Pesca a strascico : « L’industria della pesca ha paura»

Articolo pubblicato il 30 gennaio 2016
Articolo pubblicato il 30 gennaio 2016

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Una distruzione su larga scala della biodiversità marina, interessi spregevoli e manovre degne di The house of card. Come sono riuscite le lobby degli armatori ha imporre queste pratiche insostenibili? Incontro con Laure Ducos, regista del film INTOX e membro dell’associazione Bloom. 

cafébabel : Perché ha girato il film INTOX ?

Laure Ducos : In primo luogo, sono ingegnere della gestione degli ecosistemi e delle foreste tropicali. Un giorno ho conosciuto Claire Nouvian. Sono rimasta impressionata dalla sua lotta contro le lobby degli armatori per proibire la pesca a strascico. Ho voluto mettere in immagini questo combattimento tra Davide e Golia, far capire come le azioni di alcune lobby e politici bretoni ostacolino tutta la regolamentazione a livello europeo.

cafébabel : Che problemi crea la pesca a strascico?

Laure Ducros: È il metodo di pesca considerato dai ricercatori il più distruttivo mai       utilizzato. Si mandano fino a 2000 metri di profondità delle immense reti zavorrate per raschiare il fondo dell’oceano. È un metodo assolutamente non selettivo: per tre pesci         commercializzabili se ne pescano 100 di cui alcuni in via d’estinzione. È un’aberrazione     ambientale, economica e sociale al tempo stesso.

cafébabel : Tuttavia, a dicembre 2013, il Parlamento europeo si è pronunciato contro il divieto di pesca a strascico in acque profonde per 342 voti contro 326... 

Laure Ducos : Il risultato è stato sconcertante, anche per gli accaniti difensori della pesca a strascico. Davanti alle evidenze scientifiche ed economiche dell’insensatezza di questa tecnica di pesca, pensavamo di vincere la votazione. Di fatto, la questione è stata esposta male, è stata molto confusa quindi un certo numero di deputati europei si sono semplicemente sbagliati. L’indomani hanno cambiato il loro voto e la maggioranza si è invertita. Ma era troppo tardi per tornare sul risultato. Si può dunque parlare di una vittoria politica, se non altro.

cafébabel: Quanto alla Francia, impedisce sempre con le unghie e con i denti qualunque proibizione di questa pratica. Perché? 

Laure Ducos : Degli 11 pescherecci che praticano la pesca a strascico nell’UE, 9 sono francesi. I principali porti, come quello di Lorient hanno base in Bretagna. E sempre in Bretagna si trova la Scapêche, flotta che appartiene alla catena di ipermercati e supermercati Intermarché e principale attore della pesca a strascico in Francia – e dunque in Europa. I politici locali sono sotto l’influenza di questa industria e ne difendono gli interessi al Parlamento Europeo.

Tuttavia, dopo molti anni di stallo, Ségolène Royal (ministro dell’ambiente francese, n.d.r) ha infine sostenuto la proposta del presidente lussemburghese dell’UE di proibire la pesca a strascico oltre gli 800 metri di profondità.

cafébabel :Perché le lobby degli armieri sostengono una pratica che non è vantaggiosa né ecologicamente né produttivamente? 

Laure Ducos: L’industria della pesca ha paura. Ha perso due grandi battaglie recentemente. Prima c’è stato il divieto di “finning” degli squali (la pratica di tagliare le pinne agli squali e rigettarli in mare, n.d.r.), poi l’adozione del “divieto di rigetto” in seno alla nuova Politica Comune della Pesca, che significa che tutto ciò che è stato catturato nelle reti deve essere scaricato al porto. La pesca a strascico non è una questione economica - costa molto e fa guadagnare poco - ma l’industria teme di rimetterci, che le associazioni ambientaliste mettano in discussione le sue pratiche e di perdere le sovvenzioni. Ma non è questo il punto! Non sono la pesca o le sovvenzioni a creare il problema ma il fatto che queste sovvenzioni dovrebbero favorire dei modelli sostenibili, capaci di creare posti di lavoro. 

cafébabel : Intermarché è stata al centro delle polemiche dopo la pubblicazione della striscia di Pénélope Bagieu nel novembre del 2013. Le cose sono cambiate in seguito?

Laure Ducos :  In effetti, Intermarché possiede la maggior parte dei pescherecci che praticano la pesca a strascico. Al momento della pubblicazione della striscia, c’è stata una valanga di critiche da parte degli internauti sui social network  e c’è stato un calo in tutte le loro vendite.  Era una situazione insostenibile per Intermarché. Il gruppo si è quindi impegnato a limitare la pesca a strascico nei limiti degli 800 metri di profondità e a fornire come prova a Bloom (un’associazione che lotta contro lo sfruttamento degli oceani) informazioni sui suoi pescherecci. Con questo accordo morale, abbiamo quindi smesso di attaccarli pubblicamente. Ma al momento Bloom non ha ricevuto alcuna informazione da parte loro. Non c’è quindi alcuna prova che Intermarché abbia realmente smesso di praticare la pesca a strascico oltre gli 8oo metri di profondità. 

cafébabel : I consumatori possono lottare contro la pesca a strascico e la pesca eccessiva?

Laure Ducos : Sì, il modo migliore è rivolgersi ai gruppi di pressione o ai politici attraverso le reti sociali o le email. Bisogna puntare alla loro immagine ! È il loro tallone d’Achille, si chiama "shaming". È molto facile sapere chi ha votato contro o a favore di questa misura in favore degli oceani. Per i supermercati, Bloom ha redatto una classifica in base alle loro tecniche di pesca.

Inoltre ognuno dovrebbe ridurre il consumo di proteine animali. Bisogna anche smettere immediatamente di acquistare i grandi predatori marini: pesci spada, squali e ovviamente tonni. Il 90% della biomassa di questi grandi predatori è scomparso dopo gli anni ‘50. Queste specie sono in cima alla rete trofica (un insieme di catene alimentari, n.d.r). Se scompaiono si sconvolge l’ecosistema. 

cafébabel : Si può comunque mangiare ancora il pesce?

Laure Ducos : Sì, ma meno e più oculatamente. L’impatto della pesca eccessiva sulle popolazioni di acciughe, sardine o altri piccoli pesci è inferiore rispetto a quella delle altre specie. Le loro popolazioni sono più consistenti e si riproducono rapidamente. Ma attenzione, non bisogna volgersi in massa a queste specie con il rischio di causarne la decimazione. Bisogna piuttosto diversificare le specie consumate e prestare attenzione alle tecniche di pesca impiegate (con la lenza, con il palangaro ...). Le applicazioni smartphone Planet OcéanSeafoodwatch e la guida Greenpeace permettono di informarsi adeguatamente prima di acquistare. 

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Cet article a été rédigé par la rédaction de La Parisienne de cafébabel. Toute appellation d'origine contrôlée.