Piazza Dalmazia tre anni dopo quel "bloody tuesday"

Articolo pubblicato il 14 dicembre 2014
Articolo pubblicato il 14 dicembre 2014

Firenze, 13 dicembre 2011: Gianluca Casseri, 50enne di estrema destra, arriva in Piazza Dalmazia e spara diversi colpi di pistola uccidendo due senegalesi e ferendone altri tre. Un giorno triste, indelebile nella memoria dei fiorentini e che, ogni anno, richiama sul luogo della strage molti cittadini per rendere omaggio alle due vittime e per condannare la violenza, l'odio e il razzismo.

Sono trascorsi già tre anni da quel martedì che scioccò Firenze e l'Italia intera. Tre anni che sembrano volati tanto sono vive le emozioni che, quella mattina, furono provocate dalla mano omicida di Gianluca Casseri, cinquantenne di Ciriegio (nel comune di Pistoia), simpatizzante di CasaPound e da sempre vicino agli ambienti di estrema destra. 

Una mattina come tante con il natale alle porte: è questa l'aria che si respirava a Firenze quel 13 dicembre. Tutto cambia alle 12.30 circa quando esplode il sentimento di odio razziale di Casseri. Con una .357 Magnum, l'uomo si reca in Piazza Dalmazia, nel quartiere di Rifredi, e spara verso dei venditori ambulanti senegalesi uccidendone due, Samb Modou e Diop Mor, e ferendo gravemente Moustapha Dieng

Sbam! Sbam! Sbam! Accade tutto nel giro di pochi secondi, dopodiché Casseri si dilegua salendo sulla sua auto e dirigendosi verso il Mercato Centrale di San Lorenzo per sfogare ancora la sua sete di sangue. Qui ferisce Sougou Mor e Mbenghe Cheike, altre vittime della sua furia omicida. Alla fine, braccato da Polizia e Carabinieri, quello che è stato definitio il “Breivik italiano” finisce con il suicidarsi sparandosi un colpo al collo.

Dopo la tragedia

Per i giorni successivi, tanto è grande lo sdegno nei confronti dell'atto razzista di Casseri, Firenze rimane al centro delle cronache nazionali e non solo. Il cordoglio della città è ancora più grande. Pochi giorni dopo, un lungo corteo di persone provenienti da diverse parti d'Italia sfila per le strade del centro in sostegno della comunità senegalese. Si creano inoltre dei gruppi di persone autorganizzate per aiutare i tre ragazzi feriti e i familiari delle vittime.

Da allora sono trascorsi tre anni ma, nella storia di Firenze, quel giorno rimarrà sempre una ferita aperta. In questa città, considerata da molti un esempio di integrazione, tolleranza e antirazzismo, un episodio del genere ha colto tutti di sorpresa lasciando poco spazio alle parole. Parole che però servono e sono necessarie per non dimenticare. Parole che ognuno deve tirare fuori e far valere affinché cose del genere non si ripetano.

Il terzo anniversario

Quest'anno, come ogni anno dal quel 13 dicembre, circa un centinaio di persone si sono riunite in Piazza Dalmazia davanti al monumento in memoria delle due vittime. A rappresentare l'intera cittadinanza corone di alloro, fiori e stendardi. Quando già molti connazionali di Samb e Diop erano sopraggiunti e recitavano preghiere in lingua wolof, è arrivato il sindaco Dario Nardella. I saluti, rivolti ai componenti della comunità sengalese, sono stati cordiali e sentiti così come gli interventi delle istituzioni tra cui quello di Eraldo Stefani, Console onorario del Senegal, e Diye Ndiaye, assessore di Scandicci e presidente dell'Associazione dei senegalesi di Firenze. Tra i presenti anche Mbengue Ndeye Rockaya, vedova di Samb Modou. I sorrisi, però, erano stringati e l'atmosfera, ovviamente, non era delle più allegre. «Questa per me è una giornata di dolore e di rabbia - ha detto la signora Modou - anche se ho dato il mio perdono, certo non dimentico!».

Il sindaco Nardella si è soffermato sul forte sentimento antifascista che ha sempre contraddistinto la città del Giglio, Medaglia d'Oro per la Resistenza, proprio a sottolineare come questa vicenda sia stata motivo di grande sgomento per tutti. «In un mondo che sta cambiando velocemente dal punto di vista sociale - ha affermato l'inquilino di Palazzo Vecchio - dobbiamo capire che l'integrazione ed il confronto tra le diverse culture non solo sono l'unica strada da seguire, ma anche un'opportunità di arricchimento per tutti». «In un momento di crisi come quella che stiamo vivendo, è troppo facile dare la colpa al diverso ed al debole» ha proseguito il Sindaco ricordando, però, come la città abbia sempre dimostrato di averlo compreso già da molto tempo. 

Ha parlato anche Diye Ndiaye, carica istituzionale e rappresentante della comunità senegalese. «Quando è avvenuta questa disgrazia io ero in Senegal e ho dovuto spiegare ai miei connazionali che non è l'Italia che ha provocato la morte dei nostri due fratelli. Firenze e la Toscana, in particolare, sono terre di accoglienza che non hanno mai fatto mancare il proprio sostegno alla nostra comunità. A testimonianza di questo, ricordo che il Presidente Napolitano ha concesso la cittadinanza onoraria a Moustapha, Sougou e Mbenghe  (i tre ragazzi sopravvissuti ai colpi di Casseri, ndr)  e che ora anche la moglie di Samb sta aspettando di riceverla» ha ricordato l'assessore.

Il testamento di Samb e Diop

La commemorazione si è chiusa con un minuto di silenzio in onore delle due vittime. Un minuto di silenzio in cui però gli occhi di tutti i presenti gridavano un secco “no!” al razzismo ed in cui la rabbia e il dolore per la perdita di Samb e Diop si è trasformata in un bel momento di solidarietà collettiva, la base per un rispetto reciproco e per una piena integrazione. La speranza è che questo possa essere il dono ed il “testamento”, come lo ha definito il sindaco Nardella, dei due ragazzi che hanno pagato con la vita il prodotto dell'odio e del pregiudizio.  

Per vedere tutte le foto realizzate da Cafébabel Firenze per questo evento visita la nostra pagina Flickr!