Perché non vogliono la CIA europea

Articolo pubblicato il 25 marzo 2004
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Articolo pubblicato il 25 marzo 2004

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L’11 marzo e l’eliminazione del capo di Hamas lo dimostrano: una CIA europea è più che mai necessaria. Ma gli Stati membri non la vogliono. Ecco perché.

L’11 settembre spinse l’Unione Europea a compiere, in materia di sicurezza, dei passi avanti che nessuno avrebbe potuto pronosticare prima. L’11 marzo ci ricorda che molti di quegli accordi non sono ancora stati messi in pratica. Il mandato di cattura europeo non è stato ancora recepito in Italia, Germania, Olanda, Austria e Grecia. Mentre la possibilità di creare squadre speciali d’investigazione comuni è rimasta lettera morta per Francia, Olanda, Belgio e Grecia.

I segreti dei Grandi

Ma per rispondere a sfide sempre più globali non bastano più iniziative nazionali. La sicurezza dell'Europa passa oggi per un maggior coordinamento e, quando serve, persino per la mutualizzazione dei servizi di sicurezza e di intelligence. Eppure non ha avuto fortuna la proposta, appoggiata tra gli altri da belgi ed austriaci, di creare un'agenzia di intelligence comune: una sorta di CIA europea.

Ma cos’è che blocca? Sono i paesi più grandi a dimostrarsi più reticenti, a non voler condividere le proprie banche dati. Il recente scandalo delle registrazioni illegali del segretario generale dell'ONU, Kofi Annan, da parte dei servizi segreti britannici, fa già pensare ad una pista. Non è un segreto che la maggioranza dei governi nazionali utilizzi i servizi di intelligence per ottenere per sé alcuni "benefici". La stessa Commissione Europea avrebbe sofferto di questo male, di "registrazioni illegali" durante le più delicate fasi di negoziaziato tra i paesi membri.

Il margine di potere apportato dai servizi di intelligence è un bocconcino talmente succulento che alcuni partiti politici di governo non hanno esitato a servirsene per trarne vantaggio a fini elettorali, e persino personali talvolta. Esiste una realtà nella quale l'immagine patinata alla James Bond prevale sull'utilizzo razionale e responsabile delle informazioni ottenute.

Purosangue di Troia (made in UK)

Uno dei maggiori dubbi della "vecchia Europa" è se deve o meno mettere a disposizione dell'Unione tutti i propri meccanismi di intelligence, col pericolo reale che gli USA possano accedere a quelle informazioni attraverso i vari "cavalli di Troia" dell’Europa post-allargamento. Ma il Regno Unito deve scegliere e agire di conseguenza: qual è la sua priorità fra UE ed USA? Con buona pace degli inglesi, dobbiamo ammettere che non sembrebbe per nulla assurdo veder nascere, come già nel caso dell'euro, una CIA europea senza l’adesione di Londra.

Questo ovviamente non va letto come un appello alla rottura con gli USA bensì come la necessità di affrontare le nuove minacce con sfumature e toni propriamente europei. Perché esistono differenti visioni su come affrontare i nuovi conflitti. E’ un fatto che lo stile dell'attuale governo USA provochi nient’altro che violenza e instabilità. Per esempio evitando di condannare la politica degli "assassinii mirati" perseguita dal governo israeliano. Lo dimostra da ultimo il permissivismo con cui è stata accolta l’eliminazione di Ahmed Yassin: un vero e proprio calcione dato a quel vespaio terroristico che è Hamas. La politica USA di “due pesi, due misure” rende ancora più urgente la necessità per l’Europa di far ricorso a strumenti robusti su cui basare la propria politica estera.

Non basta un centro di smistamento che faccia capo a Gijs di Vries, possibile futuro coordinatore antiterrorista dell’UE. La questione a conti fatti, non è tanto se sia necessaria o meno una CIA europea, bensì quando renderla operativa ed in che termini.