"Per ricostruire l'Afghanistan, l'UE impari dall'ex-Yugoslavia "

Articolo pubblicato il 30 luglio 2002
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Articolo pubblicato il 30 luglio 2002

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Intervista al professore Hans-Gert Pöttering, membro della Commissione Affari Esteri del Parlamento Europeo.

Il professore Hans-Gert Pöttering è vicepresidente del gruppo del Partito Socialdemocratico al Parlamento Europeo e capo della delegazione dei socialdemocratici austriachi al PE. Café babel lo ha intrevistato.

CAFEBABEL : A vostro avviso, qual è il peso dellEuropa nella composizione di un governo afgano provvisorio?

POTTERING : LUnione Europea è parecchio coinvolta in questo processo, per esempio con laccordo di San Pietroburgo, che è alla base del futuro politico dellAfganistan, seguito da considerevoli aiuti finanziari. Con 352 milioni di euro, lUE è il più grande donatore finanziario per laiuto umanitario in Afganistan e contribuisce anche alla ricostruzione del paese.

Tuttavia lUE ha sottolineato che laiuto di lungo termine dipenderà dal rispetto degli accordi di San Pietroburgo, dato che questa è la migliore garanzia per linstaurazione di un nuovo governo che sia realmente rappresentativo. LUE può, in qualità di importante contribuente in aiuti finanziari, influenzare il futuro governo perché rispetti i diritti delluomo, i principi democratici, la tolleranza politica e religiosa così come luguaglianza fra i sessi. LUnione Europea ha agito in modo simile in ex-Yugoslavia.

CB : Qual è la portata delle implicazioni economiche per lEuropa in questa guerra?

P : La guerra non la si fa per ragioni economiche. Certamente, linvio di truppe costa caro alle nazioni coinvolte, ma non è la cosa più importante. Lessenziale è che la comunità internazionale agisca di comune intento per combattere il terrorismo in tutto il mondo. Non bisogna dimenticare che lAfganistan sotto il regime dei talebani è rimasto per lunghi anni nel dimenticatoio da parte della comunità internazionale. Adesso in questo paese bisogna contribuire a costruire delle nuove strutture, stabili e pacifiche. La verità, come nellex-Yugoslavia, è che la guerra costa più caro della pace. Ecco perché lUE sostiene la ricostruzione dellAfganistan con aiuti finanziari così consistenti.

CB : Dopo la sconfitta del regime dei talebani, come giudicate il seguito di questa crisi internazionale e il ruolo dellEuropa?

P : Siamo sulla buona strada per superare questa crisi internazionale. Gli accordi di San Pietroburgo contribuiscono fortemente a rinsaldare questimpressione. LEuropa, come già detto, sta contribuendo a traghettare lAfganistan verso la normalità, diffondendo i suoi ideali democratici e di rispetto per i diritti delluomo.

CB : Fino a che punto la politica estera europea potrà esser influenzata dalle comunità islamiche radicate in Europa?

P : Gruppi religiosi islamici fanno parte della società di molti paesi dellUnione Europea e le possibilità legali di partecipazione alla vita politica sono aperte a loro (possono liberamente esprimere le loro opinioni, possono fondare partiti politici democratici, ed impegnarsi in politica). Sono sullo stesso piano degli altri gruppi sociali. E tuttavia, non hanno un peso particolare nelle politiche estere europee.

CB : Come giudica le relazioni fra gli Stati Uniti e lEuropa nel quadro della crisi e del nuovo fronte antiterrorismo?

P : L11 settembre 2001, gli Stati Uniti sono stati scelti come bersaglio. In realtà, però, non sono solo gli Stati Uniti ad esser stati toccati, ma il mondo civilizzato nel suo insieme. Allinizio si è agito in solidarietà con gli Stati Uniti e si ha lintenzione di far lo stesso in futuro. Ciò non impedisce il fatto che si possa aver posizioni divergenti su certe questioni. Gli europei non devono per forza farsi coinvolgere in tutte le azioni americane. Ma in generale, gli europei e gli americani hanno fatto fronte comune nel combattere il terrorismo e nella difesa dei nostri valori comuni.