Per amore del verde: dentro ai club barcellonesi della marijuana

Articolo pubblicato il 18 novembre 2013
Articolo pubblicato il 18 novembre 2013

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"Verde ti voglio verde" – sembra la frase di apertura di "La ballata del sonnambulo" (1928) del famoso poeta spagnolo Federico Garcia Lorca. Ma questa non è poesia, è una canzone dell'artista hip hop Sator Sanchez, che sta facendo suonare attraverso le casse di uno dei numerosi marijuana club privati a Barcellona, scrive la fotografa slovena e blogger Nina Behek

'Green how I desire you green, to burn you, green how I desire you green, to smoke you, green how I desire you green, to escape… ’ (Verde quanto ti voglio verde, per bruciarti, verde quanto ti voglio verde, per fumarti, verde quanto ti voglio verde, per scappare...)

Zona grigia legale

Coloro che utilizzano la cannabis hanno usato una scappatoia nella legge; in Spagna è consentito coltivare cannabis per uso privato, da quì nacquero come funghi movimenti associativi privati.

La notizia affissa alla porta di questi particolari club privati nei dintorni di Borne dice tutto, ma è l'odore e il fumo fluttuante che accoglie i sensi, dando così al club l'onore del suo nome. "Questo è uno dei rari luoghi privati dove possiamo fumare in pace" dice un ragazzo americano mentre mescola la marijuana col tabacco, la sua prima canna del giorno.

Grifa, hierba, maría, jamila, mandanga, mota, alfalfa, pito, ganja -la marijuana ha molti nomi in Spagna. Le scoperte archeologiche dicono che è stata scoperta nel 3000 a.C. Si, sto parlando della droga più popolare dei mondo, la droga più consumata secondo l'organizzazione mondiale della sanità (WHO), che chiama la droga col loro nome scientifico, Cannabis Sativa.

Un rapporto del 2010 svela che più di 250 milioni di persone, il 5,7% della popolazione mondiale tra i 15 e i 64 anni, usa molto comunemente questa sostanza psicoattiva. La Spagna è una dei più grandi consumatri di cannabis dell'Unione Europea. L'Osservatorio Europeo sulle droghe dice che l'11% della popolazione usa volentieri marijuana. Dal 1930, il consumo di droga e il traffico è proibito, ma la coltivazione e il consumo per uso personale diventarono legali in Spagna nel Novembre 2006.

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Sono informata del fatto che ogni cittadino è autorizzato al possesso di 80 grammi di marijuana al mese per uso personale, cio significa che ogni cittadino può coltivare la pianta in comodità a casa propria.

Chiaramente, l'aumento delle strutture private mostra che il business usa questa scappatoia per far crescere un po' di erba per te. Non è difficile trovare un locale per voi considerando che ci sono circa 500 associazioni come queste in Spagna, di cui la maggioranza sono in Catalogna o nei Paesi Baschi, regioni dove c'è un alto livello di tolleranza sociale, indubbiamente, l'ultima è la sede di uno dei più vecchi Cannabis club del Paese.

Come iniziò tutto questo? Bilbao, ecco come.

L'associazione Ramon Santos per lo studio della Cannabis (ARSEC), è dove nacque il movimento a Barcellona nel 1993. Uno dei membri inviò una lettera a una delle autorità di perseguimento penale della droga, per scoprire se fosse un crimine coltivare cannabis per un gruppo di adulti (pare che fossero andati avanti e coltivassero apertamente ovunque). Questo non ando giù a un po di gente e il caso finì alla Corte Suprema.

In ogni caso era troppo tardi: altri gruppi seguirono la scia di ARSEC, come l'associazione Kalamudia a Bilbao. Fecero crescre circa 600 piante ed evitarono l'azione legale in almeno tre casi. Così crebbe il movimento dei Cannabis social club.Da quando iniziarono nel 2002, queste associazioni hanno permesso a molti spagnoli di smettere di dare soldi al mercato nero, di sapere l'origine dell'erba che consumano, oltre a godere delle migliori qualità. Tutto cio ha creato lavoro e potenziò quest'economia alternativa.

Come funziona un cannabis social club?

Grazie alla mancanza di una chiara regolamentazione, le associazioni improvvisarono e inventarono soluzioni per standardizzare le loro attività. I principali gruppi pioneristici formarono la Federazione delle associazioni per la cannabis. La federazione (FAC) creò un proprio modello giuridico e gestionale, e cambiò il suo nome in Associazioni Sociali per la Cannabis, per cercare di trovare un modo di adattarlo al numero crescente di club nel paese, e arginare la complessità della creazione di una legislazione valida. La FAC alla fine è divenuta una guida per la creazione di associazioni per la cannabis.

"E' un lungo processo ", mi spiega Theo questa notte, quando gli chiedo come fu aperta questa particolare associazione. Il ventenne londinese aprì l'associazione nel Maggio 2012 con 4 amici dal Belgio e dalla Danimarca. "Potrei parlarne per giorni e giorni. Ci sono tonnellate di scartoffie ed è molto costoso lavorare con gli avvocati. Ci sono anche troppe regole da seguire."

Un'associazione per la cannabis deve essere registrata appena fondata nella lista delle associazioni. Poi i suoi membri si mettono d'accordo per trovare un metodo conveniente di coltivazione della marijuana. Le associazioni affittano o comprano un pezzo di terra, un edificio, attrezzatura e qualunque cosa serva per coltivare e distribuire la marijuana. I volontari si prendono cura delle piante, sia quelle di uso privato sia quelle degli altri coltivatori che sono membri dell'associazione.

"Ci coltiviamo la nostra erba, mentre le associazioni più grandi pagano lavoratori che lo facciano per loro", aggiunge Teo.

Siccome queste attività sono legalmente associazioni e non business, ogni profitto è reinvestito nella struttura. "Siamo tutti coinvolti con la marijuana in un modo o nell'altro, e vogliamo contribuire e aiutare gli altri", mi dice Theo. L'unica cosa che ne ricaviamo è la consapevolezza che la gente si diverte con la marijuana in un ambiente totalmente sicuro e protetto.

Parte dei soldi extra vengono investiti in diverse attività sociali, come corsi e conferenze, consulenze mediche e legali, proteste pacifice e eventi volti ad aumentare la pressione politica e promuovere una legalizzazione senza mezzi termini del consumo di cannabis.

Come si entra a far parte di un'associazione?

Dovete essere invitati da un altro membro che vi faccia da garante, che possa assicurare che voi vogliate veramente diventare consumatori di cannabis. Per 20 euro l'anno, potete sovvenzionare la quantità legale di 80 grammi al mese, e potete accedere a quest'offerta ogni giorno. Ogni nuovo membro può aggiungere piante al piano del gruppo.

Non solo un posto dove comprare marijuana

"Mi piace l'aspetto sociale della marijuana: è una droga sociale", dice Theo. Le associazioni vendono e consentono di fumare nei propri locali, ma hanno anche creato un importante nucleo sociale al loro interno, e non importa se ci sono dentro a rollare degli studenti o il vostro capo. Questa notte, un gruppo di studenti americani sono seduti attorno ad un tavolo, scherando sulle loro avventure turistiche della giornata, mentre un uomo d'affari ha appena finito una riunione da un'altra parte, e una coppia di ragazze fumano una canna al bar e parlano della festa a cui andranno stasera.

Gli Americani: Christine,Alex e Rachel, ci dicono di essere a Barcellona per quattro mesi per un viaggio studio. "Siamo arrivati quì il secondo giorno", ridono, dopo che un'amico all'università ci ha parlato di questo posto. "Quì si può incontrare gente da ogni luogo, dalla Francia, dalla Germania, dal Regno Unito – la ganja ci rende uniti", aggiunge. Shane dal Regno Unito, che è seduta dall'altra parte della stanza e sta fumando una canna gigante, spiega che i consumatori di marijuana "sono come una grande famiglia"

Rimedio contro la crisi

In una recente indagine della FAC (Federazione di Associazioni per la Cannabis), si può vedere che circa un milione di spagnoli si approvvigiona dalle associazioni, e che sono stati creati 30.000 posti di lavoro, consentendo rivendicazioni di circa 50 milioni di euro di tasse e 100 milioni di euro di IVA – uniti ai 300 milioni di Euro che il governo spagnolo sta già ricevendo direttamente.

Nella città di Rasquera, nella provincia della Catalogna, la battaglia contro la crisi è iniziata nella primavera 2012 con un referendum che non ha raggiunto il quorum del 56% dei 900 residenti, bloccando i piani futuri di coltivazioni di marijuana a cielo aperto nei loro territori. I vantaggi sono ovvi: questa è una piccola città dove regna la disoccupazione e che ha avuto la visione di questa economia alternativa come un passaggio per uscire dalla crisi. Se i piani per far andare avanti la coltivazione fossero andati avanti, l'associazione privata di consumo di marijuana di Barcellona, che ha 5000 membri, avrebbe pagato la città intorno a 650.000 euro all'anno per i diritti sulla coltivazione delle loro riserve annuali quì.

Il consenso avrebbe creato circa 40 posti di lavoro e dato la possibilità al municipio di pagare i suoi 1,3 milioni di euro di debito in due anni

Il futuro è verde

La situazione amministrativa della maggioranza delle associazioni per la cannabis è stata standardizzata, anche se molte questioni rimangono irrisolte e continuano a correre il rischio di problemi legali, soprattutto per via della coltivazione e del trasporto.

La FAC propose di far supervisionare le associazioni dalle istituzioni pubbliche, in modo da evitare ogni intervento della polizia o ripercussione legale. Tutto cio combina assieme ogni protocollo amministrativo scottante (incluse le liste dei luoghi dove viene coltivata, la loro ispezione, le tasse di produzione e la supervisione del trasporto). Attraverso le associazioni e le loro strutture democratiche, la sostanza psico-attiva sarebbe in grado di reclamare il suo status come sostanza che migliora la qualità della vita, invece che creare un piccolo e corrotto sistema di persone che diventano sempre più ricche.

Il movimento dovrebbe fiorire in altre parti del mondo, non solo la Spagna come parte dell'Europa della proibizionista Unione Europea. Il campo di applicazione potrebbe essere più ampio, come ci spiega Darren, un altro Americano. Questi posti sono belli ma, dopo aver fumato così tanto, sono veramente affamato. Penso che le associazioni dovrebbero passare al prossimo livello e considerare l'idea di creare qualche tipo di servizio per il cibo. " Sorride, mentre si accinge a farsi un'altra canna.

Testi e immagini © Nina Behek.