Parigi: sempre una vie en rose

Articolo pubblicato il 29 agosto 2005
Articolo pubblicato il 29 agosto 2005

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Cronostoria di un anno Erasmus indimenticabile: dal vecchio clochard alle serate sul Pont des Arts.

Lo ricordo come fosse ieri. Nella bacheca dell’università vedevo il mio nome seguito da: “Parigi IV, Sorbona”. «Ecco fatta» mi dissi «Les jeux sont faits». Iniziava così quella vita che cominciavo a figurarmi: musica, locandine di film arcinoti, i colori dell’imbrunire sulla Senna che già potevo immaginare, un francese très charmant che mi sussurrava cose all’orecchio. Parigi non poteva essere altrimenti!

Gli inizi sono sempre duri

Ore nove: aeroporto Charles De Gaulle. I miei modesti effetti personali si sono manifestati in forma di bagagli di sessanta chili. Prima di imbarcarmi devo pagare per il sovrappeso –iniziamo il mese con 100 euro in meno! – e adesso arranco fino al treno locale, la Rer. Per fortuna qualcuno mi ha consigliato di chiedere alloggio in una pensione prima di arrivare, così so dove devo andare.

Chiedo indicazioni e prendo nota: il mio francese è peggiore di quanto pensassi (del loro inglese, poi, non ne parliamo). In conclusione: lasciamo agire l’intuizione femminile. Imbarco le mie valigie nella Rer et voilàil primo tanto sognato contatto con Parigi: un tipo dalle apparenze un po’ da clochard e un po’ da predicatore mi racconta la sua triste storia, durante il tragitto che dura circa un’ora. Finalmente arrivo nella mia stanza, respiro profondamente e accendo una sigaretta.

La giornata inizia con un sacco di impicci e ricerca di documenti che richiedono il mio più spiccato senso dell’umorismo e tutta la pazienza possibili. Riordino l’agenda: mezzi pubblici, conto in banca, assistenza per l’alloggio, incontro con il coordinatore dell’università, andare amangiare al Crous (ristorante universitario) prima delle due del pomeriggio (prestissimo per una spagnola). Sunto del giorno: sono riuscita a procurarmi soltanto l’abbonamento ai mezzi pubblici e ironicamente mi dico che non ho nessun posto dove andare. Una volta al Crous mi dicono molto maleducatamente che era chiuso. Dall’odore che aleggia nell’ambiente intuisco che non mi sono persa nulla di particolarmente sublime. Ho fame ed è tutto il giorno che non parlo con qualcuno. Ho bisogno di prendere il respiro e cominciare di nuovo. Mi dedico alle telefonate e ai contatti che mi sono portata da Madrid. Preparo un paio di appuntamenti al buio per vedere di far passare il tempo fino a che non iniziano le lezioni. Risultato: ho finito per fare da baby-sitter a un adolescente imberbe in piena esplosione ormonale. Come ci sono arrivata ve lo racconto in un altro momento. È ottobre e inizia già a far freddo.

Ricordi bizzarri

Marzo: a giorni di intenso freddo seguono pomeriggi indimenticabili per il variopinto imbrunire parigino. Dalla terrazza di casa percorro con la vista il Sacré Coeur, Saint Sulpice, Les Invalides e l’ imperturbabile Tour Eifel che mi rammenta dove mi trovo. Dietro di me sento la combriccola che fa progetti per la notte che passeremo nella residenza universitaria; credo ci sia festa nella Casa do Brasil al campus della Cité Internationale. Si raccontano gli ultimi gossip e si ride: non ci rendiamo conto del fatto che tra pochi mesi torneremo là da dove siamo partiti precipitosamente sette mesi addietro.

E così la musica fu quella degli amici che suonavano il violino nella piazza della Sorbona e le locandine di film furono quelle della storia delle nostre lunghe passeggiate sul lungosenna. I colori dell’imbrunire furono le lunghe notti sul Pont des Arts… e il francese très charmant non sussurrò all’orecchio, ma furono grandi amici che ancora vengono a trovarmi affinché non mi dimentichi di quel primo clochard moribondo.

GUIDA

Lingua

La lingua non è tanto difficile come sembra anche se ti faranno sempre sentire che il tuo francese è da migliorare: se senti dire “non parli male il francese”, ritieniti soddisfatto perché è il massimo che ti possano dire. L’inglese dipende dalle zone, ma in generale lo si parla.

Università e corsi

La Sorbona nacque nel dodicesimo secolo ed è oggi una delle più prestigiose a livello non solo europeo. Quanto ai corsi di lingua, quelli dellaAlliance Française sono senza ombra di dubbio qualitativamente i migliori sul mercato.

Il posto da non perdere

Les étages, nel cuore del quartiere Marais: una serata splendida se si abbina a una buona compagnia. E per continuare con le cose da non perdere, la Festa della Musica il 21 giugno: l’unico giorno in cui tutti gli abitanti di Parigi sono di buon umore, senza eccezioni.

Cosa fare

Rimediare un invito a mangiare un buon cassoulet. E poi sempre consigliata una passeggiata in primavera nell’Île Saint-Louis per finire da Berthillon ad ordinare un gelato al cioccolato!

Cosa non non fare

Mangiare pop corn nei cinema d’essai. Corri il rischio che qualche parigino stanco riversi su di te l’ira provocata dagli ingorghi mattutini a Les Halles.

Alloggio

Alzati molto presto per andare a vedere gli appartamenti di cui si trovano annunci sui giornali e... buona, buona fortuna!