Parigi, uno spettacolo di marionette post-sovietiche

Articolo pubblicato il 20 luglio 2012
Articolo pubblicato il 20 luglio 2012
Zourab Kikoudzé, star del teatro delle marionette georgiano ai tempi dell'Urss, è di passaggio a Parigi per promuovere la sua opera "Meuh!", indimenticabile (?) peripezia delle vacche georgiane ai tempi della privatizzazione selvaggia. Incontro con un artista d'altri tempi, che non ha nessuna intenzione di rimanere seduto durante l'intervista.

Non ditegli che è un artista, a Zourab Kikoudzé, potrebbe ribaltarvi con una risata. L’uomo, classe 1956, sfiora i due metri di altezza e si porta appresso due mani che potrebbero appendervi al primo chiodo disponibile. Quando lo incontro, nell’esclusiva libreria e casa editrice Maison d’Europe et de l’Orient, in una fresca giornata di inizio estate, il georgiano sta aspettando impaziente l’inizio dello spettacolo teatrale ricavato dalla sua opera, Meuh! (1999, scritta assieme a Gaga Nakhoutsrichvili, pubblicata in francese dalle edizioni “L’espace d’un instant”).

Marionette per adulti

Malgrado gli sforzi, miei e della traduttrice, Mariam Kveselava, non riesco a tenerlo seduto più di cinque minuti consecutivi. Si alza, abbraccia le persone che affollano l’ingresso della libreria, muove l’aria con l’aiuto delle mani gigantesche e si accarezza il maglione verde dove sono impressi degli anatroccoli e la scritta “Grandpa’”. Ma le impressioni, come al solito, ingannano: Zourab è figlio di una cultura e di una lingua, quella georgiana, che è tra le poche del Caucaso ad avere una tradizione letteraria. Le sue storie, che fanno ridere grandi e piccini, sono in realtà pensate per un pubblico adulto.

Zourab è diventato un esperto di marionette solo nel 1981, dopo una giovinezza passata in mille lavori diversi: antennista, giocatore di rugby tra le sperdute vette del Caucaso e – soprattutto – addetto “a tagliare legna con l’ascia”. Ecco spiegato l’impulso di quelle mani che non smettono di afferrare qualunque oggetto capiti a tiro, e darmi pacche sulla spalle in grado di ribaltare un toro. “Quando dico che lavoro con le marionette, guardano la mia statura e si mettono a ridere”.

Eppure quest’uomo è stato una delle poche star riconosciute in tutto il mondo comunista ante-1991: le delegazioni ufficiali in arrivo da Mosca erano accolte dal suo spettacolo di marionette, e la compagnia era autorizzata a compiere tournée nell’Unione Sovietica e perfino all’estero. Un permesso difficile a ottenere, a quei tempi.

Il direttore del Teatro di Stato delle marionette, Rézo Gabriadzé, era tutto fuorché un dissidente. E’ stato lui a reclutarmi, assieme ad altri, nel 1981, e a insegnarmi il mestiere”. Una carriera del tutto casuale, dunque, ma che lo ha portato a visitare i quattro angoli del mondo comunista, prima di uscire fuori e venire fino a Parigi.

"Quando dico che lavoro con le marionette, guardano la mia statura e si mettono a ridere"

La storia di Meuh! parla di un gruppo di vacche, nate in Unione Sovietica, che devono sfuggire alla privatizzazione selvaggia, conseguente al crollo del regime comunista, e al rischio di venire abbattute. “Dove possiamo scappare? – si chiede una di loro – Dappertutto ci sono le ‘forze della pace’, tutti i valichi e i tunnel sono stati privatizzati e trasformati in oleodotti”. A indicar loro la via di fuga verso la Svizzera è un lupo, incredibilmente mansueto, innamorato di una di loro, Ketato. Ma anche in Svizzera, dove l’erba è sempre verde e il filo elettrico di recinzione a 12 volt (“Puf! – dirà una di loro, strappandolo a morsi – in Siberia era 356 volt”) non saranno al sicuro. L’ultima via di fuga rimasta sarà il campo verde di un agricoltore vicino, un’erba misteriosa, che le farà volare via dalla Terra...

La storia, così riassunta, non rende la magia e lo straniamento della rappresentazione attraverso le marionette. Purtroppo Zourab non può metterlo in scena questa sera, e dobbiamo accontentarci dei (bravissimi) attori francesi del Théâtre Arnold. Le decorazioni dello spettacolo originale sono troppo imponenti per essere trasportate nel cargo di un volo Air France: “all’epoca comunista era lo Stato che si faceva carico di tutte le nostre spese, e potevamo costruire sfondi e decorazioni imponenti. Ora i finanziamenti sono più difficili a trovare, ma non rinuncio a pensare in grande”.

Che gli spettacoli per marionette siano stati da sempre riservati alla comunicazione tra i “grandi” non è una novità: Goethe stesso aveva scritto la prima versione della sua opera, l’Urfaust, influenzato dagli adattamenti per marionette del Faust di Christopher Marlowe. La seconda opera di Zourab, la “Pression”, è stata scritta nel 2003 sull’onda della “Rivoluzione delle Rose” georgiana. In quest’opera il sovrano ruba il Sole al popolo georgiano. Come “aiuti umanitari” arrivano dei chicchi di grano, che i popolani ignari piantano nel terreno, e che fioriscono in tante mani che mostrano il dito medio alzato.

Giovani di talento e interessati cercasi

Alla fine della storia, è tempo di rivelare che cosa mi aveva spinto a intervistare questo curioso personaggio, venuto da un’altra epoca: all’estero lo presentano come il “marionettista” della satira politica. In effetti, Zourab ha condotto un programma simile al francese Guignoles de l’Info, sulla televisione di stato Audentsia. Ma, come rivela lui stesso, “in quel lavoro l’unica cosa interessante era lo stipendio. Non c’era una vera critica, e il presidente era l’eroe di turno. La società georgiana non è ancora pronta a questo tipo di spettacolo”.

Zourab ha lasciato la televisione, che “richiede un linguaggio diverso dal teatro”, ed è tornato alla sua passione originaria. Nel 2008, in occasione della guerra, è andato nelle zone più colpite a insegnare ai bambini come costruire le marionette per farsi un po’ di soldi.

Forse tra di loro si nasconde il suo erede? “Difficile – spiega, con un accenno di tristezza - è un mestiere dove non si vede nessun giovane interessato e di talento”.

L’adattamento teatrale di Meuh! è stato presentato nel quadro di L’Europe de thatres, organizzato da Eurodram – rete europea di traduzione teatrale in partenariato con La Maison d'Europe et d’Orient.

Foto di copertina: (cc) rubyblossom/flickr . Nel testo: © Jacopo Franchi. Video: sildavimeo/youtube/