PHUBBING: la maleducazione è smart

Articolo pubblicato il 18 ottobre 2013
Articolo pubblicato il 18 ottobre 2013

Nell'era digitale sembra divenuta impossibile una semplice conversazione priva di strumenti "gracchianti": grazie agli smartphone controlliamo notizie, riproduciamo video divertenti o diamo un'occhiata ai social network. Che fine ha fatto il dialogo faccia a faccia?

La macchina del caffé ronza lentamente, i piatti pieni di spätzle vagano dalla cucina alla sala, mentre la luce bianca della primavera berlinese inonda la città. Chi frequenta il Café A.horn a Kreuzberg, il quartiere degli hipster, ha sicuramente con sé anche uno smartphone o un tablet. Non è strano che la maggior parte degli avventori dei caffè guardi quasi senza sosta il display luminoso dei loro cellulari, che ne maneggi lievemente la superficie o che sorrida timidamente scorgendo post divertenti. Niente di preoccupante, fintanto che davanti loro non si siedano altrettanti esseri in carne e ossa intenti a sorseggiare un caffè o a giocare con il loro cellulare. È allora che l'osservatore esterno si chiederà: nella moderna era digitale non ci sono più le buone maniere, o si tratta semplicemente di un'abilità multitasking?

Questa estate, Alex Haigh, 23 anni, studente collegiale proveniente da Melbourne, ha avviato una campagna anti-phubbing - espressione formata dalle parole phone e snubbing - a causa della mania dei suoi amici per gli smartphone. L'apposito sito web è variopinto come un cupcake, in netto contrasto con il messaggio infausto che esprime: "immagina le coppiette del futuro che non si rivolgono parola e relazioni che vivono di "aggiornamenti di stato": la nostra capacità di comunicare scomparirà del tutto".

Attenzione al phubbing! La fine del mondo è prossima

Sebbene gli slogan anti-phubbing non debbano essere presi così sul serio, si tratta tuttavia di un fenomeno che si sta convertendo in una crescente piaga sociale. Solo pochi dicono di non essere mai stati vittime del phubbing e soltanto i narcisisti sono favorevoli alle mobile manners. Anche Sigrid, artista e berlinese di adozione, questo pomeriggio siede all'A.horn. Lei imposta il suo cellulare in modalità silenziosa prima di andare a qualsiasi incontro. Trova particolarmente inquietanti gli uomini che durante un appuntamento non riescono a stare lontani dalla morosa in formato smart: "innanzitutto chiedo loro se ritengono la mia presenza così noiosa. Se tacciono allibiti indico loro il cellulare e gli dico che, nel caso, me ne posso anche andare". A quel punto, quasi tutti mettono via il cellulare.

Cosa c'è alla base di questa mania? Innanzitutto un margine di concentrazione ridotto al minimo, l'assuefazione all'intrattenimento, riflessi acquisiti inconsapevolmente, nervosismo e la necessità del controllo digitale. Le cause del phubbing non sono però incomprensibili. In fin dei conti siamo sempre e comunque stati col pensiero altrove anche prima dell'invenzione del web 2.0. Il nostro cervello rimbalza costantemente tra percezioni di senso, pensieri, ricordi e sensazioni completamente differenti, spesso non filtrati e senza una logica immediata. Dato che non è possibile vedere per mezzo della fronte o della calotta cranica, è evidente che vaghiamo costantemente nei nostri pensieri. Gli smartphone però rivelano questo nostro febbrile turbinio mentale e ci fanno diventare sgarbati.

Tim ha fatto di Parigi la sua seconda patria, ma viene dall'Irlanda. Lui però smorza i toni del dibattito: "il phubbing è imbarazzante e sgraziato tanto quanto rosicchiarsi le unghie o grattarsi. Se i phubber non si nascondessero dietro il loro smartphone sarebbero sicuramente poco ‘charmant’ in altri modi". Tim considera eccessivi anche i costanti pettegolezzi sulla decadenza delle abilità comunicative: "siamo ipocriti quando diciamo che abbiamo disimparato a comunicare a causa dei cellulari. In realtà servono proprio a questo!".

Amichetti smart e persone in carne ed ossa

Forse, il tanto osannato multi-tasking digitale è da considerarsi una tendenza "normale"? In ogni caso, ascoltare, sorseggiare un caffè e scorrere la bacheca facebook della nostra nuova fiamma non sono atti che si escludono a vicenda. Il problema è che rischiamo di non ricordare la maggior parte di ciò che accade intorno a noi. Chi ha telefonato poco fa? Quanto costa il caffè con latte di soia? Quale altro video divertente ha pubblicato Tizio? Fintanto che lo smartphone, il tablet e l'espresso gareggiano l'uno contro l'altro non c'è problema: questi apparecchi e software non nutrono nessun sentimento nei nostri confronti. Ma se il partner di conversazione è un individuo, non dovremmo dimenticare che questi ha un volto e che nel cervello non crepitano solo colonne di numeri, ma si sviluppano anche sentimenti. Esiste però un'ultima domanda scomoda: non è che forse il racconto del mio interlocutore sia davvero meno interessante di Instagram?

Quanto più estrema e consapevole è la nostra mania per gli smartphone, tanto più iniziamo a sviluppare nuove strategie per una migliore convivenza, sia con i nostri prossimi, sia con i nostri amichetti smart. Quando quest'ultimi inizieranno a sviluppare sentimenti per i loro proprietari e l'amore sarà reciproco, allora avremo tutti le mani occupate a gestire il nostro ménage à trois digital-umano. Fino ad allora non dovremmo intimidire i nostri interlocutori umani. Senza di loro, il ménage, per fortuna, ancora non funziona.

Video Credits: Melissa Pottker/youtube