Perchè dare i soldi alla Turchia?

Articolo pubblicato il 15 giugno 2016

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Il 17 marzo scorso è stato firmato il nuovo accordo UE-Turchia che sbloccherà altri 3 miliardi per gestire i 2,5 milioni di rifugiati siriani presenti all’interno del confine turco. Finanziamenti che si aggiungono ai 3 miliardi precedentemente versati nelle casse di Erdogan. Ho immaginato di fare l'avvocato del diavolo per spiegare perchè dare questi soldi alla Turchia.

“Un cinico è chi conosce il prezzo di tutto e il valore di nulla” diceva Oscar Wilde e, a pensarci bene, questa è una di quelle frasi che meglio possono cucirsi addosso alla politica. Soprattutto se guardiamo ai primi mesi del 2016: con I flussi migratori provenienti dalla Siria devastata dalla guerra fuori controllo urgeva una soluzione. Quello é stato uno di quei momenti in cui bisogna armarsi di cinismo e distinguere tra il prezzo e il valore di una scelta. La Turchia costituisce, in questo momento storico, lo spartiacque di questo dilemma che ha tormentato nei secoli tanti pensatori.

Il 17 marzo scorso è stato firmato il nuovo accordo UE-Turchia che sbloccherà altri 3 miliardi per gestire i 2,5 milioni di rifugiati siriani presenti all’interno del confine turco. Finanziamenti che si aggiungono ai 3 miliardi precedentemente versati nelle casse di Erdogan.

E’ lecito domandarsi se sia utile donare questa quantità di soldi provenienti dal bilancio dell’UE ad un paese che non fa parte dell’Unione ma che rappresenta la porta di accesso tra occidente e medio oriente.

In questa storia non ci sono vincitori né vinti; piuttosto un’analisi oggettiva della realtà. La Turchia ha un potere contrattuale molto forte in questo momento e può sfruttare la situazione per ottenere ciò che da diversi anni insegue: entrare all’interno dell’UE. Nell’Accordo tra Bruxelles e Instabul sono state promesse facilitazioni future all’ingresso della Turchia tra i 28 paesi europei nonostante il no della Germania che, con l’ingresso della Turchia nell’UE, potrebbe perdere una grande quantità di forza lavoro turca che in questi anni ha svolto un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’economia tedesca considerando anche che Berlino è oggi la città europea con la più grande comunità turca che conta 260 mila turchi.

Il cinico è colui che guarda in faccia la realtà e si spoglia della morale ed è di certo quello che è successo a Bruxelles, capitale debole di un’unione debole: avranno pensato che non fosse possibile gestire 2 milioni di migranti in un momento di crisi politica ed economica senza precedenti per l’Europa. Avranno anche pensato che tutto sommato la Turchia gestisce già una grande quantità di centri di accoglienza e sicuramente non avrà problemi a gestirne di altri e al fatto che ogni giorno centinaia di convogli di rifornimento lascino la Turchia in direzione delle basi del Califfato Islamico ci penseremo un’altra volta. Oggi non siamo in grado di usare la forza nei confronti di uno dei Paesi più sviluppati al mondo secondo i dati del FMI, secondo esercito della Nato dopo quello degli USA, membro del G20, con una economia che cresce il doppio rispetto a quella europea. Un Paese islamico così potente è potenzialmente un grosso problema per gli equilibri geopolitici internazionali perché potrebbe diventare faro di quel medio oriente fondamentalista e anti occidentale. Nel frattempo Erdogan si assicura un controllo totale eliminando progressivamente i diritti civili più comuni e l’Europa si arrende alle sue richieste.

Rimandiamo le esigenze democratiche a tempi migliori; adesso dobbiamo salvarci dal declino inesorabile del nostro continente e pazienza se potenzialmente stiamo foraggiando un paese oscuro sotto tanti punti di vista. Cosa altro possiamo fare? Bussare al Cremlino e chiedere aiuto a quel cattivone di Putin?

Impossibile, siamo cinici, mica stupidi.

L'audio su www.europhonica.eu