Pelliccia sintetica? No, di cane (o gatto)

Articolo pubblicato il 24 aprile 2007
Articolo pubblicato il 24 aprile 2007

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L’Unione Europea in crociata contro il crudele commercio made in Cina.

“Prodotto con materiali sintetici”. Questa è la più comune dicitura che leggiamo sulle etichette di molti capi sui quali sono cuciti morbidi colletti. Un’ottima alternativa alla vera pelle per tanti consumatori di simpatie animaliste. Molti però non sospettano nemmeno che spesso questi capi, anziché da morbidi materiali sintetici, sono costituiti piuttosto da pellicce di cani e gatti: nel momento in cui il pelo viene colorato e trattato, come si fa a scoprirne l’origine?

Il lupo perde il pelo (e pure il gatto)

Ogni anno in Asia milioni di cani e gatti vengono barbaramente uccisi per ricavarne pellicce. Che dopo essere state accuratamente camuffate raggiungono l’Europa. Ogni anno sarebbero due milioni gli animali domestici uccisi in vere e proprie industrie.

In Cina non esistono leggi sulla protezione animale che possano difendere questi animali. Si pensi che per la sola produzione di un singolo capo sono necessari approssimativamente una ventina di cuccioli.

Che siano asciugamani, fodere, piumoni per problemi reumatici, rifiniture di mobili o addirittura portachiavi, non fa molta differenza: sul mercato europeo si può trovare di tutto, specialmente articoli con pelliccia di cane e gatto. «Nei canali commerciali questo tipo di prodotti circola più di quanto si pensi», afferma Struan Stevenson, l’eurodeputato conservatore scozzese che vuole che l’Unione Europea si impegni di più nel divieto d’importazione di pelli animali.

Ma le pellicce di cane e gatto non sono solo presentate come materiali sintetici. «Le etichette false possono trarre in inganno i consumatori sulla reale origine delle pellicce» spiega Struan Stevenson. «Sui cartellini leggiamo sciacallo asiatico, lupo cinese, oppure Maderhund asiatico. Ma in realtà le pellicce provengono da animali domestici.»

Gli Usa hanno già agito

Secondo la Commissione Europea le importazioni provengono prevalentemente dall’Asia. Una conferma di questo fenomeno si trova anche nello studio condotto dalla Humane Society International, organizzazione che si occupa di tutela degli animali. Con l’analisi sulle pellicce i ricercatori hanno rilevato addirittura la presenza di componenti tossici che derivano da numerosi tipi di tinture.

Per procedere contro il commercio brutale e illegale di pellicce, l’Unione Europea nel novembre 2006 ha suggerito una prescrizione che regoli l’esportazione, l’importazione, il commercio, la produzione e la vendita di pellicce di cani e gatti.

Metodi comprovati ed efficaci come il test del dna e la spettronomia di massa hanno il compito di individuare le pellicce a norma. Inoltre i 27 Stati membri dell’Unione sono obbligati ad aggiornare regolarmente questi metodi; 15 di essi, tra i quali Francia, Italia e Gran Bretagna, applicano già tali metodi di identificazione e ogni nazione ha emanato delle leggi proprie sul commercio delle pellicce. Solo ora la Commissione intende regolarizzare l’area europea: ma gli Stati Uniti, la Svizzera e l’Australia hanno bloccato il commercio di queste pellicce già da molto.