Patio Maravillas: squat e cultura nel centro di Madrid

Articolo pubblicato il 18 febbraio 2015
Articolo pubblicato il 18 febbraio 2015

Il centro sociale Patio Maravillas, da quasi 8 anni punto di riferimento per le lotte sociali a Madrid, continua a resistere di fronte alla minaccia di sgombero.

"Difendiamo il Patio, costruiamo Madrid!": ecco cosa gridavano le oltre 2.000 persone che lo scorso 5 gennaio si sono date appuntamento per appoggiare il Patio Maravillas, un progetto che compirà 8 anni il prossimo luglio. La manifestazione si è conclusa con l'occupazione di un edificio di proprietà del Comune di Madrid in via Hermanos Alvarez Quintero, ormai abbandonato da 10 anni

Dai balconi di questo edificio penzolavano degli striscioni si cui si poteva leggere "Por un Madrid en el que quepan muchos Patios" (Per una Madrid capace di accogliere numerosi Patios). Subito dopo l'occupazione, gli agenti in tenuta antisommossa si sono presentati scacciando i manifestanti e, appena due ore dopo, le 100 persone che si trovavano all'interno.

Raccontare la storia di questo centro sociale equivale a raccontare una parte della storia di Madrid. Il Patio Maravillas è un progetto politico, sociale e culturale che nasce nel quartiere madrileno di Malasaña e di cui beneficiano i residenti di ogni zona della capitale. Si tratta di un centro autogestito, nel bene comune della città e al servizio di coloro che la abitano. Il Patio è uno spazio di riferimento per la partecipazione cittadina, la resistenza e la lotta per i diritti fondati sul mutuo appoggio che rafforza il tessuto sociale di Madrid. 

Il primo edificio ad essere occupato è stato quello di via Acuerdo nel luglio del 2007, sgomberato poi il 5 gennaio 2010. Quello stesso giorno è stato occupato un altro edificio in via Pez 21, l'edificio in cui oggi si trova attualmente il Patio e che, dopo varie riunioni di creditori, è finito in mano alla società immobiliare Nivel 29, attualmente in causa contro il Patio.

Dopo lo sfratto del 5 gennaio, il Patio Maravillas ha convocato una conferenza stampa. Durante l'incontro, Ada Colau di Guanyem Barcelona ha definito il Patio «uno spazio sociale e culturale di riferimento non solo di Madrid ma dell'intero Stato, imprescindibile per una città democratica in un punto di crisi economica e democratica». A sua volta, Pablo Carmona di Ganemos Madrid ha dichiarato che «il Patio mette a contatto tutta quell'intelligenza che sorge a Madrid e che genera la politica al margine delle istituzioni sempre più cieche e sorde davanti alla realtà dei suoi cittadini».

In seguito alla denuncia presentata dalla società immobiliare verso la metà di settembre, i portavoce del centro sociale hanno annunciato una tabella di marcia con scadenze e misure precise, e si sono mostrati disposti a mantenere un dialogo con il Comune per giungere ad un accordo su uno spazio di fronte alla minaccia di sgombero. Inoltre, hanno chiarito che se prima delle elezioni di maggio il comune non garantirà uno spazio per far sì che il Patio continui a svolgere normalmente le sue attività, occuperanno un nuovo immobile di proprietà dello Stato.

Hanno anche denunciato che il Comune ha mentito nel negare che esistono spazi pubblici con le caratteristiche necessarie alla continuità delle attività del Patio. «Non abbiamo paura, e la nostra forza viene da tutta la gente che ci sostiene. Il nostro è un altro modo di fare politica e democrazia e continueremo a farla», hanno affermato i portavoce.

Per concludere, hanno annunciato delle giornate all'insegna del grido: "Difendiamo il Patio, Costruiamo Madrid" che all'inizio erano state programmate per essere organizzate nel nuovo spazio, tra tavole rotonde sui diritti della città, conferenze sulle abitazioni, interventi della gioventù, economia sociale e, oltre a vari concerti, la okupación

Durante il concerto dei Xxxxx, abbiamo scambiato quattro parole con Eva Munoz del collettivo Juventud Sin Futuro. Questo collettivo si riunisce sin dall'inizio (ben 4 anni fa) nel Patio Maravillas, dove ci si organizza per combattere la precarietà e la mancanza di aspettative per il futuro dei giovani. «Il Patio Maravillas è tutto per noi, è la nostra casa. Siamo preoccupati per quello che in termini democratici suppone uno sfratto del Patio Maravillas, uno spazio così è sempre un qualcosa in più in una città ogni volta più ostile nei confronti delle persone. Non riesco ad immaginare una Madrid più incline alla gente senza uno spazio come questo», commenta Eva.

Dieci, cento, mille centri sociali!

La persecuzione che angoscia i centri sociali come il Patio Maravillas si estende ad altri centri anch'essi a rischio sgombero come La Morada e La Casika nella Comunità di Madrid, senza dimenticare lo sgombero de La Traba o la recente chiusura di La Casa Invisible a Málaga

Per Ana Tabernero, portavoce del Patio Maravillas, «l'ipotesi raggiunta da anni è certa, a Madrid mancano davvero questi spazi che la gente accoglie positivamente e riempie di vita. Anno dopo anno abbiamo raccolto forze e dopo tentativi ed errori siamo riusciti ad affinare un modello di centro sociale aperto, plurale, intergenerazionale, dove tutti si sentono parte di un gruppo»Tomás Fuentes fa parte della Asamblea de 15M de Malasaña appoggiata dal Patio e afferma: «Il Patio non vedrà la sua fine, ogni volta è sempre più forte, se non in questo sarà in un altro spazio o in altri ancora, poichè la sua attività trascende il quartiere».

Anche Ernesto Leiva, che fa parte del gruppo yoga di questo centro sociale dal 2012, davanti all'idea che il progetto del Patio possa non continuare, esprime così la sua opinione: «Se il Patio non esistesse si perderebbe un capitale umano e simbolico. Molta gente che compie attività altruistiche, offrendo valori da un punto di vista per niente materiale, non potrebbe offrirle alla cittadinanza, la quale perderebbe una ricchezza e un valore culturale importante».

Il Patio Maravillas, nonostante si ritrovi ad affrontare un momento di incertezza di fronte al rischio di sgombero, è caratterizzato da forza, entusiasmo ed è legittimato da migliaia di persone che danno vita al progetto ed appoggiano la sua esistenza perchè convinti che insieme possono farcela. Come essi stessi ripetono: «Nos quieren en soledad, nos tendràn en comùn» (Più vogliono vederci soli, più ci vedranno uniti).