Perché lInghilterra ha paura dellEuropa?

Articolo pubblicato il 20 ottobre 2002
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Articolo pubblicato il 20 ottobre 2002

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La visione inglese dellEuropa è spesso inspiegabile agli occhi di molti suoi vicini. Questo articolo si propone lobiettivo di spiegare alcune particolarità britanniche e di mostrare come i relativi atteggiamenti siano ben comprensibili viste le circostanze

Le sottigliezze dei lavori dellUnione Europa (UE) sembrano confondere e sconcertare soltanto una ristretta percentuale della popolazione britannica. Lopinione pubblica nel continente è almeno mediamente consapevole di doversi considerare Europa. In GB, le circostanze hanno finito per creare un ritratto molto distorto di 'Europa' e dell'UE. Per dare unidea, quando allinizio di questanno Eurobarometer sondò il pubblico britannico, chiedendo 'quali fossero i due aspetti più positivi dell'Unione Europa', il 37% risposo 'non so', seguito dal 18% di coloro che avevano risposto che non vi erano 'aspetti positivi'. Considerando i benefici economici legati allUnione, cioè laccesso al mercato, queste risposte tradiscono una seria mancanza seria di comprenzione dell'UE.

Gli eventi storici che hanno plasmato le spartane relazioni fra Inghilterra e UE, possono esser identificati in maniera relativamente facile, e così è stato per molti. Tuttavia, i sentimenti che tutti questi fattori hanno provocato nella mente del pubblico medio britannico non son così semplici da tracciare. Il modo stesso in cui viene formulata la domanda 'perché abbiamo paura dell'UE' tradisce quel sentimento. L'UE è una minaccia, una forza esterna, qualcosa 'di altri'. Per qualche ragione abbiamo dimenticato il fatto che siamo un paese membro facente parte di quella 'minaccia'. Una volta che le ragioni storiche più concrete dei sospetti britannici sull'UE siano state investigate, i fattori storici che hanno condotto all'atteggiamento britannico e corrente verranno colti. Insieme alle menzogne rispetto alla vera risposta a questa domanda.

Storicamente, la Inghilterra è stata lasciata sulle seconde linee in Europa. Nel 1950, le fu notificato ssltanto alcune ore prima, quella Dichiarazione Schuman che creò il più illustre predecessore dell'Unione, la CECA, la Comunità Europa del Carbone dell'Acciaio. Il susseguente rifiuto ad aggregarsi da parte del governo laburista di Attlee, fu scontato per lEuropa. Fra le altre ragioni - che verranno più tardi esaminate - Attlee aveva appena nazionalizzato il carbone britannico e le industrie di acciaio, e non poteva invertire quella decisione. Si ebbe così il primo caso in cui lInghilterra si mostrò su una lunghezza d'onda completamente differente rispetto al resto dell'Europa.

Dopo due veti francesi, gli inglesi si unirono a quella che adesso era divenuta la Comunità Europa, ma nuovamente con idee piuttosto differenti rispetto ai suoi partner. Il pubblico britannico credette di congiungersi soltanto con un sistema di mercato, un succedaneo dell'EFTA, Europan Free Trade Area, pensiero questo che fu incoraggiato, se non addirittura istigato, dal governo di turno. Nel 1975 il pubblico britannico votò un referendum sulla scelta di stare o meno nella 'Comunità Europa (mercato comune)'. Le informazioni pubblicate dal governo nella sua campagna per il 'si', si concentrarono quasi esclusivamente su mercati, investimenti e lavoro. Non v'era alcuna specifica menzione degli obiettivi politici e sociali della CEE - la 'sempre più vicina unione'. Questo spiega un motivo importante per cui il popolo britannico nutre una qualche paura riguardo all'UE; semplicemente per mancanza di informazioni corrette. In parecchi credettero si trattasse soltanto di un mercato, di un'area economica. Quindi, quando diversi passi furono intrapresi verso le altre mete - per esempio la carta sociale, la politica di trattamento degli stranieri e di sicurezza comuni - venne percepito come uno shock dal così miseramente informato pubblico britannico. Da allora il sentimento che 'Bruxellles' suscitava e continua a suscitare via via che ne crescono le sue competenze, è quello di chi abusa della sovranità britannica.

Questo ci porta alla successiva chiave interpretativa del timore britannico verso l'UE. L'ideale della sovranità parlamentare è centrale nel modello democratico britannico. Tuttavia le definizioni della sovranità variano, ed ancora una volta, l'idea britannica non collima con i principi 'europei'. Che della sovranità delle persone sia investito il Parlamento, che la House of Lords sia la più alta corte nel territorio e che nessun altro organo sia più importante del Parlamento è il principio fondante della democrazia britannica. Ma secondo le idee europee, la sovranità può essere messa in comune alfine di potenziare ulteriormente le singole nazioni. Sfortunatamente, le due definizioni non si mescolano bene. Per molti abili parlamentari britannici euro-scettici, l'appartenenza all'UE importa la fine della sovranità nazionale, non tenendo conto del fatto che la sovranità parlamentare britannica divenne una chimera già nel 1951, quando venne firmata la Convenzione Europea di Diritti Umani e venne così accettata la supremazia dei suoi principi sulla legge britannica. Allo stesso modo, va menzionato il fatto che, con l'ingresso nella CEE nel 1972, la Gran Bretagna accettò del pari la supremazia delle leggi europee.

La perdita della sovranità è stata insieme - ancora molti lo evocano come una minaccia imminente - un'altra fonte di disinformazione sull'UE per il pubblico britannico. L'impressione che potessimo perdere la possibilità di governare il paese ha reso molti britannici poco propensi all'UE, come in qualsiasi altra nazione. Ancora una volta, la radice del problema è una cattiva interpretazione. Ogni Stato membro deve affrontare questo stesso dilemma, e molti di quegli Stati membri hanno tradizioni democratiche molte più giovani, frutto di lotte più amare delle nostre. Eppure soltanto gli inglesi che non riescono ad accettare che c'è qualche elemento valido in una definizione Europa di sovranità.

Unaltra ragione popolare spesso offerta come risposta al perché gli inglesi abbiano paura dellEuropa è qualcosa di non ben definito, di solito espresso con i termini 'mentalità isolana' lelemento culturale di disgusto dellInghilterra verso lEuropa. Se venisse posta in maniera separata una qualche domanda sulla coscienza nazionale, queste idee verrebbero con tutta probabilità liquidate come vaghe e senza valore. In ogni caso, poiché la questione è in realtà più astratta che concreta, queste idee sono veramente importanti. Qui devono rappresentare qualcosa di reale, o non potranno esser così spesso richiamati. Lunico modo di mettere il naso là dove queste idee nascono è quello di identificare tali elementi nellesperienza storica britannica, così differente rispetto al resto dellEuropa. In particolare, due circostanze vengono in mente: la condivisione di lingua e cultura, e le relazioni privilegiate con gli Stati Uniti; il fatto che lInghilterra non venne invasa durante la seconda guerra mondiale.

Le radici delle speciali relazioni che intercorrono fra Inghilterra e Stati Uniti nella sua attuale espressione, vanno tracciate come conseguenze immediate della seconda guerra mondiale. A quel punto, il governo inglese preferì inquadrare il suo ruolo nelle relazioni internazionali secondo il modello dei tre cerchi, col quale lInghilterra di pose al centro di una sovrapposizione fra Europa Occidentale, Impero e USA. Come fattore comune, lInghilterra fu al centro della politica mondiale in una posizione dequilibrio. A questo senso di responsabilità nel tenere legate insieme questi tre diversi livelli, va poi aggiunto il fatto che lInghilterra ha sempre guardato agli USA, molto più degli altri paesi europei occidentali, come il garante della ricostruzione e della sicurezza della regione. LInghilterra mise quindi su di un piano privilegiato le sue relazioni con gli USA rispetto al resto dEuropa, considerandosi come un attore mondiale, piuttosto che europeo. Questo stacco è ben delineato secondo quanto ebbe a dire Churchill, 'siamo con lEuropa, non in Europa'.

Quando vennero gli americani con il Piano Marshall, inteso come la strada migliore per la ricostruzione e allo stesso tempo per assicurare la pace nellEuropa Occidentale, elargendo aiuti condizionatamente alla creazione di unorganizzazione europea comune per la distribuzione dei fondi, lInghilterra cominciò a sospettare che gli USA valutassero le proprie relazioni con gli Stati europei nello stesso modo con cui le intratteneva con lInghilterra. Dal maggio del 1950 e con la dichiarazione Schuman il fatto divenne evidente. Come già menzionato, lInghilterra venne tenuta alloscuro del piano di Monnet per la comunità del carbone e dellacciaio. La spiegazione di ciò, almeno in parte, era dovuta al fatto che gli inglesi stessi non avrebbero partecipato ad un simile piano. LInghilterra, l 'attore mondiale', il partner preferito degli USA, vide la nascente UE come una sfida al suo status.

L'altra particolarità della storia britannica che ha contribuito al suo atteggiamento del tutto singolare verso i suoi vicini viene da un caso puramente geografico - che molti definiscono 'la mentalità isolana'. La base di questa idea è che le truppe di un altro stato non hanno invaso lInghilterra per molto, molto tempo. Ovviamente vi sono stati attacchi, mai però invasioni, a differenza dei vicini continentali.

Lo scopo originale dell'UE era quello di creare una certa interdipendenza fra gli stati europei che avrebbe reso impossibile un'altra guerra mondiale. Da allora lo spirito di compromesso che ancora permea oggi lintera organizzazione. La maggior parte degli stati coinvolti conserva ancora nel suo subconscio lidea che il fallimento di questo progetto possa dare il là a un disastro per il nostro piccolo angolo del mondo. Gli inglesi ancora non hanno mai sperimentato la paura di esser invasi; tale evento è per loro inimmaginabile. Inoltre, la gran parte degli attacchi al nostro territorio è scaturita nelle volte in cui ci siamo fatti coinvolgere nella sicurezza di altri paesi europei. Dopo due guerre mondiali, è perfettamente ragionevole che nella mente dei britannici suoni un campanello dallarme ogni qualvolta si avvicini un coinvolgimento o sia in agenda la firma di trattati con gli altri stati europei. Adesso tuttavia quei campanelli sono stati conficcati dentro la coscienza nazionale. Son tali da prevenire degli appuntamenti significativi con l'UE, a dispetto del fatto che sia estremamente improbabile un conflitto serio tra gli stati dellEuropa Occidentale.

La teoria di cui sopra può ben essere appoggiata dalla mappa concettuale dellEuropa di Stein Rokkan, che traccia le caratteristiche dello sviluppo dello stato-nazione in Europa occidentale, spiegando molti fenomeni nazionali e moderni nei meandri dell'esperienza storica. Questa mappa colloca mette lInghilterra in una categoria particolare. Lontano dai centri originali del potere empirico, rapida nel consolidare i propri confini ed unire in una nazione le popolazioni dell'isola, tolleranza religiosa raggiunta relativamente presto (da Elizabeth I)... Tutti questi fattori fanno dellInghilterra un'isola estremamente privata. La teoria è che prima e più fortemente si sviluppano i meccanismi statali, e meno hanno bisogno di interferire troppo nelle vite dei cittadini. Comparato con molti dei nostri vicini, lo Stato centrale britannico implica un piccolo coinvolgimento nel nostro quotidiano.

Questa idea di privacy può essere spiegata attraverso un solo esempio - l'introduzione suggerita rendere obbligatoria la carta didentità in Inghilterra. In molti paesi dellEuropa, portare la carta didentità è obbligatorio. Il chè non viene considerato strano, o visto come uninterferenza: è un semplice fatto di vita. In Inghilterra, accennare a introdurre un sistema simile fa levare grida di misure draconiane, di grande fratello orwelliano. Queste reazioni scaturiscono dal fatto che Inghilterra è un'isola, dal fatto lo stato centrale non ha mai dovuto compiere grossi sforzi per controllarci. E così ci siamo abituati a esser lasciati in pace, a non aver interferenze da parte di nessuno. Se gli inglesi non possono tollerare che il proprio governo dica loro cosa fare, è logico che non diano il benvenuto all'UE. L'UE significa più persone che dicano loro cosa fare.

Così tutti i fattori storici e culturali portano alla conclusione che lInghilterra è completamente diversa dai suoi più prossimi vicini. Mentre gli stati nellEuropa occidentale continentale senza dubbio condividono storie analoghe, condividono cioè molte esperienze comuni. LInghilterra è piuttosto lontana da quelle esperienze, e perciò non ci consideriamo parte dellEuropa. Quando ci si riferisce a qualcosa di "europeo" non ci riteniamo inclusi. Alcune delle ragioni per questo, e del perché nutriamo timori verso l'UE, è stato già spiegato: l'importanza delle relazioni con gli Stati Uniti e quindi il rifiuto iniziale di raggiungere il più illustre predecessore dell'UE; la percezione unica del governo e della sovranità in Inghilterra; il percorso singolare che la nostra storia ha preso. Tutto ciò si accumula in Inghilterra e fa sì chessa veda le cose in maniera molto differente rispetto ai nostri partner europei.

Se ciò sia una buona o una cattiva cosa non è loggetto di questo articolo, ma val la pena spendere due penny (o centesimi?) per dare una conclusione. 'Globalizzazione' può essere un concetto sovrautilizzato e mal definito, ma molto efficace a descrivere la misura dei problemi che affrontiamo oggi, siano essi economici, ambientali, o umani: può una piccola isola tutta sola produrre un qualche grande risultato?