Polonia, nuovo Eldorado d'Europa?

Articolo pubblicato il 07 dicembre 2011
Articolo pubblicato il 07 dicembre 2011
In un'Europa messa a dura prova dalla crisi economica, la Polonia è l'unico paese a non essere caduto nella morsa della recessione. In poco meno di vent'anni l'ex paese comunista è diventato la sesta potenza economica dell'Unione Europea. Secondo gli esperti la Polonia sta attraversando il miglior momento della sua storia. Ma è tutto oro quel che luccica?

Questo paese situato nell'Europa Centrale è lo stesso che negli ultimi 200 scomparve dalle carte geografiche, subì l'occupazione nazista e sperimentò il comunismo dell'Unione Sovietica. Le cose sono cambiate, e di molto. La transizione da un'economia pianificata a un'economia di mercato ha reso possibile un'evoluzione spettacolare.

L’80% dei polacchi è felice

Se mettiamo a confronto gli anni '90 con il 2011, gli stipendi sono quadruplicati. Il paese non è mai stato così ricco, organizzato e sicuro come ora. Un'inchiesta realizzata nel 2011 svela che l'80% dei polacchi sono contenti della propria situazione. Olga (30 annni), docente all'Università Stendhal di Grenoble in Francia e Małgorzata (23), studentessa iscritta ad un Master presso l'università di Varsavia, ci raccontano le loro impressioni riguardo al cosiddetto “miracolo polacco”. “Certamente in Polonia si sta molto meglio rispetto a 10 anni fa”, dice Olga, “soprattutto grazie ai miglioramenti delle infrastrutture e alla creazione di nuove imprese. Il tasso di disoccupazione è diminuito in modo considerevole e i crediti bancari sono più accessibili a tutti”.

Stato Membro dal 2004, la Polonia è l'unico paese ad aver sperimentato nel 2010 un incremento positivo del PIL (+3,8%). Ciò è stato possibile grazie alle sovvenzioni dell'Unione europea (con 67.000 milioni di Euro fra il 2007 e 2013, la Polonia è il paese più sovvenzionato fino al 2013). La maggior parte di questi aiuti venne destinata alla modernizzazione delle infrastrutture, fino ad allora obsolete rispetto agli standard europei.

Punto chiave: adeguamento del paese

L'adeguamento di ferrovie, sistema stradale e aeroporti ha creato molti posti di lavoro nel settore della costruzione, elemento chiave per mantenere l'economia in crescita. Questa stabilità economica, unita alla stabilità del sistema bancario, a una mano d'opera qualificata e a buon mercato, e infine i fondi europei hanno dato vita ad un terreno fertile che ha cominciato ad attirare l'attenzione degli investitori da ogni angolo del continente, i quali vedono ora nella Polonia la prima piattaforma della costruzione edile in Europa. “Ciò che più piace agli stranieri della Polonia è l'estrema convenienza dei prezzi”, spiega Małgorzata. Alla domanda se incoraggerebbe gli abitanti di altri paesi europei a vivere in Polonia, la professoressa risponde: “Certamente. Al di là del boom economico, i polacchi sono molto ospitali, e vivere in un altro paese europeo è sempre un'esperienza che arricchisce”. Małgorzata aggiunge: “Se si è pronti ad affrontare lo scoglio della burocrazia, si è single e in cerca di una compagna la Polonia è il posto giusto”.

Olga racconta che le piacerebbe tornare a lavorare in Polonia “se lo stipendio fosse lo stesso che in Europa occidentale”. Anche Małgorzata preferirebbe cercare lavoro in Polonia perché “qualcuno dovrà pur fermarsi e contribuire a migliorare la situazione”, ma afferma che non avrebbe problemi a lavorare all'estero per un periodo, purché non si tratti di un lavoro “inferiore alla sua qualifica”. Il fatto che la Polonia non faccia ancora parte della zona euro e che disponga della propria moneta, lo zloty, ha reso possibile una continua crescita delle esportazioni con un conseguente aumento della competitività. Nel pieno delle polemiche riguardo alla continuità dell'euro, è necessario ribadire questo punto, soprattutto nel momento in cui si affaccia all'orizzonte la possibilità che la Grecia debba tornare alla propria moneta per poter superare la crisi.

Prosperità con riserve

Nonostante tutto la Polonia, comparata con la media europea, è ancora un paese povero. Lo stipendio lordo medio a metà del 2010 ammontava a 3.224 PLN (circa 800 euro), dei quali una buona parte è destinata alla previdenza sociale e al pagamento dell'anticipo sull'imposta sul reddito. "In confronto ad altri paesi gli stipendi sono molto bassi ma i prezzi sono in continua ascesa, perfino i prodotti di base sono alle stelle”, racconta Małgorzata, “e questo dovrebbe cambiare”. Anche i prezzi delle abitazioni sono aumentati, nonostante gli alloggi polacchi siano mediamente i più piccoli d'Europa. Forse per questo motivo Olga e Małgorzata non si dimostrano così ottimiste verso il cosiddetto “miracolo polacco”. Secondo la professoressa “la Polonia non è un paese abbastanza potente per poter affrontare in modo autonomo la crisi. La nostra prosperità dipende dalla prosperità degli altri paesi. Entro alcuni anni la crisi e il debito potrebbero incidere sul paese”. Per la studentessa, si tratta semplicemente di un termine coniato dal governo per “ostentare qualcosa che in realtà non è stato fatto”.

Infine, Olga aggiunge che “la Polonia non è un paese ideale e che è necessario cambiare ancora molte cose. È necessario migliorare la rete stradale, sradicare la povertà e ridurre il tasso di disoccupazione”. Małgorzata concorda: “Dobbiamo investire maggiormente in infrastrutture e cultura. Offrire più opportunità ai giovani, aiutarli a trovare lavoro”. La Polonia è sulla buona strada, ma resta chiaramente ancora molto da fare.

Foto: apertura (cc) piotrpawlowski/flickr); testo, (cc) perke/flickr; video: euronews/youtube