si tengono di solito il 10-15% al massimo. Il resto va a Kim Yong Un e ai suoi amici di partito. Si potrebbe pensare che ciò sia contro la legge polacca o dellUnione Europea, ma le aziende polacche pagano ai lavoratori nord-coreani i salari richiesti; è poi lo Stato nord-coreano a non trasferire l'intera somma ai lavoratori.

I nord-coreani vivono in complessi di case segreti - ufficialmente per la loro sicurezza. Apparentemente sono liberi di lasciare i complessi quando vogliono, ma un documentario VICE di maggio 2016 dice l'esatto contrario. Le loro ore lavorative, secondo la legge polacca, non vanno oltre le 12 ore. Tuttavia, le ore in eccesso vengono fatte abilmente passare di nascosto. Inoltre, i lavoratori stanno, secondo la legge polacca, non più di 24 mesi in Polonia. Ma quando si avvicina la data della partenza, vengono mandati a casa alcune settimane. Possono visitare le proprie famiglie, tenute in ostaggio durante quel periodo, in modo da non far scappare il lavoratore. Dopo questa "vacanza", normalmente tornano in Polonia per ricominciare a costruire navi per altri 24 mesi. In altre parole le aziende, spostandosi nella zona grigia, hanno trovato un escamotage per raggirare il sistema legale.

In conclusione, secondo l'Inviato Speciale per i Diritti Umani degli Stati UnitiAnwar M. Dausman, le DKPS guadagnano circa 1.8 miliardi di Euro ogni anno dai 50.000 lavoratori mandati oltreoceano. In Europa, la Polonia non è l'unico paese a ricevere lavoratori nord-coreani. Situazioni simili sono state registrate in Bulgaria, CRepubblica Ceca Romania.

E Pyongyang ha disperato bisogno di questi soldi, specie se in valuta straniera, per finanziare i propri programmi nucleari. Il Team di Ricerca e anche degli esperti del governo statunitense hanno scoperto elementi di prova che indicano lo sfruttamento, come per esempio quei lavoratori che non firmano contratti individuali con aziende estere. Invece le compagnie firmano un contratto con una compagnia statale nord-coreana, a cui vengono trasferiti i soldi dei salari. 

Infrangendo la legge polacca?

Un esperto del Centro Asiatico presso l'Università di Leiden in Olanda, il Prof. Dr. Breuken, ha scoperto comunque alcune potenziali scappatoie a questo a prima vista legale sistema di schiavitù. In particolare, sospetta che alcune aziende coinvolte siano, almeno parzialmente, possedute dallo Stato polacco insieme a quello nord-coreano, il che cambierebbe la situazione: sarebbe allora possibile tenere in scacco lo Stato polacco. Dopo che Breuken e altri media hanno evidenziato la situazione critica, il Parlamento Europeo, con il notevole impegno di Agnes Jongerius del Partito Laburista Olandese, hanno preso in carico il tema. La Commissione si è confrontata diverse volte sull'argomento ma non ha ancora raggiunto un verdetto ufficiale.

Alla fine è vero che una settimana lavorativa di 48 ore è abbastanza normale per gli standard nord-coreani; e i loro stipendi da 10-15% non sono male se confrontati con i mezzi dei loro paesi; e talvolta viene concesso loro di tenere parte del salario in valuta estera, che può essere un'ottima cosa una volta tornati nel loro paese. In ogni caso, un sistema del genere non può esistere, essere incoraggiado e durare all'interno della UE e i dei suoi stati membri senza contraddire i valori su cui si basa il continente europeo. In più, potrebbe pure essere in conformità con la legge polacca e dell'Unione Europea, ma accogliere lavoratori dalla Corea del Nord è difficilmente riconciliabile con l'esistenza di sanzioni dell'UE e degli Stati Uniti faccia a faccia con Pyongyang. Il lavoro forzato, anche se la Polonia non lo riconosce come tale, viola altresì chiaramente la Convenzione Europea per i Diritti Umani.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato sul sito ufficiale di Eyes on Europe. 

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