Pasolini, pensatore europeo

Articolo pubblicato il 23 aprile 2014
Articolo pubblicato il 23 aprile 2014

Gra­zie alla col­la­bo­ra­zio­ne tra 4 dei più im­por­tan­ti poli cul­tu­ra­li d'Eu­ro­pa (Bar­cel­lo­na, Pa­ri­gi, Roma, Ber­li­no) ar­ri­va in Ita­lia la mo­stra de­di­ca­ta al rap­por­to amo­re-odio tra la Ca­pi­ta­le e Pier Paolo Pa­so­li­ni ca­pa­ce di far ri­flet­te­re sul­l'u­ni­ver­sa­li­tà del pen­sie­ro del­l'in­tel­let­tua­le friu­la­no.

Ap­pro­da fi­nal­men­te a Roma, dopo l'ot­ti­mo ri­scon­tro ot­te­nu­to a Bar­cel­lo­na e Pa­ri­gi, la mo­stra de­di­ca­ta al rap­por­to amo­re-odio al­ter­na­to­si nel corso di tre de­cen­ni, dal 1950 al 1975, tra Pier­pao­lo Pa­so­li­ni e la città di Ca­pi­to­li­na. Per tre mesi, dal 15 apri­le al 20 lu­glio a Pa­laz­zo delle Espo­si­zio­ni, il pub­bli­co ita­lia­no avrà quin­di l'op­por­tu­ni­tà di ri­per­cor­re­re, gra­zie ad una scru­po­lo­sa ri­co­stru­zio­ne cro­no­lo­gi­ca, l'at­ti­vi­tà ar­ti­sti­ca e in­tel­let­tua­le di Pa­so­li­ni dal gior­no del suo ar­ri­vo a Roma, il 28 gen­na­io 1950, fino a quel­lo della sua tra­gi­ca scom­par­sa, da­ta­ta 2 no­vem­bre 1975.

Oltre al bi­no­mio Pa­so­li­ni – Roma è però im­por­tan­te sof­fer­mar­si sulla ri­so­nan­za e il suc­ces­so che la mo­stra - cu­ra­ta da Jordi Ballò, Alain Ber­ga­la e il no­stro Gian­ni Bor­gna (scom­par­so lo scor­so feb­bra­io) - è riu­sci­ta ad ot­te­ne­re nel resto d'Eu­ro­pa. Suc­ces­so che, come gli stes­si Ballò e Ber­ga­la hanno te­nu­to ad evi­den­zia­re nel corso del­l'in­con­tro "Pa­so­li­ni, pen­sa­to­re eu­ro­peo", ha il me­ri­to di “ri­flet­te­re la di­men­sio­ne eu­ro­pea non solo del pro­get­to, ma anche del pen­sie­ro pa­so­li­nia­no, non cir­co­scri­vi­bi­le esclu­si­va­men­te al­l'I­ta­lia, ma adat­ta­bi­le e ap­pli­ca­bi­le a gran parte dei paesi eu­ro­pei del do­po­guer­ra”. 

IL CON­TRO­VER­SO RAP­POR­TO CON GLI IN­TEL­LET­TUA­LI FRAN­CE­SI

Con l'i­ni­zio degli anni ses­san­ta Pa­ri­gi di­ven­ne l'e­pi­cen­tro cul­tu­ra­le più at­ti­vo e pro­li­fi­co d'Eu­ro­pa. Pa­so­li­ni non poté che ri­ma­ner­ne af­fa­sci­na­to. La na­sci­ta e l'af­fer­ma­zio­ne della Nou­vel­le Vogue diede quin­di modo allo scrit­to­re friu­la­no di po­ter­si av­vi­ci­na­re alla real­tà ar­ti­sti­ca e in­tel­let­tua­le d'Ol­tral­pe. Tut­ta­via l'am­mi­ra­zio­ne di Pa­so­li­ni per l'e­ste­ti­ca del nuovo ci­ne­ma fran­ce­se e in par­ti­co­lar modo per i la­vo­ri di Go­dard non fu mai del tutto cor­ri­spo­sta. Come l'ex di­ret­to­re dei Ca­hiers du Ci­ne­ma, Alain Ber­ga­la, sot­to­li­nea “i se­mio­lo­gi fran­ce­si in quei gior­ni con­si­de­ra­va­no Pa­so­li­ni un sem­pli­ce ama­to­re naif, non ri­co­no­scen­do­ne mai del tutto la sua di­men­sio­ne ar­ti­sti­ca”. Di­fat­ti molti degli in­tel­let­tua­li fran­ce­si del­l'e­po­ca, tra cui Bar­thes e Metz, quan­do sen­ti­va­no par­la­re di Pa­so­li­ni spes­so stor­ce­va­no il naso. Quasi tutti, tran­ne due: Jean-Paul Sar­tre e Mi­chel Fou­cault. Il primo, nel corso degli anni ses­san­ta e in più di un'oc­ca­sio­ne, ebbe modo di pren­de­re le parti del­l'in­tel­let­tua­le ita­lia­no di­fen­den­do­lo dalle aspre cri­ti­che ora della si­ni­stra mar­xi­sta fran­ce­se – “cercò più volte di ri­com­por­re le frat­tu­re ve­nu­te­si a crea­re tra lui [Pa­so­li­ni] e l'in­tel­li­ghen­zia in­tel­let­tua­le d'Ol­tral­pe” - ora dal­l'o­pi­nio­ne spes­so pre­giu­di­zie­vo­le dei cri­ti­ci del Ca­hiers du Ci­ne­ma, fermi nella con­vin­zio­ne che i ca­no­ni este­ti­ci di Pa­so­li­ni non po­tes­se­ro rien­tra­re nei cri­te­ri del nuovo ci­ne­ma. Il se­con­do, in­ve­ce, ar­ri­vò a con­di­vi­der­ne i trat­ti del pen­sie­ro sco­mo­do e an­ti-po­te­re e ad elo­giar­ne al­cu­ne opere ci­ne­ma­to­gra­fi­che, tra le quali Co­mi­zi d'A­mo­re, che ebbe modo defini­re, come ri­cor­da Ber­ga­la, come “un film as­so­lu­ta­men­te straor­di­na­rio”.

A quasi mezzo se­co­lo di di­stan­za, tut­ta­via, il pen­sie­ro e il pa­tri­mo­nio ar­ti­sti­co di Pa­so­li­ni sono stati ri­va­lu­ta­ti e oggi sono og­get­to di stu­dio, di di­bat­ti­to e di­scus­sio­ne nelle uni­ver­si­tà e nei luo­ghi in cui la cul­tu­ra fran­ce­si.

PA­SO­LI­NI E LA SPA­GNA. CON­TRO L'O­MO­LO­GA­ZIO­NE LIN­GUI­STI­CA

Se la "set­ti­ma arte", come ac­cen­na­va­mo in pre­ce­den­za, stava alla base del con­tro­ver­so rap­por­to tra Pa­so­li­ni e la Fran­cia, ciò che le­ga­va l'in­tel­let­tua­le alla pe­ni­so­la ibe­ri­ca era in prima bat­tu­ta il tema del­l'o­mo­lo­ga­zio­ne lin­gui­sti­ca. Sia Ita­lia che Spa­gna eb­be­ro a che fare con due re­gi­mi che di fatto ave­va­no cer­ca­to, fa­cen­do forza sui i loro prin­ci­pi na­zio­na­li­sti, di sco­rag­gia­re o proi­bi­re l'uso delle lin­gue che non fos­se­ro quel­le uf­fi­cial­men­te ri­co­no­sciu­te (in Spa­gna ven­ne­ro ini­bi­ti il ca­ta­la­no, il basco, il ga­li­zia­no). Pa­so­li­ni, che fa­ce­va del­l'e­te­ro­ge­nei­tà cul­tu­ra­le uno dei fon­da­men­ti del pro­prio pen­sie­ro le­ga­to "al­l'ac­cul­tu­ra­zio­ne", non poté che con­di­vi­de­re con gli in­tel­let­tua­li spa­gno­li la lotta con­tro l'o­mo­ge­nei­tà lin­gui­sti­ca, che Fran­co cer­ca­va loro di im­por­re. Al con­tra­rio di quel­lo che venne a crear­si con gli in­tel­let­tua­li fran­ce­si quin­di, il rap­por­to con i pen­sa­to­ri spa­gno­li fu molto più tra­spa­ren­te e ba­sa­to sulla stima re­ci­pro­ca, il che portò Pa­so­li­ni a vi­si­ta­re la Spa­gna in più di un'oc­ca­sio­ne spo­san­do le cause degli in­tel­let­tua­li ibe­ri­ci. 

Come ri­cor­da Jordi Ballò “in quei tempi il con­cet­to pa­so­li­nia­no secondo il quale solo a poeti ed ar­ti­sti po­te­va es­se­re af­fi­da­to il com­pi­to di te­ne­re in vita le dif­fe­ren­ze lin­gui­sti­che” tro­va­va ter­re­no fer­ti­le tra gli in­tel­let­tua­li della Spa­gna fran­chi­sta.­ Anche per que­sto, ma non solo, os­ser­va Ballò, va quin­di ri­co­no­sciu­to a Pa­so­li­ni il me­ri­to di es­se­re riu­sci­to a “co­strui­re una co­scien­za eu­ro­pea dif­fu­sa, che ha avuto la forza di op­por­si, se non altro mo­ral­men­te, ai po­te­ri forti. La sua morte", conclude, "non può che es­se­re con­si­de­ra­ta una ci­ca­tri­ce ger­mi­na­le da cui tut­t'og­gi pos­so­no con­ti­nua­re a pren­de­re vita gli spi­ri­ti di at­ti­vi­smo, par­te­ci­pa­zio­ne e cri­ti­ci­tà con cui poter sma­sche­ra­re i po­te­ri forti”.