Perché in Europa tutti parlano di CETA?

Articolo pubblicato il 27 ottobre 2016
Articolo pubblicato il 27 ottobre 2016

Fino allo scorso lunedì il Belgio era ancora d'accordo a dare il via libera al CETA. Tuttavia il Premier belga ha comunicato che il Paese in questo momento non è nelle condizioni di firmare l'accordo commerciale tra l'UE e il Canada. In cinque punti vi spieghiamo come si è arrivati al fallimento delle trattative.

1) CE... cosa?

CETA: si chiama così l'Accordo Economico e Commerciale globale tra l'Europa e il Canada. Il tutto è cominciato nel 2009, con l'idea che l'abbattimento delle barriere commerciali tra  Europa e Canada avrebbe portato benefici per entrambe le regioni, e guadagni che potevano ammontare a circa 70 miliardi di euro. Politici, economisti ed esperti provenienti da entrambi i lati dell'Atlantico erano convinti che questa fosse la migliore strada da intraprendere per rilanciare gli scambi bilaterali.

Più di cinque anni dopo l'accordo è stato stilato in un documento di 1600 pagine. In  questo modo si sarebbero dovuti permettere l'acquisto e la vendita di beni tra il Grande Nord e il Vecchio Continente senza limitazioni e a prezzi ragionevoli. Per fare un esempio concreto, lo sciroppo d'acero canadese potrebbe essere venduto senza restrizioni anche in Europa, e varrebbe lo stesso per la vendita del Gouda olandese in Canada.  A questo però si aggiunge un concetto nuovo, ovvero la cosiddetta cooperazione regolatoria. Ciò vuol dire che esperti legali andrebbero a creare delle regole comuni per ogni bene commerciale: dalle misure di sicurezza di una ruota per biciclette alla data di scadenza da apporre sulle pere al supermercato. Nel complesso, almeno in apparenza, sembrerebbe una buona cosa per tutti, sia che si parli di banchieri sia che si coinvolgano produttori di vino, ingegneri o contadini.

2) Cosa c'entra il CETA con la politica?

Tutta questa storia del CETA inizia con cinque anni di negoziazioni del suddetto accordo a porte chiuse. La verità delle cose però è che il trattato euro-canadese non è inizialmente stato sotto la lente dell'attenzione pubblica. Perciò, senza troppo clamore, le trattative sono andate con calma, evitando accuratamente ogni tipo di pubblicità. A prima impressione il CETA può sembrare un trattato commerciale come tanti altri: libero mercato e risvolti positivi per la quotidianità di tutti. Ma cinque anni dopo le trattative hanno subito una scossa importante. Associazioni di categoria, contadini ed altre organizzazioni hanno infatti iniziato a criticare il trattato commerciale transatlantico, sostenendo che i guadagni che porterebbe non sarebbero poi così rilevanti, al contrario dei rischi per l'ambiente. La Commissione Europea in passato ha certamente ordinato degli studi per esaminare l'ecosostenibilità del progetto, ed ha cercato un dialogo con le società civili per raccogliere diversi punti di vista. Tutto questo però è avvenuto senza che i relativi documenti venissero resi disponibili al pubblico. Se si trattasse di uno specchietto per le allodole... Beh, questo dipende dalla persona a cui si pone questa domanda.

3) Cos'è andato storto?

Fin qui tutto bene. L'Europa si è fidata di se stessa e delle sue competenze, ed ha continuato a negoziare con tutta calma uno degli accordi più importanti per l'UE. Nel 2009 più o meno tutti gli Stati membri erano ancora d'accordo sul fatto che le trattative fossero di competenza di Bruxelles. Tuttavia, dal 2013 il fratello maggiore del CETA, ovvero il trattato di liberalizzazione commerciale transatlantica (TTIP) con gli Stati Uniti, ha iniziato a fare scalpore. La gente iniziò a divenire sospettosa, chiedendosi se la Commissione Europea non si trovasse in una posizione di secondo piano al tavolo delle trattative. Inoltre, sembrava quasi che gli addetti alle negoziazioni stessero tralasciando quello che l'accordo avrebbe significato realmente per i cittadini.  

La protesta è montata quando i movimenti popolari hanno iniziato a mettere in dubbio la trasparenza del TTIP e delle sue conseguenze per la protezione dati, la sanità e l'ambiente. La pressione causata da tali disordini ha portato la Commissione Europea a rendere pubbliche le negoziazioni, ed ha permesso che tali documenti venissero consultati in sale di lettura istituite in tutta Europa, dove chiunque può prendere visione del testo direttamente sul posto. Dopo poco tempo però sono saltati fuori anche i negoziati riguardo l'accordo CETA, additato come il fratellastro del TTIP, ed in molti hanno iniziato a temere che fosse una manovra delle multinazionali statunitensi basate in Canada per avere in anticipo tutti i vantaggi del TTIP. Praticamente il CETA è diventato il "nuovo accordo segreto" volto alla conquista dei mercati europei e pericoloso almeno tanto quanto il TTIP, se non peggio. Praticamente l'accordo euro-canadese è stato visto come il cavallo di Troia dell'accordo con gli States.  Tuttavia questi due accordi non sono gli unici di questo stampo: negoziati di altro tipo, come l'accordo UE-Corea, non fanno altrettanto notizia. Così TTIP, CETA e TiSA (Accordo sugli scambi di servizi) sono diventati il nuovo campo di battaglia sul quale difendere la legittimità della politica commericale europea.

4) Come mai il CETA è diventato un "accordo misto"?

La politica degli scambi extra-europei è una questione di competenza dell'Unione Europea. Ciò significa che solo l'UE nella sua interezza può firmare un trattato commerciale con uno Stato terzo, come il Canada. Però, vista la crescente pressione da parte delle organizzazioni e dei governi nazionali e il sospetto riguardo la legittimità delle negoziazioni a porte chiuse, la Commissione Europea  ha proposto il 5 luglio scorso di negoziare il CETA come un "accordo misto".

Ma di cosa si tratta? Con "accordo misto" di definisce l'approvazione sia da parte dell'UE che degli Stati europei e degli Stati terzi di quelle che sono le condizioni dell'accordo. Questo vuol dire che la decisione dell'UE è sullo stesso piano di quella dei suoi membri, che hanno il compito di ratificarla. Ma anche se gli Stati approvano o respingono il CETA con un referendum o una decisione parlamentare, l'accordo può venir temporaneamente applicato anche prima della ratifica finale. 

L'accordo misto causa non poca preoccupazione riguardo la questione della legittimità e dell'efficacia dello stesso. Martin Schulz, Presidente del Parlamento europeo, ha dichiarato lo scorso fine settimana: «La legittimità democratica dell'accordo proviene sia dal Parlamento europeo che dai singoli Parlamenti nazionali». Ed è proprio questo che potrebbe rendere infattibili dei potenziali futuri accordi. Infatti l'Europa dopo la Brexit dovrà avviare delle negoziazioni con il Regno Unito riguardo il futuro dei loro rapporti.   Proprio in questo contesto Cecilia Malmström, Commissario europeo per il commercio, si è espressa chiaramente lo scorso giovedì, dicendo: «Se non ci riusciamo con il Canada non sono sicura potremo farcela con il Regno Unito».

5) Cosa c'entra la Vallonia con il blocco del CETA?

Tempistiche serrate e "accordo misto" non sono una buona combinazione, ed è per questo che si è arrivati ad un blocco del CETA da parte degli Stati membri. All'inizio il governo tedesco aveva declinato il progetto di mettere in atto l'accordo prima che arrivasse l'ok da parte della Corte costituzionale teutonica. Dopodichè è stato il turno della Romania e della Bulgaria, che hanno espresso le loro riserve riguardo il CETA  e hanno chiesto delle garanzie esplicite in materia di accettazione dei visti provenienti dai suddetti Paesi. Dal momento che il Canada sembrava accondiscendere alle loro condizioni, entrambe le nazioni si sono preparate a firmare l'accordo.

E cosa c'entra la Vallonia in tutto ciò? Dato che il Belgio è uno stato federale, esso ha bisogno dell'approvazione di tutti e tre i suoi parlamenti per poter ratificare l'accordo. Lo scorso giovedì la regione francofona del Belgio (la Vallonia, appunto), con il suo veto al CETA ha bloccato la conclusione degli accordi. Paul Magnette, ministro-presidente socialista della Vallonia, si è difatti espresso contro al trattato nella sua forma attuale, ma si è detto anche pronto a rinegoziarlo, per ottenere più garanzie in materia di agricoltura e servizi pubblici.  Nel frattempo, il Primo Ministro belga Charles Michel ha reso noto che il Belgio in questo momento "non può firmare il trattato", considerando il rifiuto dei valloni.  

I leader europei speravano di arrivare ad una decisione comune entro la fine del mese, come ha appunto affermato Donald Tusk nel primo giorno del Consiglio Europeo: «Il Belgio ci ha mostrato nuovamente di essere un campione nei compromessi», ed ha aggiunto che «Se non dovessimo riuscire a raggiugere consensi sufficienti è anche possibile che il CETA sia il nostro ultimo accordo commerciale».

In definitiva, il progetto (che dovrebbe andare in porto questo 27 novembre) rimarrà sul tavolo delle trattative? Sembra proprio di sì, visto che il ministro del commercio canadese Chrystia Freeland  ha dichiarato la sua uscita dalle negoziazioni con la Vallonia: «Per me e per i canadesi è evidente che l'Europa al momento non è in grado di stipulare un accordo internazionale, nemmeno con un uno stato con valori così europei come il Canada».

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Pubblicato dalla redazione locale di cafébabel Bruxelles.