Perché solo il 2% dei parlamentari ha meno di 30 anni?

Articolo pubblicato il 19 dicembre 2016
Articolo pubblicato il 19 dicembre 2016

Il 51% della popolazione mondiale ha meno di trent'anni, ma solo il 2% dei parlamentari appartiene a questa fascia d'età. E questo è dovuto ad una specie di circolo vizioso. Abbiamo chiesto a due giovani aspiranti parlamentari cosa si potrebbe fare per eliminare questa discrepanza.

«È un circolo vizioso» dice Benjamin Fearn, che a soli diciannove anni è diventato consigliere municipale di Manchester e a ventuno è stato eletto membro del Parlamento inglese nella circoscrizione di Derbyshire Dales. «Prima di tutto, in politica non ci sono abbastanza giovani. I politici non si preoccupano dei bisogni dei giovani perché essi non vanno a votare, e i giovani non vanno a votare perché i politici non si preoccupano dei loro bisogni». I giovani si sentono sotto-rappresentati, è per questo che sono pochissimi quelli che decidono di avvicinarsi alla politica. Se venissero maggiormente coinvolti nei progetti politici, forse sarebbero più motivati ad andare a votare. Ma questa distanza, insieme al fatto che la maggior parte dei politici ha più di trent'anni, fa sì che i giovani rimangano ai margini. E così rischiamo di far trionfare la dissociazione, ovvero l'illusione che in politica non ci sia abbastanza spazio per i giovani. 

Per risolvere questa situazione, basterebbe che la politica entrasse a far parte della vita quotidiana dei giovani. Secondo Benjamin, bisogna partire dall'istruzione: «La politica dovrebbe diventare una materia scolastica. Quando andavo a scuola io, non la insegnavano. Mi ci sono avvicinato grazie alle lezioni di storia. Potrebbero inserire un'ora alla settimana di politica, così gli studenti inizierebbero a capire di cosa si tratta. Dovete essere voi a interessarvi di politica, perché nessuno vi spiegherà mai niente. E non si può di certo dare la colpa ai giovani». Anche se alcune scuole hanno introdotto dei corsi di educazione civica, molti insegnanti temono di non riuscire a rimanere imparziali a lezione.

Purtroppo però questo è solo un lato della medaglia. Anche quando un giovane riesce a oltrepassare le barriere iniziali, deve comunque confrontarsi con la discriminazione di età.

Werner Latournald ha ventisette anni, ed è un candidato  del Partito 577 in Francia. Viene spesso messo alla prova, vista la sua giovane età. Quando gli hanno chiesto se si fosse mai sentito discriminato, lui ha risposto: «Ogni giorno, e non esagero. Dal banchiere che ha aperto e finanziato la mia campagna elettorale, alle persone con cui parlo del mio progetto politico e ai donatori. Le persone lo sottolineano sempre, come fosse un difetto... Ma se vogliamo diventare una vera democrazia rappresentativa nell'assemblea nazionale ci devono essere i giovani, non si discute». 

via Giphy

Questa piccolissima percentuale non rappresenta solo la riluttanza dei giovani a entrare in politica, ma anche i pregiudizi dei colleghi più anziani qualora decidessero di farlo. Bisogna partire dall'istruzione. La scuola dovrebbe incoraggiare gli studenti a interessarsi alla politica. Se fare il politico continua a essere considerato un mestiere difficile, destinato solo agli uomini (bianchi) sulla cinquantina, beh forse è ora di superare questo stereotipo. Prendiamo Mhaiti Black, per esempio, la «piccolina» della Camera dei Comuni britannica, nonché la più giovane parlamentare del Regno Unito. Rappresenta il collegio scozzese di Paisley and Renfrewshire South da quando aveva vent'anni, due anni dopo aver ottenuto il diritto di voto. Sa fare il suo lavoro, e non è seconda a nessuno. L'entrata in scena di una giovane donna come Mhaiti Black avrà un effetto domino, si spera: incoraggerà altre persone a far sentire la propria voce e a eliminare  lo stereotipo del parlamentare bianco, maschio e quantomeno "stagionato".