Pint of Science: la ricerca tra un sorso di birra e l’altro

Articolo pubblicato il 20 maggio 2016
Articolo pubblicato il 20 maggio 2016

Il ricercatore, stimata autorità quando scopre una particella, una stella, una cura. Il ricercatore, piccolo parassita che vive di espedienti e campa sulle spalle dei contribuenti e di quelli che fanno “un lavoro vero”.

I motivi di questa schizofrenia oscillante tra il vanto nazionale per il ricercatore che diventa eroe quando partecipa a una scoperta scentifica e viene trascurato nel suo lavoro quotidiano e nel cammino formativo, sono forse dovuti alla difficile comprensione del lavoro che esso svolge. 

Ciò avviene per due principali ragioni. In primo luogo perché non tutta la ricerca “trova”, ovvero non tutta l'indagine scientifica raggiunge risultati spendibili nella realtà di tutti i giorni. In secondo luogo perché alcuni tipi di ricerca, ad esempio la ricerca di base, prima di produrre questo genere di risultati deve attraversare un processo che può durare anni o addirittura decenni.

Come avvicinare dunque questo mondo mal compreso a chi vi è estraneo? Nel 2012 due ricercatori dell’Imperial College di Londra hanno un’idea: organizzare un evento nel quale alcuni malati di Parkinson, Alzheimer, malattia del motoneurone e sclerosi multipla visitano laboratori per osservare quale tipo di ricerca viene svolta. Il successo dell’evento li portò a compiere un passo successivo: invece di invitare le persone nei laboratori, incontrarli in luoghi comuni di ritrovo sociale. E visto che si era a Londra, quale posto migliore di un Pub?

Nasce così Pint of Science, l’evento che porta i più brillanti ricercatori nei bar e circoli della città per discutere le loro ultime ricerche e scoperte direttamente con i cittadini. Dopo pochi anni Pint of Science è ormai una realtà diffusa in tutto il mondo

Per la prima volta nel 2016 anche Palermo ospiterà questo evento: dal 23 al 25 maggio il Moltivolti, l’Arci Porco Rosso ed il Malaussène saranno la sede di nove incontri che spazieranno dalle onde gravitazionali, all’importanza del cibo per la salute e la società. Noi di Cafebabél abbiamo incontrato Gabriella De Stefano, coordinatrice Pint of Science di Palermo.

Cafébabel: Come arriva Pint of Science a Palermo?

Gabriella: Molto casualmente in verità. Ero in macchina che ascoltavo il programma “Caterpillar” alla radio quando iniziarono a parlare di questo progetto. Mi appassionai subito e decisi di contattare la coordinatrice nazionale per portarlo anche a Palermo, che dal punto di vista scientifico è una realtà importantissima a livello italiano. Non è stato difficile poi costruire un network di persone che hanno accolto con entusiasmo l’idea.

Cafébabel: Quali sono i temi che verranno trattati in questa edizione e quali sono i motivi che ne hanno motivato la scelta?

Gabriella: Pint of Science prevede ogni anno diverse tematiche generali facilmente adattabili al contesto universitario di riferimento. A Palermo quest’ano abbiamo scelto Beautiful Mind (neuroscienze, psicologia e psichiatria), Atoms to Galaxies (chimica, fisica e astronomia) e Planet Earth (scienze della terra, evoluzione e zoologia).

Cafébabel: Oltre a portare la loro ricerca nei bar, i ricercatori hanno l’occasione di portare la vita di tutti i giorni nei laboratori?

Gabriella: Fa parte dello spirito dell’evento, ovvero fare in modo che le persone possano interagire permettendo ai fruitori di soddisfare le loro curiosità scientifiche, e ai ricercatori di avere un riscontro dalla ‘gente comune’.