Perché non ci può essere un lavoro per tutti? - Parte 2

Articolo pubblicato il 09 maggio 2015
Articolo pubblicato il 09 maggio 2015

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Sta nascendo all'interno dell'UE un 29° stato* Cosa provoca questo fenomeno? Questo è il secondo articolo di una serie centrata sull'inquietante assenza di spirito imprenditoriale tra i giovani del Vecchio Continente.

È la cultura, stupido!

Parafrasando il famoso slogan che James Carville ha creato per la prima campagna elettorale di Bill Clinton, colpiamo esattamente il cuore di ciò che oggigiorno blocca lo spirito imprenditoriale europeo. Adesso l'Europa è tutta concentrata dall'economia, ma è ovvio che il problema alla base possiede una natura molto più complessa che dei semplici numeri. Comunque ci vuole ben altro per cogliere quanto molti giovani europei siano ingenui circa le loro aspettative dal mercato del lavoro. È stato chiaramente dimostrato nella prima parte di questa serie di articoli dalla sempre incantevole Stacey.

Ora io considero un altro punto di vista, e quale migliore ci può essere, se non quello dei massimi vertici della gerarchia di Bruxelles? Joanna Drake, Direttrice dell'Imprenditorialità e delle PMI della Commissione Europea, ha accettato di essere intervistata sulla questione e di dare voce alla sua idea circa l'inquietante assenza di forza imprenditoriale dell'Europa. 

Kruno Stjepanović: Qual'è secondo lei il problema numero uno che impedisce all'UE di raggiungere lo stesso livello e successo dell'imprenditorialità negli Stati Uniti?

Joanna Drake: Direi che il fattore principale è culturale. Secondo i risultati di alcuni sondaggi sull'Imprenditorialità, gli europei sono alquanto avversi al rischio nel loro approcciarsi al lavoro. Solo il 37% dei cittadini europei vorrebbe essere un lavoratore in proprio, rispetto ad un 51% negli USA e al 55% della Cina.

Abbiamo bisogno di un cambiamento culturale. I giovani europei dovrebbero essere incoraggiati a vedere imprenditori di successo come modelli a cui ispirarsi, come sta già succedendo negli Stati Uniti, dove gente come Bill GatesSteve Jobs sono tenuti in altissima considerazione e sono paragonabili a delle rock stars.

KS: La gioventù europea è particolarmente pigra? Come gestirla?

JD: L'educazione gioca un ruolo fondamentale. Questo spiega perché la Commissione voglia accellerare e approfondire l'introduzione dell'educazione imprenditoriale nelle scuole e nelle università, lavorando fianco a fianco con le autorità nazionali e regionali e con stakeholders di rilievo. I giovani dovrebbero immaginarsi l'imprenditorialità come un'opzione lavorativa allettante, e provare la sensazione di potere che si ha quando si gestisce un progetto imprenditoriale in giovane età. In Europa abbiamo bisogno di più imprenditori che siano spinti dall'opportunità - più che dalla necessità – e che siano pronti a conseguire le proprie ambizioni. Offrendo un'educazione di questo tipo in scuole e università incoraggerà la tipologia di start-ups che hanno più possibilità di crescere. Ci sono delle prove che dimostrano come le aziende create da alunni che hanno ricevuto un'educazione volta all'imprenditoria siano più innovative, abbiano un più ampio ricambio e che assumano più persone.

USA vs UE

JD: Oltre ad essere meno attirati da una carriera come imprenditori, i giovani europei sono anche meno operativi degli americani nel tradurre la crescita di un'azienda in una crescita. Negli ultimi 30 anni, pochissime piccole aziende innovative sono diventate dei leader di mercato in Europa, se si fa il confronto con gli Stati Uniti. Nell'Unione Europea ci sono meno start-up nei settori di high-tech e ad alta crescita, e quelle che ci sono non crescono con la stessa velocità delle loro corrispettive americane. In altre parole, è molto più facile e veloce per un piccolo business svilupparsi e crescere in USA che in Europa.

KS: Quanto è importante l'ambiente normativo dell'Unione Europea?

JD: Stiamo lavorando duramente in Europa per creare un ambiente più favorevole al commercio, e per ridurre i fardelli amministrativi sulle nostre aziende. La burocrazia e l'ambiente normativo non dovrebbero scoraggiare le aspirazioni dei giovani che vogliono iniziare.

KS: Infine, come possiamo rassicurare coloro che hanno paura di un fallimento?

JD: Fino al 18% di tutti gli imprenditori di successo hanno fallito al primo tentativo. Sostenere un secondo tentativo, per quegli imprenditori che hanno subito un ingenuo fallimento è pertanto importante, dal momento che aiuterà a riportare sul mercato degli imprenditori molto più esperti. In ogni caso, in molti paesi europei gli imprenditori ''falliti'' si trovano a dover affrontare numerose restrizioni e ulteriori ostacoli, e soffrono il marchio del fallimento, che rende un ritorno in affari difficoltoso. Questa è un'altra grossa differenza culturale tra l'Europa e gli Stati Uniti, dove il fallimento è considerato una parte dei rischi legati all'imprenditoria, e come un utile e importante mezzo di apprendimento per l'imprenditore.

Stacey, adesso lo sai meglio. 

* riferimento al discorso di apertura di luglio 2014 del Presidente Juncker in EP.