Pierre Schellekens: «l’11 settembre non è stata una svolta storica per l’Unione Europea»

Articolo pubblicato il 21 luglio 2009
Articolo pubblicato il 21 luglio 2009
Dall’alto dei suoi due metri e nove centimetri, l’imponente trentasettenne, già politicamente impegnato dall’inizio degli anni 90, quando era ancora uno studente a Gothenburg, lo scorso febbraio è stato eletto leader della delegazione svedese per l’Ue.
Sullo sfondo della verdeggiante e tranquilla zona di Odingatan, a Stoccolma, si è espresso riguardo al ruolo di presidenza dell’Ue che la Svezia ricoprirà da luglio a dicembre.

L’ultimo mandato della Svezia alla Presidenza dell’Ue risale al 2001, terminato prima degli attacchi dell’11 settembre a New York. Come sono cambiate la Svezia e l’Europa nel frattempo?

La cooperazione tra i paesi dell’Ue in materia di giustizia e affari interni si è profondamente rinforzata dal 2001. Se entrerà in vigore, il Trattato di Lisbona rappresenta un ulteriore, decisivo, passo verso la comunitarizzazione in tali ambiti. Non credo tuttavia che, per quanto tragici, gli attacchi dell’11 settembre rappresentino una data di svolta nella storia dell’Ue. Sono stati fatti progressi in svariati campi: abbiamo allargato il coinvolgimento a livello internazionale sul problema dei cambiamenti climatici, rafforzato le politiche estere e di sicurezza comuni, approfondito l’integrazione economica e gettato le basi per una politica energetica comune. Senza dubbio alcune tra queste azioni sono in qualche modo legate alla lotta al terrorismo internazionale, ma scaturiscono principalmente dall’aver riconosciuto i vantaggi politici ed economici che la collaborazione tra i paesi dell’Ue porta all’intera Europa. 

La Svezia è spesso vista come un modello di economia all’avanguardia e in armonia con il rispetto dell’ambiente. Oggi che l’ambiente è diventato un tema chiave nella definizione delle politiche dell’Ue e del mondo intero, la Svezia sarà capace di guidare l’Europa sulle questioni ambientali durante il suo mandato?

La politica ambientale è ai primi posti nell’agenda dell’Ue. Il pacchetto su clima ed energia, adottato nel dicembre 2008, ha definito gli obiettivi da raggiungere durante la conferenza di Copenhagen, il prossimo dicembre: la riduzione delle emissioni per dar vita ad un’economia a bassa emissione di carbonio. Una volta alla Presidenza, la Svezia dovrà cooperare con la commissione per guidare e far valere la posizione dell’Ue ai negoziati internazionali sul clima mondiale. Inoltre, sebbene la politica ambientale dell’Ue sia efficace solo qualora ci siano leggi comuni estese a tutta l’Europa, c’è la possibilità che uno stato membro possa porsi come modello guida, adottando soluzioni pratiche. Ne è un esempio il sistema svedese di teleriscaldamento urbano, un modello promettente per gli altri stati membri che permette progressi nell’isolamento delle abitazioni e nel lavoro portato avanti per gli edifici passivi. 

La Svezia è un piccolo Paese, perché mai gli altri Paesi europei dovrebbero accettare che sia essa a guidarli? 

(Foto: ©8 July 2009 Crown copyright/ Downing Street/ Flickr)L’Ue è un’associazione di Stati, non una dittatura del più forte. Ancora una volta la storia dell’integrazione Europea insegna che è possibile che l’agenda dell’intera comunità sia orientata sul progetto avanzato da un singolo paese membro - o da un’istituzione - qualora esso sia capace di creare alleanze volte a perseguire tale obiettivo e di gestirle strategicamente per realizzare iniziative globali.

Gli stati membri più piccoli si trovano avvantaggiati nel dimostrare le potenzialità delle istituzioni comunitarie dell’Ue. Un esempio concreto è il contributo dato dalla Svezia nel sensibilizzare la comunità sui rischi per la salute causati da determinati composti chimici. Assieme ad altri stati membri, il paese ha ricoperto un ruolo chiave nella richiesta di nuove norme legislative che hanno portato alla creazione del regolamento REACH, la direttiva per la registrazione, la valutazione, l'autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche, che ha rivoluzionato il modo in cui l’Europa valuta e analizza i composti chimici. Molti sono i campi nei quali si potrebbe applicare, di nuovo, quest’approccio comune per garantire la migliore prassi.

Come leader dell’Europa, la Svezia ha molto da offrire sulle questioni politiche centrali. Cosa può offrire in cambio quest’Europa, con la sua profonda integrazione politica ed economica, alla Svezia? 

L’Ue ha ampiamente dimostrato la propria capacità di raggiungere l’obiettivo per il quale è stata creata: risolvere problemi comuni. Le priorità della Presidenza svedese – ad esempio i cambiamenti climatici, la crisi finanziaria, le politiche sull’immigrazione, e la questione baltica- hanno senso solo se affrontate a livello europeo. Né la Svezia né gli altri membri saranno in grado fare progressi nelle questioni che preoccupano i cittadini senza un’efficiente collaborazione tra gli Stati europei. La Presidenza svedese dovrà affrontare grandi sfide, non per ultime le questioni istituzionali. Il Governo svedese è preparato e pronto a portare avanti una presidenza di successo per riaffermare il proprio sostegno ad un’Unione Europea più solida.

Uno sguardo a Pierre Schellekens

Cresciuto ad Anversa, in Belgio, e a Gothenburg, in Svezia

Ha studiato Scienze Sociali all’Università di Gothenburg, e conseguito un master al College of Europe di Bruges

È diventato membro della Commissione dell’Ue nel 1996

Ha un’esperienza nel campo ambientale, ha inoltre lavorato negli affari marittimi e come capo aggiunto del consiglio di Stavros Dimas (Commissario dell’Uer per l’ambiente dal 2004 al 2008) e Margot Wallstrom (Vicepresidente della Commissione dell’Ue), che si dice abbia sponsorizzato la sua carica all’interno della presidenza

Sposato, ha due figli

Parla quattro lingue