Parigi: un posto per la cultura tunisina?

Articolo pubblicato il 12 giugno 2014
Articolo pubblicato il 12 giugno 2014

La cul­tu­ra tu­ni­sina è sot­to­rap­pre­sen­ta­ta a Pa­ri­gi, ma al­cu­ne ini­ziative ten­do­no a fare emer­ge­re una scena ar­ti­sti­ca po­strivoluzionaria. Chi sono que­sti ar­ti­sti e quali sono i loro mezzi?

Qual è il posto della cul­tu­ra tu­ni­sina in Fran­cia? A Pa­ri­gi in ogni caso, non è così ben rap­pre­sen­ta­ta come avrem­mo po­tu­to im­ma­gi­na­re, te­nen­do conto del gran­de nu­me­ro d’im­mi­grati pre­sen­ti nella ca­pi­tale. In cin­que gior­ni di ri­cer­che ab­bia­mo tro­va­to un solo gio­va­ne ta­lento rap­pre­sen­ta­ti­vo della scena cultu­rale tu­ni­sina. Ins­tallato a Pa­ri­gi da meno di due anni, Akram Be­laid ama pre­sen­tar­si come un «agi­ta­tore cultu­rale». Fo­to­gra­fo di for­ma­zio­ne e ar­tista, è at­tual­men­te il res­pon­sabile delle at­ti­vi­tà cul­tu­ra­li della Mai­son de la Tu­ni­sie. E guar­dan­do il pro­gram­ma pro­posto da que­sta fon­da­zio­ne, è im­pos­si­bi­le ne­ga­re i suoi sfor­zi per fare emer­ge­re la cul­tu­ra tu­ni­si­na nella ca­pi­ta­le. Quasi sem­pre, sono ai tu­ni­sini e agli arabi in­stal­la­ti in Fran­cia che sono ri­vol­ti gli even­ti. Un pu­bblico che ha sete di tutto ciò che è tra­di­zio­na­le, di­ver­sa­men­te dal pub­bli­co in­ter­na­zio­na­le della Cité Uni­ver­si­taire, piut­to­sto affascinato dal gusto per la sco­per­ta. 

Sforzi ma pochi mezzi

La Mai­son de la Tu­ni­sie, si­tua­ta nel 14° ar­ron­dis­se­ment nel bou­le­vard Jour­dan, fa parte delle 39 re­si­den­ze della Cité In­ter­na­tio­nale Uni­ver­si­taire della capitale francese. Co­strui­ta nel 1948 dalla di­re­zio­ne della pub­bli­ca istru­zio­ne del go­ver­no tu­ni­si­no, è un'i­sti­tu­zio­ne fran­ce­se regolamentata dalla legge locale che, tuttavia, non si ri­du­ce al solo ruolo di re­si­den­za uni­ver­si­ta­ria.

Con­fes­so che sono riu­sci­ta a lo­ca­liz­za­re l'edificio sol­tan­to grazie alla ban­die­ra tu­ni­si­na e i mu­ra­les di un ar­ti­sta chia­ma­to El Seed, autore di alcune opere im­pres­sion­anti ispi­rate ad alcuni versi poe­ti­ci. La fon­dazione è ge­sti­ta da un pic­co­lo grup­po di quat­tro per­so­ne: un di­ret­to­re, un vice di­ret­to­re, un con­tabile e un in­ca­ri­ca­to alla cul­tu­ra, mentre ac­co­glie 200 stu­den­ti e ri­cer­ca­to­ri. Au­to­noma fi­nan­zia­ria­men­te, non può con­ta­re molto sulle sov­ven­zio­ni di Tunisi e sta tentando a es­ser­ne sem­pre meno di­pen­den­te, anche se man­tie­ne un vin­co­lo mo­ra­le con l'am­ba­scia­ta (l'a­mba­scia­to­re è il pre­si­den­te ono­ra­rio).

Sotto la di­re­zio­ne di A­kram Be­laid, la mai­son de la Tu­ni­sie or­ga­nizza da due a quat­tro even­ti cul­tu­ra­li al mese e uno o due even­ti sim­bo­lo al­l'an­no. Tuttavia non c'è ve­ra­men­te una rap­pre­sen­ta­zio­ne uf­fi­cia­le della cul­tu­ra tu­ni­si­na a Pa­ri­gi. Alla base dell’or­ga­ni­zzazione di even­ti o di spet­ta­co­li ci sono sem­pre «ini­zia­ti­ve in­di­vi­duali».

Come lui, Me­riam Azizi, pro­fes­so­res­sa uni­ver­si­ta­ria, liu­ti­sta, can­tan­te e re­gi­sta, con­sta­ta che la rap­pre­sen­ta­zio­ne della cultura del paese nordafricano è emar­gi­na­ta e poco consi­derata. A Pa­ri­gi dal 2004, di­chia­ra che le condizioni di vita dell'ar­ti­sta tu­ni­si­no nella città non sono molto felici e che bi­so­gna sem­pre lot­ta­re per dare buona prova di sé. «Quan­do tu dai buona prova di te, tu sei ri­com­pen­sa­to», ri­pren­de anche Akram.  Quan­do chie­do loro per­ché hanno scelto di essere degli artisti proprio qui, entrambi rispondono che le con­di­zio­ni nel paese erano molto più fa­vo­re­vo­li che in Tu­ni­sia, no­no­stan­te al­cu­ne dif­fi­col­tà. E lì dove sono nati, il ta­len­to, il po­ten­ziale e la crea­ti­vi­tà esistono, ma mancano i mezzi per esprimerli.

Ar­tisti e militanti con l'oc­chio sempre sulla Tu­ni­sia

Tuttavia, vi­ve­re a Pa­ri­gi non significa es­se­re ta­glia­ti fuori da ciò che suc­ce­de sul piano po­li­ti­co e so­cia­le nella madrepatria. Coloro i quali sono eligrati nell'Ile de France pro­va­no a dif­fon­de­re ciò che suc­ce­de dal­l'al­tra parte del Me­di­ter­ra­neo e par­ti­cipano come pos­so­no alla po­li­tica.

Il mio sog­gior­no qui ha coin­ci­so con una ma­ni­fes­tazione alla quale ho par­ti­cipato sa­ba­to 17 mag­gio 2014. Or­gniz­za­ta da un grup­po di gio­va­ni tu­ni­si­ni in piazza de la Répub­li­que, so­ste­ne­va il  blo­gger e at­ti­vi­sta Azyz Amami arrestato il 12 mag­gio. Ac­cu­sati di usi di stu­pefacenti dai pi­li­ziot­ti, Azyz Amami e il suo amico Sabri Ben Mlou­ka sono stati oggetto di un'operazione di polizia particolarmanete violenta che ha sca­te­na­to un'on­da di sde­gno tra i gio­va­ni ma­ni­fes­tanti, una tren­tina in tutto, tra stu­den­ti e rap­pr­sen­tan­ti del Fron­te Po­po­lare Tu­ni­sino, ma anche dei rap­per come Madou MC o an­co­ra Zied Ben Chikh, un ar­tista graf­fit­ti­sta co­no­sciu­to  piut­to­sto con il nome di ZED

La sola vera cul­tu­ra tu­ni­si­na a Pa­ri­gi è rap­pre­sen­ta­ta so­prat­tut­to dai ri­sto­ran­ti, un fatto piuttosto scon­for­tan­te. Anche se i mezzi man­ca­no, non è il caso della crea­ti­vi­tà né della vo­lontà degli ar­ti­sti. A questo proposito Akram Be­laid, per esem­pio, sogna di arrestare la dia­spora di ar­tisti del suo paese e crea­re un collettivo o un incubatore artistico.  Tutti sappiamo però che, af­fin­ché queste iniziative pos­sa­no sboc­cia­re e riu­sci­re a tra­smet­te­re l’i­mma­gine di una Tu­ni­sia crea­tiva po­stri­vo­lu­zio­na­ria, bisogna che abbiano le strutture e i mezzi necessari.

Questo ar­ticolo fa par­te di un'edzione spe­cia­le dedicata a Pa­ri­gi e realizzata nell'ambito del pro­getto «Eu­ro­med Re­por­ter» realizzato da Ca­fé­ba­bel in par­te­na­riato con Sear­ch for Com­mon Ground e la fon­da­zione Anna Lindh.