Playing for Change: COME promUoVeRE LA pace ATTRAVERSO LA musicA

Articolo pubblicato il 18 agosto 2014
Articolo pubblicato il 18 agosto 2014

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Playing for Change è una band che conta circa 180 membri internazionali. Viaggiano per incontrare musicisti provenienti da tutto il mondo e li registrano strada facendo. Hanno anche messo su una fondazione per creare scuole musicali nel mondo. Café Babel ha incontrato tre membri della band multiculturale dopo il loro spettacolo a Esperanzah, un festival di world music in Belgio.

Mark Johnson, dagli Stati Uniti, è il co-fondatore di Playing for Change. Clarence Bekker è un cantante olandese e Jason Tamba è un chitarrista del Congo.

Presentatevi e spiegate perché siete interessati a partecipare a Playing for Change.

Mark Johnson: Playing for Change è nata perché volevamo trovare qualcosa in cui tutti nel mondo potessero credere, che ci potesse ispirare a muoverci oltre quelle cose che possono dividerci e farci concentrare su quelle cose che ci connettono. Questo è ciò che la musica può fare. Dunque Playing for Change è un progetto in cui le persone che vi partecipano credono.

Clarence Bekker: Ero conosciuto in Belgio come CB Milton, artista dance. Avevo alcune canzoni di successo, come “It’s a loving thing” e “Send me an angel”. Poi nella seconda parte della mia vita non ero più davvero interessato alla musica dance. Così sono partito in viaggio per il mondo, in cerca di un obiettivo e di una nuova direzione nella vita. Sono finito a Barcellona. Sono stato lì come musicista di strada. Mentre ero lì che suonavo per le strade, sono arrivati Mark e il suo gruppo ed erano interessati alla mia voce. Il movimento che offrivano era davvero interessante ed hanno mostrato alcuni filmati. È iniziata più in grande di quanto potessi mai immaginare. Da allora, sono stato parte di Playing for Change.

Jason Tamba: Vengo dal Congo, me ne sono andato negli anni ’80 per arrivare in Sud Africa dove sono finito a suonare per le strade, nei pub, ovunque... Quando quelli di Playing for Change sono venuti a registrare il loro primo album nel 2008, sono stato coinvolto nella band a Città del Capo.

Come e dove registrate gli album?

MJ: Conosci le canzoni in giro per il mondo. Viaggiamo in un piccolo gruppo con un piccolo studio di registrazione mobile e belle videocamere. Viaggiamo attraverso strade urbane, sottopassaggi e villaggi. Registriamo un musicista per volta. Attraverso gli auricolari ascoltano quello che altri musicisti hanno suonato prima di loro. Insieme creano queste canzoni per il mondo. Così incontriamo la maggior parte dei musicisti. All’inizio dicemmo che sarebbe grandioso vedere musicisti che non abbiamo mai incontrato venire ad esibirsi insieme su un palco. È stato tanto tempo fa e da quel giorno, siamo andati in giro per il mondo suonando per Playing for Change.

Ho sentito che avete 185 membri nel gruppo…

MJ: Nel nuovo album di Playing for Change, “PFC 3 songs around the world”, ci sono 180 musicisti da 32 paesi che si esibiscono. I ragazzi che stanno suonando oggi sul palco, ma anche Keith Richards, Sara Bareilles, una cantante molto conosciuta, Taj Mahal, Toots & The Maytals, Los Lobos, ecc. Tutti questi musicisti suonano insieme.

Eravate in dieci oggi sul palco. Come scegliete le persone che suoneranno sul palco?

MJ: è lo stesso nucleo del principio. Ciò che è cambiato nel nuovo album è che abbiamo integrato Keiko Komaki, una straordinaria pianista giapponese. Ha suonato con noi stasera. Quando l’abbiamo incontrata, abbiamo registrato le sue canzoni, poi la band l’ha incontrata. E ora è insieme alla band in tour per il mondo. Ecco come alcuni musicisti possono arrivare e portare un cambiamento ma con lo stesso nucleo che c’è stato fin dall’inizio. Credo che la band fosse rappresentata da 8 paesi differenti: Congo, Sud Africa, Cuba, Olanda, Israele, Italia, Stati Uniti e Giappone.

Stasera avete cantato una parte di “Stand by Me” in francese, fate lo stesso in tutti i paesi in cui andate?

CB: Cerchiamo di farne un’abitudine. Tutti conoscono la canzone e diventa divertente per la gente del posto e anche per noi cantarla nella loro lingua. Per loro, essere capaci di cantare ed esprimere qualcosa nella propria lingua rende la canzone ancor più grande. Spingono fuori ogni inibizione. Questo crea una buona vibrazione.

MJ: “Stand by me” rientra sempre nel nostro repertorio perché è la canzone creata per [lo spirito di] Playing for Change e in tanti la conoscono.

CB: Per noi ogni notte in cui suoniamo per il mondo, ci dà un piccolo stimolo a suonare. E ed è anche molto interessante per noi stessi.

Componete anche i vostri testi e le vostre canzoni?

MJ: Sembra che adesso circa metà dei concerti siano su canzoni originali. L’altra metà deriva dal nostro repertorio familiare o da canzoni tradizionali quali canti gospel, come “Down by the river side”, o canzoni blues. Ma per la maggior parte c’è voglia di incorporare tutti quei linguaggi differenti e stili musicali nei concerti.

CB: Credo che la maggior parte degli artisti che hanno composto queste canzoni siano morti. Ma il messaggio ha bisogno di continuare a essere diffuso. Parlo per me, se posso usare l’energia che ha creato questa canzone come strumento per far andare avanti queste canzoni, lo faccio.

Il vostro messaggio principale è diffondere la pace attraverso la musica. Parlando concretamente, avete creato una fondazione. Potreste spiegare un po’ di più al riguardo?

MJ: Nel 2009 abbiamo creato la fondazione Playing For Change, un’associazione benefica non-profit separata per costruire scuole di musica nel mondo nella stessa filosofia delle canzoni. Vogliamo anche connettere tutti quei ragazzi insieme; ragazzi in diverse parti del mondo, ragazzi in Belgio possono incontrare ragazzi in Congo attraverso la musica. Con quelle opportunità puoi veder scomparire pregiudizi e stereotipi. Dunque è un modo di ripagare per assicurarsi che ciò che stiamo facendo abbia un impatto sul futuro.

In quali paesi si trovano queste scuole?

MJ: In Sud Africa, Ghana, Mali, Ruanda, Nepal, Thailandia e Stati Uniti.

È la prima volta per voi in Belgio, perché avete scelto di venire a Esperanzah?

MJ: Questo è il luogo perfetto! È la definizione di un festival dalla mentalità aperta. Quando metti insieme tutti quei tipi di progetti qui con quelle menti aperte, quei cuori aperti, crei un impatto forte. Puoi sentire la folla connessa profondamente alla musica, all’emozione, all’esibizione. È per questo che fai musica. È un sogno, ed è stato fantastico assistervi.

Quali sono le prossime destinazioni e come le scegliete?

MJ: Domani torniamo a casa di Clarence: Amsterdam. Dopo torneremo in Italia, casa di Roberto Luti, il nostro chitarrista accompagnatore. E poi in Svezia, Sud America. È il tour mondiale.

Vogliamo diffondere il messaggio ovunque. Quest’anno abbiamo iniziato in Nord America, poi Europa, Sud America. E così via. Andremo anche in Asia. Di nuovo Australia, Giappone. Continuiamo semplicemente a diffondere la musica e costruire la famiglia ovunque andiamo. Oggi abbiamo trovato altre 10mila persone pronte ad unirsi al movimento. È questa la bellezza di un festival musicale come Esperanzah.

Come ci si può unire al movimento?

MJ: Il modo migliore è andare su playingforchange.com per saperne di più sul progetto. Ci si può unire in diversi modi: supportando la band, le canzoni in giro per il mondo, le scuole, ci si può registrare e ricevere informazioni.

La gente invia musica tutto il tempo e teniamo un catalogo di ogni paese e dei musicisti. E molte volte la band invita ospiti. Stasera abbiamo portato un ospite dal Belgio, ed è una cosa davvero speciale. Porta tanto orgoglio e tanta gioia alle persone.

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