Per la stampa europea il crocifisso a scuola non s'ha da mettere

Articolo pubblicato il 06 novembre 2009
Articolo pubblicato il 06 novembre 2009
Per la Corte Europea dei diritti dell’uomo la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche viola la libertà di religione degli alunni. E la stampa europea ne parla.

Portogallo, Diário de Notícias - «Il dibattito italiano è contraddittorio»

Per il quotidiano Diário de Notícias, chi è contrario alla decisione della Corte europea dei Diritti dell’uomo sul crocifisso usa argomenti contradditori: «Il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di stato vaticano, è deluso dalla decisione dell’Europa di tenere come simbolo solo le zucche di Halloween. Non farò nessun commento – scrive l’autore dell’articolo – sul paragone tra un crocifisso e un vegetale utilizzato come decorazione per una festa, tuttavia trovo gli argomenti alquanto contradditori. Non è corretto da una parte far credere che togliere i crocifissi dalle aule sia un attacco contro la libertà e l’identità italiana, e dall’altra dire che non sono importanti. E questo soprattutto perché chi fa certe affermazioni non dovrebbe dimenticare le ragioni per cui i crocifissi sono attaccati ai muri: l’obiettivo era quello di legare lo Stato alla religione. I difensori della croce non hanno fiducia nell’attrattiva della propria confessione ed è per questo che vogliono imporla agli altri».

Spagna, El País - «Non serve minimizzarne l'importanza religiosa»

Il quotidiano progressista di sinistra El País si oppone alla posizione italiana che ritiene che la presenza del crocifisso nelle scuole è compatibile con uno stato laico: «Non è servito a nulla che il governo italiano minimizzasse l’importanza religiosa del crocifisso per rievocare la sua simbolica umanista e convincere la Corte della sua inoffensività per la scuola pubblica. La Corte vede nel crocifisso quel che il mondo intero, tra cui la Chiesa, ci vede: un simbolo cattolico. La sua presenza nella scuola pubblica nuoce al pluralismo dell’educazione e al principio della neutralità confessionale dello Stato, e in più non rispetta le convinzioni religiose e filosofiche dei genitori e degli alunni».

Malta, The Malta Independent - «Il crocifisso è una reliquia da società pre-alfabetica»

Il crocifisso non ci fa niente nelle aule scolastiche perché la rappresentazione di un uomo torturato impressiona i bambini, scrive il quotidiano The Malta Independent: «Il crocifisso non è altro che la reliquia di una società pre-alfabetica in cui gli individui avevano bisogno di una sorta di sostegno per la loro devozione: non sapevano leggere e non potevano immaginare nient’altro se non ciò che vedevano e veniva interpretato per loro. Rappresenta tortura e morte e per questo non è adatto alle aule scolastiche. La maggior parte dei bambini sono incapaci di comprendere concetti astratti o l’idea che sta dietro ad un simbolo, e guardano al crocifisso per ciò che è: un uomo insanguinato e crudelmente inchiodato ad un pezzo di legno. Ai loro occhi il fatto che sia il Cristo non fa differenza: è un uomo, in un corpo d’uomo».

Italia, Il Corriere della Sera – «L'Unione europea non c'entra»

Molti italiani chiedono di lottare contro l’Europa quando il giudizio sul crocifisso è stato dato da un tribunale. Lo ricorda il quotidiano conservatore e liberale Il Corriere della Sera: «Che la metà dell’Italia condanni l’Unione europea quando questa non ha niente a che vedere con l’affaire, sembra passare inosservato. Il giudizio sul crocifisso sembra essere il prodotto di una concezione estrema del rapporto tra il diritto di qualcuno e la sensibilità di molti. I 47 giudici avrebbero dovuto riflettere prima di emettere la loro sentenza, ma è proprio per questo che bisogna capire, bisogna distinguere e evitare la condanna diretta degli avversari scorretti. Non bisogna perdere l’occasione di criticare una battaglia anti-europea che sarebbe sbagliata, soprattutto ora. L’Ue cerca di uscire da una crisi profonda e l’entrata in vigore del trattato di Lisbona può aprire una nuova fase: ambizioni più ristrette e un’obiettività più grande».