Polonia-Germania in mostra: lontane come ai vecchi tempi

Articolo pubblicato il 10 ottobre 2011
Articolo pubblicato il 10 ottobre 2011
Al quartiere Kreuzberg di Berlino, nello spazio artistico di Bentheim, è in corso una mostra dal titolo: "Buon vicinato? Elementi tedeschi nell'arte contemporanea polacca / Elementi polacchi nell'arte contemporanea tedesca". Le opere esposte provano il tiepido rapporto tra le due sponde dell'Oder.

Lo sanno tutti che i nani da giardino sono piccolo-borghesi e tipicamente tedeschi; osservando l'installazione dell'artista polacco Paweł Jarodzki mi compaiono davanti agli occhi una serie di stereotipi messi in fila: la pedanteria con cui questi nani dorati sono stati messi in riga nel centro della sala, mi fanno venire in mente prati rasati al millimetro, aiuole rifinite con precisione, cesoie, wurstel alla griglia, musica da festival, pance piene di birra sotto alle canottiere a costine. E quell'insopportabile brontolìo che disturba l'idillio: quello del vicino.

Tipicamente tedesco?

Nel rapporto tra tedeschi e polacchi i ruoli sono ben definiti: il piccolo-borghese tedesco, pedante e aggressivo, contro il muratore polacco, furbo e pressapochista. Questi stereotipi sono sorpassati? Vent'anni dopo gli accordi tedesco-polacchi "di buon vicinato e amichevole cooperazione" si può parlare veramente di buone relazioni di vicinato tra Germania e Polonia? Trovare una risposta a questi interrogativi è lo scopo della mostra, dice la curatrice Magdalena Ziomek-Frackowiak. La speranza è che un giorno non ci siano più dubbi riguardo all'esistenza di un rapporto amichevole e che il punto interrogativo del titolo della mostra possa essere cancellato.

Quel giorno però non è ancora arrivato ed è lampante se si legge l'elenco degli artisti sul volantino: alla mostra partecipano ventuno polacchi e soltanto otto tedeschi. Tra i vicini la relazione è dispari: i polacchi in generale si interessano ai tedeschi, ma i tedeschi non si interessano ai polacchi. La curatrice spiega che poiché mancavano opere tedesche riguardanti la Polonia, gli artisti tedeschi hanno dovuto eseguirle espressamente per la mostra. Un esempio è il progetto di Dietmar Schmale "Restituzione - scambio culturale". L'artista-performer è andato fino a Danzica a fare le pulizie per delle famiglie polacche: una sorta di riparazione simbolica per il lavoro sottopagato delle domestiche polacche.

"Lei lo cerca" di Clemens Wilhelm racconta il desiderio di una donna polacca di trovare una vita migliore in Germania; il video-collage è stato montato con delle clip pubblicitarie girate da donne polacche per indurre al matrimonio gli uomini tedeschi. L'immagine che in Germania si ha dei propri vicini risulta basata su vecchi stereotipi che negli ultimi decenni non sono cambiati.

Noi non perdoniamo

Al contrario, in Polonia, la Germania è un tema relativamente frequente e gli organizzatori della mostra hanno potuto selezionare i lavori più interessanti e significativi. Ma anche gli artisti polacchi si interessano poco del futuro e del presente delle relazioni tedesco-polacche: "Wartopeia" di Aleksandra Polisiewicz è la ricostruzione virtuale di una "Varsavia tedesca" secondo il piano urbanistico nazista. "Noi non perdoniamo" è il titolo semi-ironico dell'opera di Jerzy Kosalka, la più eclatante di questo senso, che mostra due carri armati giocattolo che stanno l'uno di fronte all'altro con le bocche dei cannoni fumanti (di ovatta). Il tema della Seconda guerra mondiale è dominante (66 anni dopo la sua fine) e persiste la contrapposizione con il vicino occidentale.

Noi non perdoniamo

Ciò che questa mostra mette in luce con il suo vasto spettro di opere multimediali, varie e originali è la necessità di un aggiornamento: da entrambe le sponde del fiume Oder sopravvivono antichi pregiudizi che sembrano avere un ruolo centrale, come se i cambiamenti che negli ultimi decenni hanno rapidamente investito l'Europa fossero passati inosservati, come se la cortina di ferro non fosse caduta, come se la Polonia fosse ancora una vittima della guerra e del comunismo e non un paese moderno dell'Unione Europea con un'economia in continua crescita nonostante la crisi.

Visto che non era mai stata fatta a Berlino una mostra sulla Polonia, questo, per il momento, è già un passo importante. Dopotutto la vicina Polonia ha dallo scorso luglio fino a dicembre 2011 la presidenza di turno dell'Unione Europea.

La mostra "Buon vicinato?" nel programma culturale di Berlino non è l'unica manifestazione sul tema: il jazz festival di quest'anno si focalizzerà sulla Polonia e l'Istituto polacco di Berlino presenterà ad ottobre insieme all'Accademia delle Belle Arti il volume "Scambio di sguardi" e al Martin-Gropius-Bau si terrà una grande mostra dal titolo "Porta a porta. Polonia-Germania, mille anni di arte e storia". Ci sono quindi i segnali che in Germania si sta risvegliando un certo interesse per il paese vicino, e la volontà di gettare uno sguardo oltre il proprio recinto è in aumento. Nonostante la mentalità piccolo-borghese di nani da giardino.

Purtroppo i motivi polacchi e tedeschi nell'arte contemporanea sono un viaggio nel passato e nei vecchi stereotipi per entrambi i paesi. L'esposizione "Buon vicinato?" mostra soprattutto questo: l'ignoranza nei riguardi del vicino è quello che domina oggi sul versante opposto.

La mostra "Buon vicinato? Motivi tedeschi nell'arte contemporanea polacca / motivi polacchi nell'arte contemporanea tedesca" (Gute Nachbarschaft? Deutsche Motive in polnischer Gegenwartskunst / Polnische Motive in deutscher Gegenwartskunst) è allo Studio I, Bethanien am Mariannenplatz 2, 10997 Berlino. Aperta fino al 23/10/2011.

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