Pellegrini e rock’n roll

Articolo pubblicato il 03 maggio 2011
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Articolo pubblicato il 03 maggio 2011
Il 1° maggio Roma ha ospitato due grandi eventi: il consueto concertone organizzato dai sindacati e la beatificazione di Wojtyla. Il racconto della nostra inviata Marta Vigneri. di Marta Vigneri Alla Stazione Termini sono quasi le due di pomeriggio e le entrate della metro sono bloccate da un via vai di gente in ogni direzione.
La Linea B, dalla Fermata Lepanto fino a San Giovanni, è un tripudio di lingue suoni e colori. Si sente parlare polacco, spagnolo, italiano, tedesco, inglese e francese; si osservano volti stanchi e sudati; si ascoltano insieme "Alleluia" e cori profani di giovani che si preparano ad affrontare un pomeriggio di musica. La metro B, sporca e puzzolente, per un momento sembra essere il centro del mondo.

Che succede ?

Si è da poco conclusa la Beatificazione di Giovanni Paolo II  in Piazza San Pietro. Un milione e mezzo di pellegrini ha riempito il Vaticano e le piazze limitrofe. Moltissimi i giovani che fin dalla notte prima, nella veglia al Circo Massimo, hanno reso omaggio a Wojtyla. Lo spirito rievoca le Giornate Mondiali della Gioventù da lui istituite: lui che ha sempre parlato ai giovani come canale privilegiato di un messaggio umano prima che cristiano, che ha sempre incitato i fedeli a godere della bellezza della vita rimanendo giovani in spirito.

Dove vanno allora tutti i ragazzi che con magliette strappate e inneggianti a leader rock'n roll si spingono verso un altro lato della città?  Ripudiano il trascendente ?  Sicuramente si muniscono di mondani mezzi di divertimento: birra, vino, sigarette.

Sono molti di meno, circa duecentomila, e parlano tutti italiano, se non un marcato dialetto locale; non hanno fatto molta strada come i fedeli polacchi o sudamericani ma anche loro hanno voglia di aggregarsi e, in qualche modo, festeggiare.

Ma tra birre e sigarette forse il messaggio del Concerto del Primo Maggio può salvarli dalle fiamme dell'inferno: lavoro, storia, patria. Sul palco risuonano queste parole in ogni momento, cavalcando l'onda delle celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia e della sua Costituzione forse in modo più efficace.

Accompagnata dalla performance di Neri Marcorè, attivo e preparato nel presentare la maratona, la musica mescola e rinnova le note del sentimento nazionale, lo fa sentire ballare e cantare. Tra i sempre presenti Modena City Ramblers, Subsonica e Bandanardò, è il passato la vera novità. Eugenio Finardi reinterpreta l'inno Italiano in chiave rock; Gino Paoli canta "Va Pensiero" e Ennio Morricone riconcilia nella sua solenne "Elegia per l'Italia" i due brani da sempre contrapposti, e incanta il pubblico al calar del sole.

L'arte è protagonista. Le parole di Andrea Camilleri incorniciano la musica, silenziose ma efficaci nelle pause pubblicitarie. Attori e scrittori si cimentano nella celebrazione: Claudio Santamaria, Carlotta Natoli, Marco Presta e Sonia Bergamaschi recitano "Giro d'Italia in 150 secondi", celebrano l'Italia, quella che perde le partite di calcio come fossero guerre e le guerre come fossero partite;  l'unico Paese al mondo in cui è nata prima la cultura e poi la nazione; l'Italia dei furbi, dei furbetti e dei furbissimi; quella che con 12 milioni di voti sceglie la Repubblica e quella dei premi nobel: l'Italia di Dulbecco, Povè, Nadda, Giacconi, Deledda, Carducci, Fermi, Pirandello, Fò, Povè, Modigliani, Quasimodo, Rubia, Segrè, Montalcini, Montale; che unisce al disordine, al cinismo e all'incompetenza il vivido sangue dell'intelligenza. L'Italia, "campione del mondo, campione d'Europa.. L'Italia campione d'Italia !".

Urla applausi e grida arrivano dalla piazza.

Tra la malinconia del passato e la tristezza del presente di chi come Daniele Silvestri non inneggia ma sbeffeggia lo stivaletto che si è rotto di abitare, tra la bellezza dell'arte e la rabbia di accorgersi che, come canta Caparezza reppando il dramma dei cervelli in fuga, "Da qui se ne vanno tutti", raffiora solenne la speranza.

Se si perde quella negli strumenti della democrazia, nei rappresentanti politici, nei profeti dell'atomo e nei ladri dell'acqua, in chi ci fa credere che il precariato e la paura siano ciò con cui dobbiamo convivere a costo di andare via, il passato e la bellezza fanno sentire a tutti di meritarsi di meglio, in un'Italia a prova di credibilità anche nell'epoca in cui è "calpestata e colpita al cuore" da chi scavalca la legge e sporca il buon costume.

"Viva l'Italia", insomma, "l'Italia che non muore". Sulle note di Dalla e De Gregori il giovane pubblico comincia a defilarsi anche se non vorrebbe, ma deve cercare il modo migliore per tornare a casa, per prendere l'ultimo treno nel caos di una giornata così lunga. Ma forse il buon Padre neo Beato li perdonerà se, finite birre e sigarette, porteranno con sè il messaggio che lui stesso qualche anno fa cercava di dare, quello che, tra sacro e profano, pellegrini e rock'n roll, la giornata di ieri sembra aver riconsegnato ai giovani dell'Italia e del Mondo: "Non avere paura".

La speranza nel futuro e l'impegno a renderlo migliore potrà salvarli dalle fiamme dell'inferno.

Si ringrazia Maiusz Lesko per le foto della beatificazione di Giovanni Paolo II.