Per unAssemblea Costituente europea.

Articolo pubblicato il 27 febbraio 2002
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Articolo pubblicato il 27 febbraio 2002

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La Convenzione sul futuro dellUnione non è legittima. E solo la patetica riedizione di un nuovo funzionalismo: postmoderno e preoccupantemente antidemocratico.

In un articolo pubblicato il 28 gennaio scorso da Repubblica col titolo I nemici della nuova Europa, Stefano Rodotà aveva il merito, tra laltro, di porre la questione della legittimità della Convenzione che lavorerà, a partire dal 28 febbraio, a un progetto di costituzione dellUnione Europea. Una costituzione senza il popolo - sottolineava giustamente Rodotà - ma che avrebbe essa stessa, un giorno, posto le basi per la nascita del demos europeo. Stravolgendo così la logica fin qui manifestata dai processi di democratizzazione, che avrebbero sempre visto la nascita di un popolo precedere il varo della Costituzione.

Ciò non è esatto. I grandi cambiamenti politici - e una democrazia europea ne sarebbe un esempio inedito - non sono mai stati fatti quando esistevano tutti i presupposti sociali per la loro riuscita. Anzi, sono sempre stati il frutto di una scommessa azzardata, spesso contro ogni pronostico, da grandi statisti; basti pensare al suffragio universale: chi potrebbe affermare che, allepoca in cui fu creato, tutti i cittadini disponessero delle conoscenze sufficienti non già per esercitare larte politica in prima persona - come ammoniva Pericle - ma semplicemente per giudicarla?

Oggi un sistema internazionale fiaccato da quello che il Ministro degli Esteri francese, Hubert Védrine, definisce lunilateralismo utilitario delliperpotenza americana, ha disperatamente bisogno, soprattutto dopo l11 settembre, di un governo europeo forte e coerente. Governo di cui gli stessi europei necessitano, tra le altre cose, per non compromettere i risultati dellintegrazione monetaria recentemente varata.

A questa doppia sfida, per così dire, di politica estera ed interna, i nostri statisti hanno risposto in modo fin troppo tempestivo, ma non per questo meno deludente: varando la Convenzione a Laeken hanno inaugurato un funzionalismo per loccasione rinnovato e, anzi, stravolto in modo del tutto parossistico. Con il conseguimento del mercato unico e lintegrazione monetaria, infatti, il metodo dellintegrazione economica per settore, funzionale appunto, che era stato lanciato poco più di mezzo secolo fa col Trattato CECA, ha esaurito i suoi obiettivi. Non è serio - e nemmeno legittimo - oggi, volerlo utilizzare persino per scrivere un testo costituzionale: la definizione dei diritti e dei doveri dei cittadini europei, lordinamento interno dellUnione Europea non sono problemi che si possono affrontare con lo stesso approccio con cui si cerca di risolvere il caso della mucca pazza.

Per questo per loccasione è stato scartato il metodo intergovernativo, incalzerebbe Rodotà, prediligendo così una Convenzione in cui tre quarti dei componenti sono parlamentari, dunque eletti dai cittadini. Ma il guaio è che anche se i suoi componenti fossero tutti perfettamente rappresentativi - chi del proprio governo, chi del proprio Parlamento - non si potrebbe per questo dire che in quanto collegio la Convenzione goda della legittimità sufficiente, che in questo caso non potrebbe non consistere nellinvestitura popolare, per redarre la prima costituzione dellEuropa unita.

Certo, si tratta della stessa situazione che ha fatto da sfondo a cinquantanni di integrazione europea: tra summit, convergenze diplomatiche ed eurocrazie più o meno intergovernative è stato sempre chiaro a tutti come la somma di più legittimità, e di legittimità diverse tra loro, non produca mai decisioni sol per questo legittime. Ma tutto ciò è stato fin qui accettato in nome dellefficacia, dellutilità e soprattutto delle magnifiche sorti e progressive della costruzione europea: un giorno - si prometteva lEuropa avrebbe goduto anche di ununione politica a tutti gli effetti.

Adesso però siamo arrivati ad un livello di integrazione tale, che sarebbe indecente umiliare oltremodo una cultura politica europea basata in ultima istanza proprio sulla democrazia. Per questo, una costituzione europea che possa godere di piena legittimità deve essere redatta da unassemblea costituente eletta dai cittadini europei, ed in seguito approvata con referendum dallo stesso collegio elettorale. Il dibattito che accompagnerebbe un tale iter sarebbe capace di dare nuova linfa ad un continente comunemente definito più vecchio di quanto non sia: lEuropa di oggi resta unoasi di raffinatezza intellettuale dove la critica è ancora permessa ed incoraggiata, soprattutto rispetto ad altre parti del cosiddetto occidente.

Eppure, a livello internazionale, lUnione Europea di oggi è ridotta a una mera contrada del villaggio globale, in cui potenzialità politiche diffuse restano inespresse a causa di strutture istituzionali colpevolmente limitate allambito nazionale, proprio negli ambiti più decisivi come quello della politica estera.

In questo senso, un progetto costituzionale che sia redatto da unassemblea legittimamente eletta e poi ratificato democraticamente, secondo le più classiche procedure partecipative del nostro continente, goderebbe proprio della legittimità capace di sbrigliare queste potenzialità.

Ma esistono i presupposti per una simile impresa? Le società sono pronte a dialogare, a fondersi, a sviluppare un progetto istituzionale così inedito? Ciò che è certo è che le società europee di oggi sarebbero estremamente ricettive - se solo ci fosse - ad un messaggio politico che comporti un tale rinnovamento: la scolarizzazione di massa è stato un fenomeno in buona parte europeo e le capacità analitiche degli individui sono, in Europa, estremamente elevate.

Il problema è la latitanza della politica. Le classi dirigenti nazionali hanno abdicato a favore delle tecnocrazie internazionali, consce della loro incapacità, ad esempio, di essere competitive in una ipotetica campagna elettorale a livello europeo. E così che progetti politici di ampio respiro o non esistono oppure quando ci sono (vedi lallargamento) raramente sono sottoposti al vaglio degli elettorati e, quel che è peggio, al coinvolgimento delle opinioni pubbliche.

La soluzione deve essere radicale: proprio il dibattito che accompagnerebbe la rifondazione dellEuropa, di cui unassemblea costituente si farebbe garante, sarebbe loccasione per la nascita di classi dirigenti nuove, transnazionali e soprattutto capaci di infondere nelle opinioni pubbliche la coscienza della storicità dellattuale circostanza politica, europea come internazionale.

E vero, come aggiunge Rodotà: non si può aspettare la nascita del popolo europeo per fare nuovi passi verso il compimento della costruzione europea. Ma il mezzo per dargli vita non è questa Convenzione, quanto piuttosto unassemblea costituente. Altrimenti avremo solo abortito un demos europeo che daltronde già esiste in potenza; o, tuttal più, contribuito al restyling solitario di unUnione che pare sempre più bisognosa di rifarsi il look per dissimulare, forse, la patetica mancanza di coraggio politico delle sue leadership.