Partito dei verdi: dobbiamo combattere il neoliberismo

Articolo pubblicato il 21 maggio 2014
Articolo pubblicato il 21 maggio 2014

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A pochi giorni dalle elezioni europee, i populisti xenofobi stanno agguantando tutte le prime pagine, con la scusa di voler eliminare il "voto di protesta". Il Partito Verde Europeo vuole offrire alternative ragionevoli, reali e radicali alla vecchia scuola. Cafébabel ha intervistato Rupert Read, filosofo dell'Università di East Anglia e candidato del Partito dei Verdi per l'Est dell'Inghilterra. 

Ca­fé­ba­bel: Negli altri paesi eu­ro­pei, per esem­pio la Ger­ma­nia o la Fran­cia, i par­ti­ti dei verdi sono molto forti, nel senso che sono molto più pre­sen­ti che nel Regno Unito. I Verdi Eu­ro­pei sono la quar­ta al­lean­za più gran­de in Eu­ro­pa. Pensa che la po­po­la­zio­ne del Regno Unito riu­sci­rà a pren­de­re il Par­ti­to dei Verdi UK più se­ria­men­te e a ve­der­lo come una vera forza po­li­ti­ca, ve­den­do che gli altri par­ti­ti verdi sono così forti in Eu­ro­pa? 

Ru­pert Read: Buona do­man­da e la ri­spo­sta è sì. Du­ran­te que­sta cam­pa­gna ho visto che quan­do la gente viene a sa­pe­re che il no­stro grup­po nel Par­la­men­to Eu­ro­peo è più gran­de ri­spet­to al grup­po del Par­ti­to Con­ser­va­to­re, ca­pi­sce che stia­mo ve­ra­men­te fa­cen­do sul serio, in Eu­ro­pa e in que­ste ele­zio­ni. In più, aiuta molto quan­do que­sto si somma ad una rap­pre­sen­ta­zio­ne pro­por­zio­na­le come un si­ste­ma, che noi non ab­bia­mo nelle no­stre ele­zio­ni ge­ne­ra­li e che ab­bia­mo, in­ve­ce, nelle ele­zio­ni eu­ro­pee. Penso che que­sto sia il mo­ti­vo per cui i son­dag­gi d'o­pi­nio­ne ci po­si­zio­ni­no al quar­to posto, da­van­ti ai Li­be­ral De­mo­cra­ti­ci, con un po­ten­zia­le au­men­to si­gni­fi­ca­ti­vo di seggi alle ele­zio­ni. 

CB: Cosa ne pensa della lea­der­ship di Ska Kel­ler e di José Bové?

RR: Ha ag­giun­to qual­co­sa alla cam­pa­gna. Penso sia dif­fi­ci­le per­ché non ab­bia­mo an­co­ra un vero pub­bli­co eu­ro­peo, seb­be­ne stia­mo cer­can­do di crear­ne uno. Penso però che sia im­por­tan­te non orien­tar­ci trop­po verso il fe­de­ra­li­smo. In Gran Bre­ta­gna i Verdi sono molto in­die­tro con i pro­gram­mi della lo­ca­liz­za­zio­ne, del de­cen­tra­men­to e della sus­si­dia­ri­tà. 

CB: Na­talie Ben­nett in una sua in­ter­vi­sta ha di­chia­ra­to che gli altri par­ti­ti del Regno Unito stan­no cer­can­do di met­te­re fuori gioco l'U­KIP (Par­ti­to per l'In­di­pen­den­za del Regno Unito). Che im­pat­to ha avuto l'U­KIP nel di­bat­ti­to sul­l'im­mi­gra­zio­ne? 

RR: Ha avuto un ef­fet­to molto ne­ga­ti­vo. Ero in te­le­vi­sio­ne ieri, in un di­bat­ti­to con Pa­trick O'Flynn, lo spin doc­tor  di Nigel Fa­ra­ge. Gli ho detto che se Fa­ra­ge af­fer­ma che la gente ha il di­rit­to di pre­oc­cu­par­si quan­do dei ru­me­ni si tra­sfe­ri­sco­no nel vi­ci­na­to, ab­bia­mo ve­ra­men­te rag­giun­to un punto ve­ra­men­te pe­ri­co­lo­so in que­sto paese. Im­ma­gi­na­te se Fa­ra­ge di­ces­se che la gente ha il di­rit­to di pre­oc­cu­par­si quan­do degli ir­lan­de­si si tra­sfe­ri­sco­no nel vi­ci­na­to, o dei neri, o degli ebrei. L'U­KIP è un par­ti­to xe­no­fo­bo che spes­so sfo­cia nel raz­zi­smo e dob­bia­mo con­fron­tar­ci con loro in modo molto di­ret­to. 

CB: Ho letto al­cu­ni dei suoi ar­ti­co­li sul fe­ti­ci­smo della cre­sci­ta e sull'eco­no­mia della po­st-cre­sci­ta. Può par­lar­ci bre­ve­men­te di que­st'ul­ti­ma? 

RR: È molto sem­pli­ce; un'e­co­no­mia della po­st-cre­sci­ta è un'e­co­no­mia in cui non c'è più cre­sci­ta. Una so­cie­tà della po­st-cre­sci­ta è quel­la in cui la gente dice "Ma in fondo, per­ché mai dob­bia­mo con­ti­nua­re a vo­le­re una cre­sci­ta? A cosa ci serve? Che cosa ci serve ve­ra­men­te?". E ciò che ci serve ve­ra­men­te è una buona qua­li­tà della vita, si­cu­rez­za, i no­stri bi­so­gni pri­ma­ri sod­di­sfat­ti, one­stà e una so­cie­tà più equa. 

CB: Pensa che usare la cre­sci­ta eco­no­mi­ca come mi­su­ra pri­ma­ria di suc­ces­so e di be­nes­se­re per­met­ta ai go­ver­ni di igno­ra­re la di­spa­ri­tà nella re­di­stri­bu­zio­ne dei beni? 

RR: Sì, è pro­prio ciò che penso. Penso inol­tre che que­sto sia il mo­ti­vo per cui pun­ta­re ad un pro­gram­ma di cre­sci­ta sia una brut­ta idea per tutti quei par­ti­ti che si di­chia­ra­no di si­ni­stra, oltre ad es­se­re na­tu­ral­men­te un di­fet­to dei so­cia­li­sti e dei so­cial-de­mo­cra­ti­ci nel­l'ul­ti­ma ge­ne­ra­zio­ne, al­l'in­cir­ca. Do­vrem­mo adot­ta­re nuovi metri di mi­su­ra­zio­ne oltre al PIL per ca­pi­re di cosa ha ve­ra­men­te bi­so­gno la so­cie­tà. 

CB: In uno dei suoi ar­ti­co­li, fa una di­stin­zio­ne tra li­vel­lo di vita e qua­li­tà della vita. Può spie­gar­ci la dif­fe­ren­za e per­ché è im­por­tan­te? 

RR: Il li­vel­lo di vita in­di­ca so­stan­zial­men­te le cose fi­si­che che pos­so­no es­se­re mi­su­ra­te. Quan­te mac­chi­ne pos­sie­di? Qual è il tuo red­di­to di­spo­ni­bi­le? Men­tre la qua­li­tà della vita si ri­fe­ri­sce al li­vel­lo di fe­li­ci­tà delle per­so­ne, della loro sa­lu­te fi­si­ca e men­ta­le, cose del ge­ne­re. La do­man­da è, quale è la più im­por­tan­te? Al mo­men­to, pren­dia­mo più in con­si­de­ra­zio­ne il li­vel­lo di vita. Io sug­ge­ri­sco che do­vrem­mo cer­ca­re di mi­su­ra­re la qua­li­tà della vita. Quel­lo che im­por­ta ve­ra­men­te non è quan­ti soldi o quan­te mac­chi­ne uno ha, ma se stia bene, se si senta si­cu­ro, fe­li­ce, in pace e a pro­prio agio. Que­sto do­vreb­be es­se­re l'ob­biet­ti­vo dei po­li­ti­ci. 

CB: Pensa che il neo­li­be­ri­smo sia un'i­deo­lo­gia ra­di­ca­ta nel­l'e­co­no­mia glo­ba­le e por­ta­ta avan­ti dalle isti­tu­zio­ni come l'FMI (Fondo Mo­ne­ta­rio In­ter­na­zio­na­le), la Banca Mon­dia­le e la Banca Cen­tra­le Eu­ro­pea? Pensa si trat­ti di un'e­ge­mo­nia che si può so­praf­fa­re? 

RR: Sì, anche se sarà molto dif­fi­ci­le e ci vorrà un gran­de mo­vi­men­to. L'e­ge­mo­nia del neo­li­be­ri­smo è molto dif­fu­sa in tutta Eu­ro­pa, ra­di­ca­ta nel Trat­ta­to di Li­sbo­na. Penso che, in quan­to Verdi, dob­bia­mo es­se­re pron­ti ad es­se­re ra­di­ca­li e a sfi­da­re le isti­tu­zio­ni che ver­sa­no fondi, Unio­ne Eu­ro­pea in­clu­sa. Dob­bia­mo sfi­da­re la cre­sci­ta e il cre­sci­ti­smo. Dob­bia­mo pen­sa­re se­ria­men­te che quel­lo di cui la gente ha bi­so­gno ve­ra­men­te non è più roba, o un'e­co­no­mia che 'sgoc­cio­la'. Dob­bia­mo mi­ra­re ad una nuova ideo­lo­gia al­ter­na­ti­va al neo­li­be­ri­smo, ed è l'am­bien­ta­li­smo. Dob­bia­mo com­bat­te­re il neo­li­be­ri­smo espli­ci­ta­men­te. Dar­gli un nome e com­bat­ter­lo. 

CB: Quali sono le priorità del Partito Verde? 

RR: Abbiamo parlato molto di una rivoluzione dell'energia verde, così come del trasporto verde, abbiamo preso seriamente le fonti di energia rinnovabili e la riduzione del consumo di energia, un massiccio programma di isolamento  lanciato dalle autorità locali e dallo stato, il quale sarebbe autofinanziato perché si ridurrebbero gli sprechi. Una rivoluzione del trasporto pubblico; riportare le ferrovie e gli autobus nelle mani pubbliche, strade più sicure, strutture migliori per andare in bicicletta e tutto questo al posto dell'attenzione attuale, a Westminster come a Bruxelles, sui mega-progetti nazionali e internazionali. Perciò le cose su cui mi sono concentrato di più sono la limitazione e la riduzione delle emissioni di carbonio. 

CB: Perché i Verdi si oppongono al Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti?

RR: Perché questo trattato è un modo per smantellare la democrazia e sostituirla con una regola aziendale. È una corsa verso il fondo, in termini di standard internazionali. Il trattato è una grande minaccia alla democrazia e a tutti gli standard per i quali abbiamo combattuto per generazioni, e questo è il motivo per cui i Verdi si oppongono. 

CB: Pensa che i partiti principali, piuttosto che opporsi all'UKIP, abbiano invece adottato la loro retorica e qualche loro idea? 

RR: Sì. L'UKIP sta muovendo l'agenda politica verso destra. È un partito di estrema destra, xenofobo e populista, questo è il motivo per cui il Front National in Francia li ha aiutati. 

CB: Chi è il suo scrittore o filosofo europeo preferito? 

RR: Wittgenstein, dall'Austria, che è più che altro il mio migliore amico. 

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