Polonia: dal controllo di Internet alla "sorveglianza di massa"?

Articolo pubblicato il 29 febbraio 2016
Articolo pubblicato il 29 febbraio 2016

Abbiamo parlato della nuova legge che regola la sorveglianza su Internet in Polonia con Piotr Kładoczny, membro della Fondazione di Helsinki dei diritti umani. Secondo lui, malgrado il coinvolgimento della comunità internazionale e dell'UE, i polacchi restano i soli a poter risolvere questa crisi costituzionale.

Le ultime modifiche alla legge sulle telecomunicazioni e su Internet, promulgate il 29 gennaio dal Parlamento polacco, assegnano alla polizia e ad altre istituzioni (tra cui l'Ufficio centrale anticorruzione o l'Agenzia della sicurezza interna) poteri più ampi per quanto riguarda l'accesso ai dati degli utenti, e senza che questi debbano essere informati preventivamente. Simili azioni possono essere giustificate da diversi motivi: per «prevenire o individuare reati», per «salvaguardare la vita o la salute dei cittadini», per «condurre le indagini» o in seguito all'«attuazione di specifiche misure legali». Considerata la natura vaga di queste asserzioni, il timore di abusi è legittimo. Inoltre, grazie a questo provvedimento, le autorità potranno controllare il materiale scaricato o trasferito, accedere liberamente alla cronologia del browser ed ispezionare i dati degli utenti attraverso l'uso dei cookies. Le autorità di sicurezza non potranno invece accedere alle email o ai messaggi delle chat senza un'autorizzazione della magistratura, come d'altronde è stato fino ad oggi. 

Queste modifiche sono state aspramente criticate non solo dall'opposizione, ma anche dalle organizzazioni internazionali per i diritti umani come Amnesty International. Secondo loro, il provvedimento sarebbe in contraddizione con l'impegno preso dalla Polonia per la tutela dei diritti umani a livello locale e internazionale. Amnesty ha lanciato una petizione per chiedere di modificare la legge: al momento più di 5mila persone hanno aderito. Un'altra iniziativa online, chiamata #unfollowme, è stata promossa sui social media e all'inizio di febbraio una manifestazione di protesta si è protratta per 12 ore di fronte al palazzo presidenziale. 

E se alla fine tutto si limitasse alle sole proteste e petizioni? In quanto cittadini europei, dobbiamo affidarci all'intervento dell'UE e delle organizzazioni che tutelano i diritti umani? Come cittadini polacchi, non sarebbe più saggio valutare in modo realistico la posizione economica e geopolitica della Polonia – lasciando da parte le nostre illusioni – e cercare di risolvere questa crisi da soli? Abbiamo chiesto l'opinione di Piotr Kładoczny, membro della Fondazione di Helsinki per i diritti umani (HFHR). 

cafébabel: Di recente, in Polonia, si è assistito a diversi provvedimenti legislativi che hanno stravolto alcuni aspetti della vita pubblica. Tra queste, le modifiche al Tribunale Costituzionale, al sistema dei media, e ora una nuova legge che dà alla polizia e ai servizi segreti il potere di sorvegliare l'utilizzo di Internet. L'introduzione di simili provvedimenti, senza neppure consultare i cittadini, contraddice il diritto alla privacy e alla libertà di espressione. Il partito al Governo, Diritto e Giustizia (PiS), sta infrangendo i diritti umani? 

Piotr Kładoczny: Negli ultimi mesi il Sejm (il parlamento della Polonia, n.d.r.) ha approvato una serie di leggi controverse, che secondo noi costituiscono una seria minaccia alla protezione dei diritti umani. La nuova legge che regola il Tribunale costituzionale – promulgata in un battibaleno – di fatto ha il fine di compromettere il funzionamento della stessa Corte. Siamo nel pieno di una crisi costituzionale in Polonia, dove la maggioranza al potere sta cercando di rivoluzionare il modo in cui funziona il Paese, senza dover nemmeno cambiare la Costituzione.

Le ultime modifiche alla legge di pubblica sicurezza avevano inizialmente lo scopo di applicare una sentenza emessa nel 2014 dal Tribunale costituzionale. Nonostante ciò, la decisione della Corte è stata modificata e, nella sua forma attuale, non solo ignora quanto stabilito in precedenza, ma lascia spazio a nuove minacce per la tutela della privacy dei cittadini. La nuova legge è stata promulgata senza consultare i cittadini e senza aver interpellato gli esperti in materia (esattamente com'è successo nel caso delle modifiche al Tribunale costituzionale).

In questo contesto, è bene ricordare che la Polonia ha approvato da poco una nuova legge che riguarda anche i mass media. Non voglio certo dire che la situazione dei media polacchi prima di questo provvedimento fosse perfetta, ma la nuova legge infrange tutte le direttive internazionali in questo ambito, secondo le quali i media dovrebbero essere il più indipendenti possibile dalle amministrazioni pubbliche, quindi anche dalla politica. Al contrario, nel caso della Polonia, oggi i media si trovano sotto il completo controllo dello Stato. 

Tutte queste leggi hanno un'importanza cruciale ai fini del corretto funzionamento del sistema democratico del Paese. A mio parere, con questi ultime decisioni le basi del sistema sono state intaccate e ciò potrebbe costituire una seria minaccia ai diritti umani.

cafébabel: Quali potrebbero essere le conseguenze dell'introduzione di queste leggi nella vita quotidiana?

Piotr Kładoczny: Per quanto riguarda la legge sul Tribunale costituzionale, ho spesso sentito dire che il Tribunale sarebbe solo un'istituzione pubblica, le cui decisioni non avrebbero conseguenze sulla società nel suo complesso. In verità si tratta di un elemento essenziale del sistema polacco per la salvaguardia dei diritti umani. I cittadini hanno il diritto di rivolgersi a questa Corte per denunciare le violazioni dei diritti umani, anche quelle riscontrate negli atti legislativi che non rispettano le libertà e i principi stabiliti dalla Costituzione. Senza un Tribunale costituzionale operativo ed indipendente, il sistema di protezione dei diritti umani non può funzionare correttamente.

Questi ultimi provvedimenti in sostanza attribuiscono alla polizia il potere di condurre una sorveglianza di massa. Le autorità potranno accedere e raccogliere le informazioni sulle nostre conversazioni telefoniche e sulle nostre attività online, senza dover prima informare i cittadini e spiegare perché i loro dati sono controllati e registrati (la nuova legge non prevede infatti questa possibilità). Molte organizzazioni hanno cercato di intervenire, ma invano.

Non dimentichiamo che questa non è l'ultimo "cambiamento" prospettato da Diritto e Giustizia (il suo slogan elettorale era "Il Paese ha bisogno del cambiamento", n.d.r.). Il Sejm sta lavorando su altri provvedimenti che, a mio parere, costituiscono ulteriori minacce per i diritti umani. Prendiamo per esempio la proposta di fondere il ruolo di Ministro della giustizia con quello di Prokurator Generalny (il "Procuratore pubblico generale", un funzionario di livello nazionale, n.d.t.). Se dovesse essere approvata, tutti i procuratori saranno supervisionati direttamente dal Ministro della giustizia, il che potrebbe influenzare l'efficienza e l'obiettività delle indagini, con ripercussioni negative sia sulle vittime che sugli autori dei reati.

cafébabel: Quali organizzazioni dovrebbero intervenire in questa situazione? Quando e come dovrebbero agire?

Piotr Kładoczny: Secondo me, questa crisi costituzionale che persiste in Polonia deve attirare l'attenzione internazionale. La Polonia è membro dell'Unione europea e del Consiglio d'Europa e questo comporta l'obbligo di rispettare i diritti umani ed i principi democratici.

A gennaio la Commissione europea ha annunciato che inizierà un'indagine, «secondo quanto previsto dalla procedura di salvaguardia dello stato di diritto», un passo senza precedenti nei confronti di uno Stato membro. Questa procedura al momento è in fase iniziale: la Commissione ha chiesto dei chiarimenti al Governo polacco. Ora aspettiamo di sentire l'opinione della Commissione di Venezia del Consiglio d'Europa in merito ai cambiamenti subiti dal Tribunale costituzionale. Ad ogni modo i rilievi di questa Commissione non sono legalmente vincolanti e la decisione di applicarle o meno spetta interamente al Governo polacco.

Sia la Commissione europea che la Commissione di Venezia stanno indagando innanzitutto sul sistema legislativo nel complesso, quindi i ricorsi individuali non saranno considerati. Ma mi aspetto già che saranno presentati anche dei ricorsi presso la Corte europea dei diritti dell'uomo, sollevati da chi in Polonia resta ignorato a causa della paralisi del Tribunale costituzionale. In ogni caso, al di là degli appelli e dell'attenzione della comunità internazionale, sono dell'idea che questa crisi costituzionale possa essere risolta solo dalla Polonia stessa.

_

Piotr Kładoczny è dottore in legge e coordinatore del Programma di intervento legale presso l'HRHF. Partecipa al tavolo di discussione sulla riforma del mandato d'arresto europeo.