Per le prossime generazioni

Articolo pubblicato il 22 novembre 2002
Articolo pubblicato il 22 novembre 2002
Intervista con la Prof.ssa Krystyna Rejman del Ministero dell’Organizzazione ed Economia dei Consumi.

Quando parliamo con la gente ci rendiamo conto che ci sono molte informazioni contraddittorie sul futuro della Polonia nell’Unione Europea. Piena di ottimismo e di speranza, la Prof.ssa Krystyna Rejman ci ha concesso un’intervista.

Prof.ssa Rejman, lei è a favore o contro l’entrata della Polonia nell’Unione Europea?

Io sono a favore. Ho sempre avuto la stessa opinione, è da tanto tempo che siamo “sulla strada dell’Unione” grazie ai cambiamenti avvenuti in Polonia. La Polonia è un grande mercato e allo stesso tempo ha delle potenzialità molto elevate. Entriamo nell’UE ad esempio ma non nel NAFTA, perché siamo in Europa e dobbiamo occuparci dei nostri affari qui.

Cosa crede che possa perdere la Polonia? Di cosa è preoccupata?

Dobbiamo imparare a lavorare con limiti e regolamenti molto precisi. Il Portogallo e la Spagna hanno avuto qualche difficoltà nell’abituarsi a lavorare in questo modo, ma alla fine ci sono riusciti e hanno anche guadagnato molto. La gente polacca teme di perdere l’identità nazionale. Per prevenire questa possibilità è necessaria una saggia politica sociale e culturale.

E allora come convincere i contadini ad accedere all’UE?

I contadini rappresentano circa il 25% dei lavoratori in Polonia. Alcuni possiedono delle fattorie moderne e stanno molto bene, ma c’è un’altra porzione di contadini che semplicemente prova a sopravvivere. I risultati della ricerca sull’agricoltura nazionale effettuata dall’Ufficio Centrale Statistiche nel 1996 mostrano che solo il 54% delle fattorie produce alimenti per il mercato. Il restante 46% è rappresentato da quelle fattorie i cui proprietari saranno costretti a chiedere un sussidio o a trovare impiego in altri settori dell’economia: industria e servizi, piccole e grandi aziende. In media nei 15 paesi dell’UE il 66% della popolazione lavora nel settore dei servizi, mentre in Polonia solo il 51%. I contadini non legati al mercato pagheranno il prezzo più caro per entrare nell’UE. Ma dobbiamo ricordare che questo prezzo sarà pagato per il futuro delle prossime generazioni.

Cosa può offrire la Polonia ai paesi dell’UE?

Prima di tutto una buona qualità di alimenti. Molte aziende producono seguendo i criteri dell’Unione Europea, hanno i certificati di qualità e il sistema gestione della qualità (QMS). I nostri raccolti sono spesso addirittura inferiori del 50% rispetto a quelli dei paesi dell’UE, ma otteniamo materia prima con una quantità inferiore di sostanze chimiche che ne migliorino la qualità. Essere vicini alla natura è il nostro profitto. Adattarsi ai criteri dell’Unione è solo una questione di tempo. Abbiamo veramente bisogno sia di gente istruita che lavori nell’orientamento che del giusto accesso all’istruzione e formazione informatica.

Che ne pensa dei risultati del referendum sull’entrata nell’UE?

Il risultato del referendum dipende da una campagna pubblicitaria per l’Unione Europea efficace. I polacchi hanno bisogno solo di argomenti reali pro e contro. Decideranno per conto proprio e spero che dicano di si.

Grazie infinite per questo incontro.

A conti fatti possiamo impressionare i professori delle università agricole dell’UE con l’elevata qualità delle fattorie polacche. Per esempio nei pressi di Grójec c’è una fattoria di 30 ettari di meli e susini. Anche il macchinario utilizzato per selezionare, impacchettare e refrigerare la frutta fa una buona impressione. Queste fattorie dimostrano che l’agricoltura polacca sarà in grado di superare la fase di trasformazione strutturale.

Foto: (c) KevinLallier/flickr