Parola d’ordine: BIB 2003

Articolo pubblicato il 06 giugno 2003
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Articolo pubblicato il 06 giugno 2003

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Missione: sviluppo sostenibile. Caratteristica: progetto “folle” per studenti utopisti ed accaniti che, a dispetto d’essere cittadini del mondo, vivono e tentano di costruire l’Europa. A propria immagine e somiglianza.

Nel 1994, un piccolo gruppo di studenti ebbe l’idea di invitarsi a turno, nei propri rispettivi Paesi, per stringere legami e condividere il loro interesse comune per l’ambiente. Gli studenti tedeschi di Born hanno accolto l’anno successivo i loro amici europei e così nacque la rete Born in Born (BIB). Dall’11 al 20 aprile scorso, il nono incontro ha avuto luogo in Francia, a Parigi e nella Regione Nord Pas di Calais.

Eravamo dunque un centinaio a discutere dell’argomento (molto mediatico) dello sviluppo sostenibile. Quindici Paesi rappresentati, per altrettante discipline, una vivace diversità di punti di vista per “incrociare meglio i nostri sguardi”! Al di là dell’ambiente caloroso (!) e dei legami creati, al di là delle frontiere, apportavamo così la nostra modesta pietra alla costruzione di un’Europa vissuta.

Uno spirito « partecipativo »

Avvenimento « partecipativo » ed informale per essenza, anno dopo anno il BIB afferma la sua differenza. Questa partecipazione così spesso astratta è invece, per tutti coloro che si auto-proclamano “Biberi”, ben concreta. Alcuni, da organizzatori, prendono in mano la preparazione del BIB, loro affidata dalla democrazia studentesca. Altri, da partecipanti, arricchiscono l’avvenimento con i loro contributi spontanei, i loro lavori o le esperienze presentate a tutti durante i workshops. Eco-turismo, cambiamento climatico, Alta Qualità Ambientale (AQuA), cimiteri d’armi chimiche ed educazione ambientale sono stati alcuni dei temi presentati e discussi. Le questioni si mescolano sempre, intrattenendo questa dinamica di condivisione e di scambio resa possibile dal coinvolgimento di ognuno. Ogni anno, i ruoli si capovolgono ed un nuovo paese viene incaricato dell’organizzazione.

Un tema: lo sviluppo sostenibile

Questo decennio di scambi ci ha aperto delle rigeneranti prospettive di riflessione. I tre giorni di visite sul terreno nella regione Nord Pas de Calais (la regione di Lille ndr) ci hanno fatto scoprire uno sviluppo sostenibile che fuoriusciva dal contesto delle pratiche dominanti, imponendoci creatività e scombussolando le nostre coordinate mentali. Allo stesso tempo, abbiamo visto un contadino e la sua famiglia che vivono molto bene con soli 8 ettari biologici e senza prestiti, un liceo ecologico, luminoso e senza violenza, una miniera senza minatori ma con artisti e aziende verdi e tanto altro.

Sulla stessa scia, abbiamo proposto agli studenti di scoprire Parigi sotto una luce diversa, andando una giorno ad incontrare attori locali e lanciando le iniziative più disparate : Zona di Sistemazione concertata « Parigi Rive Gauche», Frigos di Parigi, Città Universitaria Internazionale, Parco André Citroën. Dei momenti sconcertanti in cui ognuno si è ricordato che Parigi non si ferma al Louvre, ma resta uno spazio vivo di storie quotidiane.

Durante la conferenza del 18 aprile, intitolata “Sviluppo sostenibile: introspezione e prospettive”, Edgar Morin (1), Basarab Nicolescu (2) e Jean-Pierre Tardieu (3), ci hanno permesso di analizzare più da vicino questo concetto tanto inflazionato. Non è un po’ strano che una stessa visione dell’avvenire condiviso dal cuore della classe politica occidentale, sia d’altra parte il supporto della comunicazione di grandi aziende (Electricité de France, British Petroleum, Crédit Agricole eccetera), rimanendo tuttavia un leitmotiv per numerosi movimenti ecologisti? La nozione di sviluppo sostenibile sarebbe a tal punto vuota e priva di senso da suscitare tanto opportunismo? Nonostante sia una panacea, almeno la sua esistenza stimola i nostri scambi e le nostre discussioni.

Il prezzo di Schengen? 100 euro al giorno

In effetti, se questo incontro illustra un’apertura di vedute, a quando l’uguaglianza dei cittadini, la scomparsa delle frontiere ? La rete BIB lo riafferma con forza: l’Europa supera l’UE. La solidarietà comunitaria riguarda un numero limitato di Paesi. Ma Serbi, Russi ed Albanesi sono anch’essi Europei! E’ così che constatiamo la ghettizzazione dello spazio Shenghen: questo strumento di apertura divenuto discriminatorio impone ai partecipanti dell’Est di avere in contanti l’equivalente di un salario minimo rumeno per ogni giorno di presenza nelal zona di “libero movimento” in questione(100 euro).

Nel momento in cui la logica sicuritaria fa la parte del leone nella società francese, in cui l’ospitalità tende a divenire un concetto astratto, questa somma è scomparsa dalle tasche di una ventina dei loro proprietari. Noi militiamo per un Europa allargata e tollerante. Le discriminazioni etniche o economiche hanno segnato fin troppo la storia!

Abbasso le rigidità del sistema!

Il BIB si iscrive in una logica che non è quella del sistema universitario: l’incontro informale, militante, paneuropeo e interdisciplinare. Bisogna dare ragione a Ivan Illich quando parla di studenti come di “allievi-consumatori ai quali si insegna ad adattare i loro desideri ai valori commercializzabili senza che, in questo circuito di eterno progresso, ciò possa mai condurre alla maturità”. Uscendo da questo schema nevrotico, il BIB cerca di emanciparsi dalla logica universitaria. Al tempo stesso iniziativa malvista o conflitto tra università, il BIB non ha usufruito di alcuna sala per l’organizzazione dei suoi atelier.

Quante porte forzate? Quante energie spese? Lettere senza risposta? Quando la più grande regione francese si nasconde dietro le lentezze burocratiche per non dire né si né no al partenariato sollecitato… Affermare che il sistema europeo stimola lo studente a prendere delle iniziative è naif ed ipocrita! Al contrario, quanto è incoraggiante sentire, quando l’entusiasmo si accende: “Siete folli, ma è geniale!”

Soltanto l’accanimento ci ha permesso di trasformare i nostri sogni, i nostri progetti in momenti così arricchenti!

Che ne sarà del decimo Paese organizzatore, il nostro amico rumeno? Una solidarietà più forte basterà a supplire alle difficoltà economiche, che rendono inoperante il concetto di sviluppo? Allora, a quando l’Europa come “livello di realtà” per riprendere l’espressione di

Basarab Nicolescu ? Un’Europa aperta che trascende nazioni, lingue e culture… Un’Europa rispettosa del suo ambiente così ricco e diverso, dove le generazioni di succederanno in pace nei secoli? Sogni.

Attraverso lo sviluppo sostenibile, concetto minimalista che non supera la contraddizione iniziale sviluppo/sostenibile, si pone la domanda fondamentale dell’avvenire dell’Uomo e del suo Ambiente. Il sistema finito che è la Terra è in crisi : cambiamento climatico, esaurimento delle risorse naturali, l’inasprirsi delle disuguaglianze. Ci avviciniamo al momento di rottura. Diventa urgente non più rinnovare la macchina, ma cambiare bicicletta, pensare ad un futuro intelligente in cui l’economia sarà al servizio dell’uomo. L’uomo in armonia con il suo ambiente. Utopia diranno alcuni? Pragmatismo elementare risponderanno altri…

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(1) Edgar Morin è insigne Sociologo e Direttore del Consiglio Nazionale della Ricerca

(2) Basarab Nicolescu è fisico e Presidente del Centro Internazionale di Studi e Ricerche interdisciplianri.

(3) Jean-Pierre Tardieu è consigliere speciale del Presidente di Véolia-Environnement