Piccola guida al linguaggio non verbale turco

Articolo pubblicato il 27 novembre 2015
Articolo pubblicato il 27 novembre 2015

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Certi gesti possono avere un significato completamente diverso da un paese all'altro. Per evitare di finire in una situazione imbarazzante, cafébabel vi offre la prima parte di un lessico di sopravvivenza non verbale. Testimonianze incluse!

Ancor più che imparare il vocabolario di base turco, ci è sembrato che per sopavvivere fosse indispensabile conoscere la comunicazione non verbale. In effetti, così come fanno i nostri amici italiani, i turchi danno un valore comunicativo al loro corpo tanto quanto alla loro voce – perchè un occhiolino o uno schiocco di dita valgono spesso più di mille parole. Ma qui sorge il problema: la Turchia fa parte di quei paesi in cui certi gesti possono essere, culturalmente, percepiti diversamente. Qui non si può giocare a “ruba il naso” con la figlia del proprio capo a meno che non si voglia essere licenziati in tronco. Visto che l'imbarazzo è pesante da sopportare, cafébabel Istanbul vi offre un piccolo lessico di gesti (col supporto di testimonianze!) da imparare per la vita quotidiana, da non rifare in Turchia sotto nessuna circostanza o da dimenticare al ritorno a casa.

1- “Si” da non confondere con “ho sonno”  

“Sono stata in una azienda agricola nel sud della Turchia a fare volontariato. Era una fattoria famosa per la sua produzione di formaggio di capra e ci ho lavorato per due settimane. Ogni mattina Zarife, una donna del paese, veniva ad aiutare il proprietario a mungere le capre. Li aiutavo anche io a separare le caprette dalle loro madri, che andavano nella foresta nel pomeriggio. Zarife non sapeva una parola di inglese e io non conoscevo una parola di turco. Un giorno le ho chiesto se serviva aprire il recinto per far uscire i capretti. Non mi ha risposto, perchè non poteva, ma mi aveva capita. Allora per rispondermi ha chiuso gli occhi gentilmente. In un primo momento pensavo fosse stanca. Dopo un po' ho finalmente capito. Voleva dire SI! E quando apriva tanto gli occhi, quello significava NO! Parecchio strano per me, ma è stata una bella esperienza di linguaggio non verbale.”

(Cristina, Italia)

Per dire si, i turchi in effetti tendono a chiudere semplicemente gli occhi alzando/abbassando la testa, come un misterioso coach spirituale che fa yoga in un club in centro città.

2 - “No” da non confondere con “si” nè con “togliti di qua, perdente!”

“Dopo aver passato qualche mese in Turchia, sono ritornata in Belgio. Al cinema ho comprato dei popcorn: quando la cassiera mi ha proposto una cocacola a metà prezzo, ho risposto alzando il mento e le sopracciglie, il tutto accompagnato dal suono “T” - invece di risponderle “no, grazie”. Lei si è arrabbiata e mi ha trattato in modo maleducato. Le ho spiegato che non c'era bisogno di arrabbiarsi così tanto solo perchè non avevo voglia di comprare un coca. Al che lei mi ha risposto che ero io quella maleducata e ha imitato il mio gesto. Solo in quel momento ho realizzato che in Belgio quel gesto era un insulto del tipo “togliti di qua, perdente!”. Colpita dalla differenza culturale, mi sono scusata – ma non sono stata in grado di convincerla che il mio gesto non voleva dire altro che “no, grazie”.

(Sophie, Belgio)

“Il “no” sembra ad un “si”! All'inizio per esempio quando invitavo i miei colleghi a fumare una sigaretta mi rispondevano con il loro “no”..e io restavo là, malgrado tutto, ad aspettarli!”

(Cath, Francia)

“Per dire no i Turchi fanno schioccare la lingua sul palato, sollevano la testa rapidamente e alzano le sopracciglia. Sembrava qualcosa di offensivo..e assomiglia ad un “si”! Due anni fa l'autista di un autobus mi ha risposto così quando gli ho domandato se andava a Babek Sahili. Io sono restata sull'autobus e mi sono ritrovata all'opposto della mia destinazione iniziale!”

(Nariman Essam El-Din El-Mansour, Egitto)

Unico nel suo genere, il “no” turco consiste nel sollevare la testa, schioccare la lingua contro il palato e alzare le sopracciglia, come spiegato nelle testimonianze. Abbastanza offensivo in occidente, vi consigliamo di adottarlo ma non di importarlo!

3 - “Va a quel paese!” da non confondere con “ti ho rubato il naso”

“Mentre stavamo aspettando mio marito nell'ascensore, stavo giocando a “ti ho rubato il naso” con mio figlio di 3 anni. Sapete, quando mettete il pollice tra l'indice e il medio...mio marito è entrato in ascensore in quel momento ed è rimasto scandalizzato dalle mie oscenità davanti ad un bambino di tre anni appena. Gli ho spiegato che era soltanto un gioco ma penso che fosse stato troppo scioccato per capirlo!”

(Anonimo, Inghilterra)

In Turchia questo gioco innocente è in reltà un modo per mandare le persone a quel paese. Versione volgare, a vostro rischio e pericolo.

4 – “Atchoum” ma non in pubblico

“Ero in Erasmus in Germania e ho vissuto il più grande choc culturale: questa gente si soffiava il naso in pubblico! Non solo mi sembrava estremamente maleducato, ma quello che mi ha traumatizzato di più era il suono che poteva uscire dal naso di chi mi circondava. Soffiarsi il naso è una faccenda privata, qui, in Turchia!”

(Sedar, Turchia)

L'avrete capito: non soffiatevi il naso in pubblico a meno di non volere dire qualcosa del tipo: “indovina quale canzone famosa sto imitando col mio naso intasato senza preoccuparmi del fatto che ti possa sembrare schifoso!”

Si, no, ruba il naso, atchoum: quattro esempi che dimostrano la particolarità del linguaggio locale. Torneremo molto presto con le regole da seguire per la vostra sopravivvenza all'estero. Intanto vi consigliamo di imparare queste!