Pepe, un indignato a Parigi: "Non immaginavo, qui in Francia, una tale mancanza di democrazia"

Articolo pubblicato il 01 luglio 2011
Articolo pubblicato il 01 luglio 2011
Un mese di assemblee generali in place de la Bastille, con gli occhi pieni di sogni, e il movimento che non decolla... Basta. Gli indignati parigini sono meno indignati o meno organizzati degli omologhi dell'Europa del Sud? Fra ottimismo e pessimismo, uno dei fondatori del movimento a Parigi ci spiega perché continuerà a mobilitarsi ad ogni costo.

Sogno

"Volevamo esserci tutti." Ecco come è nato il movimento degli  indignati a Parigi.  Un transfert da parte di spagnoli espatriati  che, davanti ai teleschermi il 15 maggio, morivano dalla voglia di gridare la loro solidarietà  a Plaza del Sol. Trovare il modo di dar fiato a questo respiro di libertà che gli riempie il petto. Un raduno spontaneo davanti all'ambasciata di Spagna? Bingo. Pepe, un insegnante-ricercatore con una tesi in biologia, da cinque anni a Parigi, non ha perso l'occasione.

"Fino ad allora avevo trovato ridicolo affermare la fierezza di essere spagnolo. Ma in quel momento, quando ci siamo riuniti al Trocadero per redigere il primo manifesto, ho provato questo stato d'animo. Fu commovente". Attenti, non andate a pensare che gli spagnoli di Parigi si siano andati a cercare una scarica di adrenalina per procura."Fin dall'inizio, il movimento è stato in francese,con l'obiettivo dell'internazionalizzazione", precisa Pepe. " Abbiamo cercato di applicare la problematica della democrazia reale al caso francese."

Compito

Il movimento degli indignati, da quel momento, ha individuato come simbolo una nuova presa della Bastiglia e come obiettivo la democrazia orizzontale. I mezzi ? Un'assemblea generale dove ognuno, a turno, ha diritto alla parola, e numerose commissioni (azione, logistica, rivendicazioni, comunicazione, economia, ecologia etc.) per strutturare le proposte e rendere perenne il movimento. Tutto questo chiede tempo, chiaramente: "Ho dovuto trascurare la mia vita sociale. Per un mese sono andato al lavoro dalle 10 alle 20, poi stavo nei dintorni di Bastille fino alle due.

"Sono quattro giorni che non vado a Bastille, recupero il tempo perduto al lavoro!", spiega Pepe davanti a una tazza di caffè a Jussieu. Lasciare tempo al tempo. Come dice Arcadi Oliveres, professore di economia applicata  e editorialista del quotidiano La Vanguardia. "L' esigenza emersa il 15 maggio di portare soluzioni concrete in solo 5 settimane è assurda. I politici ci mettono più tempo", insorge l'autore di ¡En qué mundo vivimos! Infórmate, piensa y actúa(«In che mondo viviamo,informati, pensa e agisci», edizioni Icaria). In Spagna la ricetta ha funzionato. Gli indignados hanno finito per lasciare le piazze del centro delle città e impegnarsi nei comitati di quartiere...

Delusioni

A Parigi, Pepe e gli altri pionieri della "acampadaparis" hanno dovuto disilludersi poco per volta. In questi giorni, la sola comunicazione che si può leggere sulla frenchrevolution è del tipo "Perché il movimento degli indignati in Francia resta limitato". Il titolo del quotidiano Le Monde non è una domanda, ma una affermazione. Pepe è sostanzialmente d'accordo con la maggior parte dei punti di vista del giornale."I francesi hanno difficoltà a muoversi. Finchè possono, si convincono di essere dalla parte giusta nella crisi e lasciano perdere gli altri". Eppure è una questione di tempo,considera il biologo. " La Grecia è caduta. Anche la Spagna. Non è impossibile che la Francia segua." Sì ma, ecco, in Francia non si è necessariamente pronti a mobilitarsi in maniera donchisciottesca, come lui definisce il modo tutto spagnolo di essere spontanei e costruire alla cieca.

Alle differenze culturali, si aggiunge la ridondanza delle proposte. Il ritorno ai fondamentali è quasi sistematico e i manifesti si intrecciano. Una perdita di tempo che avrebbe dovuto dare spazio alle azioni di diffusione nelle banlieues parigine. Argomento che sta a cuore allo spagnolo. "Un giorno che eravamo accampati sugli scalini dell'Opéra Bastille sono venuti a trovarci dei ragazzi del quartiere, si ricorda. Quando spiego a uno di loro che in Spagna un ragazzo su due è disoccupato mi dice che nella sua strada accade lo stesso. A questo punto gli parlo della necessità di indignarsi, ma non ha l'aria di crederci."

Rabbia

Paradossalmente è l'enorme delusione a dargli la voglia di continuare la mobilitazione."Non immaginavo a qual punto il sistema democratico fosse insufficiente in Francia. A ogni riunione spontanea che abbiamo organizzato, eravamo circondati dalla polizia o dai CRS, qualche volta più numerosi di noi. Lo sanno che siamo pacifici". Il 29 Maggio gli indignati sono stati fatti sloggiare da piazza della Bastiglia. Il 19 giugno vengono fatte 140 interpellanze in occasione di una nuova manifestazione. "Sono indignato!" scandisce Pepe. Ma quando centinaia di persone sono costrette al silenzio, si mostra evidente una nuova ragione di gridare..