Pirati in politica, obiettivo elezioni europee 2014

Articolo pubblicato il 28 agosto 2012
Articolo pubblicato il 28 agosto 2012
Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro dei partiti pirata, pronti a lanciare la loro personalissima sfida al Potere alle prossime elezioni, nazionali ed europee.
La creazione di un partito unico europeo (PPEU) è tra le novità più rilevanti venute fuori dall’Assemblea di Praga, mentre l’adozione su vasta scala di un software open source per le votazioni apre nuovi scenari per le nostre stanche democrazie. Al via le domande.

La loro Assemblea Generale di Praga, dello scorso aprile, è passata in seconda pagina nella rassegna quotidiana della stampa internazionale. Un’occasione mancata per i giornalisti, e un po’ di respiro supplementare per un movimento internazionale che fino ad oggi è riuscito a portare “solo” due deputati al Parlamento Europeo, ed è atteso alla prova del fuoco delle elezioni tedeschedel 2013. Ma il loro potenziale resta immenso. Vediamo perché.

Democrazie allo stato liquido

Dopo i successi dei tedeschi, anche i pirati degli altri paesi stanno prendendo confidenza con il software Liquid Feedback, uno strumento open source che permette agli iscritti di votare (direttamente, o tramite delega) ogni decisione del partito, sia essa un ordine del giorno o un punto cruciale del programma elettorale. Il tutto dopo una discussione online a tempo determinato. La percentuale degli iscritti che ne fanno uso è ancora sotto il 50%, tranne alcuni esempi “virtuosi”.

Siamo diventati un partito a tutti gli effetti dopo la caduta di Silvio Berlusconi – racconta a cafebabel.com Gianfranco Pozzati, più noto con il nickname “yanfry”, del PP italianoNon ci sono gerarchie, tutti gli iscritti fanno parte della cosiddetta 'assemblea permanente', e votano ogni decisione che riguarda il partito tramite Liquid Feedback”. Non ci sono membri del partito con più potere di altri quindi: si torna all’antica formula, “ogni testa, un voto”.

Si torna all’antica formula: “ogni testa, un voto”.

Le cifre sono ancora impietose: i partiti pirata francesi e italiani superano, solo se messi insieme, la soglia dei mille iscritti (“Non accettiamo iscrizioni online: conosciamo troppo bene il web e rilasciamo le tessere solo di persona”, si giustifica “yanfry”). In Germania i pirati si sono imposti alle ultime elezioni amministrative (8,9% nel Land di Berlino, 8,3% nello Schleswig-Holstein, 7,4% nel Saarland), ma sono ancora lontani dall’insidiare Angela Merkel. Il partito pirata svedese, l’unico con due europarlamentari eletti (Amelia Andersdotter e Christian Engstrom), deve fare i conti con i malumori del fondatore Rick Falkvinge, che in un’intervista rilasciata a Wired ha dichiarato: “l’attivismo online non è sufficiente”.

Per non parlare dei pirati russi: sono stati registrati ufficialmente solo due mesi fa, dopo anni di battaglie legali. Era dal 2006 che nessun partito nuovo nasceva in Russia. Dopo le ultime elezioni, la soglia minima di iscritti perché un partito venga riconosciuto ufficialmente è stata abbassata da 45 a 5 mila, lo stesso numero dichiarato dai pirati.

Come spiega a cafebabel.com Lola Voronina, rappresentante del PP russo e co-presidente del PP internazionale, i pirati russi si battono “per la democrazia diretta e informatizzata, la trasparenza nelle scelte del governo, il diritto d’autore, la riforma dei brevetti e l’ecologia”. Il battesimo del fuoco saranno le elezioni di Kaliningrad, a ottobre 2012, mentre per la rincorsa a Putin ci sono ancora sei anni di tempo.

Elezioni europee 2014, la novità del partito unico

A Praga, tuttavia, è successo qualcosa di molto importante: 25 partiti pirati vecchi e nuovi hanno deciso di presentarsi insieme alle elezioni europee del 2014, riuniti in un unico Partito Pirata Europeo (nome ufficiale: PPEU). La sua nascita potrebbe restituire credibilità alle elezioni europee: queste sono da troppo tempo usate come “test” dai partiti tra un’elezione nazionale e l’altra. I pirati, al contrario, sembrano davvero intenzionati a incrementare il peso decisionale dei cittadini nella politica dell’Unione. “I pirati devono pensare aldilà dei loro interessi nazionali. Siamo un movimento cresciuto grazie a Internet, e quindi senza confini”, è l'auspicio di Voronina. Quale sarà il risultato, è tutto da scoprire.

Le elezioni europee sono da troppo tempo usate come “test” dai partiti tra un’elezione nazionale e l’altra

Due gruppi di lavoro sono incaricati di decidere lo statuto e il programma del PPEU a partire dai programmi dei partiti nazionali. Uno sforzo che dipende da molteplici compromessi e trattative, e che si svolge prevalentemente online, attraverso discussioni su Mumble, un altro software gratuito che permette la criptazione delle conversazioni.

Le nostre domande

Abbiamo seguito per voi una riunione online del PP francese, sezione Ile-de-France, su Mumble. In mezzo a un dibattito su 15 punti all’ordine del giorno, una voce di donna si è intromessa, timida, fra tutte le altre: “scusate se non partecipo, ma ho i bambini a letto e non voglio svegliarli”.

Ed è questa frase, che strappa un sorriso, quella che provoca le nostre domande più urgenti. Grazie a Internet, anche quelle persone che non hanno mai partecipato alla politica attiva possono finalmente votare un ordine del giorno. Ma quanto si sente coinvolta una persona che segue una discussione dietro a uno schermo, senza essere sottoposta agli sguardi dei suoi simili?

Gli iscritti con un passato nei movimenti nazisti saranno espulsi o accettati come gli altri?

Riusciranno i pirati a elaborare dei programmi coerenti e credibili, scelti da quanti possono connettersi a Internet nel tempo della votazione? Quale sarà l’impatto della battaglia sul copyright? I “troll”, i provocatori di Internet, saranno espulsi dalle discussioni o saranno tollerati, in ragione della libertà d'espressione? Stesso discorso per gli iscritti con un passato nei movimenti fascisti e nazisti: saranno espulsi o accettati come gli altri?

Per quanto riguarda le elezioni del 2014, è giusto chiedersi se i diversi interessi nazionali saranno tenuti fuori dal programma del PPEU, o se assisteremo a spaccature tra i pirati "settentrionali" e quelli "meridionali", sulla falsariga dei recenti vertici europei.

I pirati di tutta Europa hanno tempo due anni per rispondere a queste (e altre) domande. Noi - è una promessa che facciamo ai nostri lettori - non ci stancheremo mai di ripeterle.

Foto di copertina: © cortesia della pagina Facebook di Amelia Andersdotter. Video: dionisus33/youtube e etiopianews/youtube.