Per un Internet libero e democratico!

Articolo pubblicato il 10 dicembre 2003
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Articolo pubblicato il 10 dicembre 2003

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Si apre oggi a Ginevra il Summit Mondiale sulla Società dell’informazione. Con una grave dimenticanza. Il problema del funzionamento (non) democratico di Internet.

E’ il tormentone degli ultimi dieci anni: Internet et le tecnologie dell’informazione e della comunicazione hanno sconvolto il mondo. Le autostrade dell’informazione permettono a centinaia di milioni di persone di informarsi in tempo reale, di dialogare con gli angoli più remoti del pianeta. Insomma, di rimpicciolire spazio e tempo con un colpo di bacchetta magica. A condizione, ovviamente, di averne le possibilità.

Questa rivoluzione tecnologica (di cui alcuni dicono che costituirebbe la “rivoluzione industriale” del nostro secolo) è al centro del Summit Mondiale sulla Società dell’informazione che si apre oggi a Ginevra. Responsabili di Stati e organizzazioni internazionali, di imprese e ONG si riuniscono, su invito dell’ONU, per mettersi d’accordo insieme su una dichiarazione di principi e un piano d’azione per gli anni a venire. Il Summit ha due obiettivi fondamentali: adottare una definizione comune di cosa è e dovrebbe essere la società dell’informazione, e cercare il modo per renderla accessibile a tutti. Focalizzato sulla questione del digital divide e, quindi, sui mezzi necessari per cablare i paesi del Sud, il Summit pare però trascurare la questione della regolazione della società dell’informazione e, più in particolare, di Internet.

Deus ex-machina

Pochi internauti sanno come funziona la Rete. In Europa sono in molti a credere che Internet è uno spazio di libertà totale. Eppure esistono delle autorità di regolazione. L’ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) è ad esempio incaricata di attribuire i nomi di dominio. Dispone quindi di un diritto di vita o di morte su tutti i siti web esisteni. Ed è sempre legata in modo organico al governo statunitense. A inizio anno, ad esempio, l’ICANN ha deciso di ritirare i nomi di dominio a tutti i siti iracheni, col pretesto che il governo iracheno fosse instabile. L’ICANN è un’entità onnipotente che stabilisce arbitrariamente i suoi criteri e che, soprattutto, non è responsabile dinnanzi agli internauti che non possono eleggere o chiedere le dimissioni dei suoi membri. Si tratta di un’autorità sottomessa solo ed esclusivamente al veto statunitense. Se è vero che questo legame con gli Stati Uniti è comprensibile se si pensa alle origini di Internet, oggi che la Rete è divenuta mondiale, è ormai tempo di recidere il cordone ombelicale. Cosa che la stessa ICANN non evita di dichiarare (1). Senza però ottenere nessun risultato tangibile.

Anche la circolazione dell’informazione è sottomessa alla rigida sorveglianza dei governi, come sottolineato da un recente rapporto di Reporters Sans Frontières (2). Quanto alla Tunisia, dove si svolgerà la seconda parte del Summit Mondiale, è tristemente celebre per la feroce repressione della libertà d’espressione su Internet. Ma non è certo questa la priorità del Summit...

E allora perché non approfittare dell’occasione e mettere all’agenda la questione del funzionamento democratico della Rete?

Certo, Internet ha bisogno di regole per funzionare. Ma è inaccettabile che queste siano elaborate solo da alcuni paesi. Consultiamo direttamente gli internauti! Creiamo un organo di regolazione sotto l’egida dell’ONU direttamente responsabile dinnanzi agli internauti! Certo, qualche anno fa, l’ICANN aveva tentato di imboccare questa strada accidentata. Ma vi ha poi rinunciato: la democrazia costa tempo e energia perché esige rispetto e dialogo. Non per questo dobbiamo preferirle l’arbitrio.

(1) Paul Twomey, presidente dell’ICANN, nega di lavorare per il governo americano. Tuttavia, senza che l’azione dell’ICANN sia dettata dagli Stati Uniti, il fatto che il governo USA abbia effettivamente potere di veto sulle sue decisioni, è determinante.