Parlemento Europeo : piccole elezioni fra amici...

Articolo pubblicato il 30 luglio 2002
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Articolo pubblicato il 30 luglio 2002

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La cronaca delle sessioni del Parlamento Europeo. Un "dietro le quinte" in esclusiva per cafebabel.com

Come da copione, è lirlandese Pat Cox a succedere a Nicole Fontaine alla presidenza del Parlamento Europeo. Mezzo scozzese, mezzo irlandese, questo ex speaker di telegiornali è innamorato dellEuropa. La sua stessa elezione va interpretata come la prova che in questa assemblea cè sì spazio per tutti i piccoli partiti, ma anche per i piccoli stati. Pat Cox promette di lottare per il mantenimento delle diversità linguistiche e culturali essenziali allEuropa.

Tutto ciò sembra dunque di buon auspicio in vista dellallargamento. Ma per poter, comegli sostiene, fare prova dimmaginazione europea, sarà necessario senzaltro restare vigili di fronte al progetto di una nuova Costituzione che, se non si sta attenti, rischia di rosicchiare ancora di più il potere effettivo di un Parlamento che non si trova ancora a suo agio nellaffermare il suo ruolo in maniera ferma e senza complessi.

Lunedì: fin qui tutto bene. Salvo i franchi!

Un quarto dora di seduta per annunciare le elezioni del martedì, arrivederci e grazie. Le cose serie cominciano domani. Ma, se la calma piatta regnava allinterno dellemiciclo, cera del baccano al chiosco del giornalaio.

No, signore, non prendiamo più i franchi. Il cliente, visibilmente italiano e alterato, cercò in tutti in modi di spiegare alla venditrice che la banca si rifiutava di cambiargli i suoi vecchi franchi, ma dinanzi ad un rifiuto ostinato, fu costretto a girare i tacchi non senza lanciare qualche considerazione scortese riguardo lefficienza del governo nazionale. La venditrice, ben lontana dallaverne a male, prese in disparte gli altri clienti e lanciò questa battuta molto in voga presso i commercianti in quel momento: Hanno voluto leuro, non è il caso adesso di lamentarsi .

E credere che tutti abbiano dimenticato che si era stati persino consultati su questo punto Certo, è vero chè passato già tanto tempo

Martedì: le facezie europarlamentari, o la sconfitta dellaritmetica

Regna una certa effervescenza ai bordi del bar e nei corridoi del bunker. Per la decima volta nella sua storia, il Parlamento Europeo sceglierà il suo nuovo Presidente. Esce Nicole, che già deambula tutta sola, senza i colossi che la seguivano dal suo ufficio allascensore, dallascensore allemiciclo, dallemiciclo allascensore e dallascensore al suo ufficio. Questa nuova solitudine sembra renderla piuttosto perplessa, ed è con una certa riluttanza che si decide ad ordinare un caffè alla cassa del bar dei deputati, mentre una decina di occhi guardano, stupiti e un poco divertiti, la signora Presidente cercare laboriosamente nel suo borsellino alla ricerca della moneta giusta.

E, nella stessa maniera timida, eccola scendere i gradini per raggiungere il suo posto nellemiciclo mentre risuona la campanella che annuncia linizio del voto.

Come consuetudine, è il decano che prende in carica la presidenza durante le operazioni di voto. Ha inizio il primo e logicamente unico turno di scrutinio.

In lizza, cinque candidati, ognuno in rappresentanza di un partito. Il gruppo di centro destra (PPE - DE) conta 232 membri, il partito liberale è forte di 53 deputati, restano dunque i 179 voti del partito socialista (PSE), i 45 dei Verdi, i 44 dellestrema sinistra, e naturalmente la quarantina di euroscettici, senza dimenticare i 22 deputati indipendenti.

Per meglio cogliere le implicazioni di questo voto, bisogna rammentare laccordo fra i due gruppi dal 1999, che aveva garantito la vittoria a Nicole Fontaine e messo fine, allo stesso modo, ad una intesa tacita che permetteva, da dieci anni, unalternanza sinistra-destra semi perfetta e ingabbiata. Toccava dunque al Partito Popolare il compito di azionare lascensore del potere a favore del piccolo Partito Liberale e così onorare questo gentlemens agreement che permette alla destra liberale di governare da sola la barca per due anni e mezzo.

Cosa che ci porta a fare così i conti: 232 + 53 = 285. Il conto è buono per Pat Cox!: il candidato irlandese del Partito Liberale ha la matematica certezza della vittoria. Ma, si dubita che qui si tratti solo di una questione di numeri. Ehi! in questo genere di giochi elettorali, le cose sono spesso ben più complesse di quanto non sembrino.

Pat Cox avrebbe infatti dovuto fare il pieno dei 285 voti della coalizione, e aspirare alla maggioranza assoluta al primo turno. In pratica però non ne ha raccolti più di 254. Domanda: dove sono andati a finire i 31 voti mancanti? Forse da David Martin, il candidato socialista, che ha avuto la bella sorpresa di ricevere 184 voti anziché i 179 che si aspettava. Lipotesi più probabile sarebbe da ricercare però nel punteggio ottenuto dal delfino degli euroscettici, il tedesco Jens-Peter Bond, che ha collezionato in totale 66 preferenze.

Gli spiriti si animano, si corre nelle sale di riunione per negoziare le differenti alleanze al secondo turno. I candidati comunisti e verdi si ritirano lasciando per luno, delle indicazioni di voto a favore dei socialisti, e per gli altri unapparente assenza di direttive. Ma non si tratta che di un fuoco di paglia per un buon numero che non dubita della vittoria di Cox e che serenamente torna ad inserire la loro piccola scheda nellurna.

Adesso però le cose si guastano. Non solo Cox non ottiene i 285 voti, ma il suo stacco da Martin si sgretola, arrivando a 51 voti di differenza, mentre i numeri di Bond, con 76 voti, diventano verosimilmente imbarazzanti.

Questultimo ha pure laudacia di chiedere uninterruzione della seduta in modo da negoziare un eventuale accordo con luno dei due candidati. Un accordo a perdere, poiché né gli uni né gli altri si sarebbero potuti permettere unalleanza che sarebbe presto divenuta insostenibile e li avrebbe privati di ogni credibilità.

Il terzo turno si annuncia dunque il più palpitante e si comincia a sognare, anche se si dubita fortemente che i piccoli buffoni delle due prime tornate spingano il loro gusto del rischio così oltre da privare il proprio campo della vittoria finale. E effettivamente, alla fine, Pat Cox raccoglie 298 voti e raggiunge largamente la maggioranza assoluta.

Queste sono le gioie dello scrutinio segreto, e bisogna pur divertirsi un po! Naturalmente, si potrebbe ugualmente dire, per questa piccola stecca nella macchina ben oliata, che tutto ciò corrisponda ad un avvertimento. Qualcosa del genere: attenzione, i piccoli son là e aspettano di manifestare la loro presenza Ma, tutto è bene quel che finisce bene, e tutti si congratulano per questa dimostrazione di democrazia. In effetti la democrazia è parecchio attiva in seno al Parlamento, anche se per finta

Mercoledì: Oggi è il momento della matricola!

La seduta si apre con lannuncio dei risultati delle elezioni dei quattordici vicepresidenti. Premio di consolazione per lo sfortunato candidato David Martin che i deputati hanno promosso al posto di primo vicepresidente. Questi è del resto calorosamente soddisfatto per il nuovo Presidente, il cui grande sorriso lascia intendere che ha certamente passato unottima serata. Anche se ha di sicuro almeno rischiato a più riprese di perdere. Bisogna dire che la sua gavetta da matricola è stata severa e che è stato in primo luogo lo scontento José Maria Aznar a pagarne il prezzo in occasione del suo discorso di presentazione del progetto della nuova presidenza spagnola del Consiglio. Interrotto da un richiamo allordine assai vigoroso del Presidente Cox ai deputati che avevano visibilmente altre gatte da pelare, ha fatto prova di grande compassione di fronte alle difficoltà riscontrate dal novizio. Ma il peggio doveva ancora venire: sottomettere lelezione dei questori al voto elettronico segreto, procedimento che i deputati non avevano apparentemente mai sperimentato Le voci si alzano, curiosamente è a sinistra che si pescano i più reticenti. Noi non tergiverseremo certo 10 anni sullaffidabilità di un sistema che i nostri figli sapranno utilizzare grida finalmente un deputato del PPE di età già considerevole

Il Presidente interrompe con molto giudizio: ci sarà un voto sul modo di votare.

Benvenuto e buona fortuna signor Presidente.