Parigi fuori scena: cala il sipario sul teatro della Villette

Articolo pubblicato il 25 gennaio 2013
Articolo pubblicato il 25 gennaio 2013
La chiusura del teatro Paris-Villette, lo scorso dicembre, segna la fine di un palcoscenico storico della città di Parigi. Con la decisione della Mairie, "si eliminano anche delle sensazioni, si cancella tutta un'umanità", scrive Hervé Quideau, lavoratore del teatro, membro del comitato di sostegno, che rimpiange un luogo dove tutto era "spettacolo e vita".
A un mese dalla chiusura del foyer, e in attesa del libro che ne racconterà la storia, un panorama su Parigi e i suoi mille foyer. E il pericolo di vederli scomparire, uno dopo l'altro.

Eugène Ionesco, drammaturgo rumeno, adottato dalla capitale francese, amava definirsi impegnato sul fronte del non impegno. La sua era un’apologia del bello fine a se stesso, un’arte per l’arte, che intendeva convincere il pubblico dell’utilità dell’inutilità. Chissà se la paventata chiusura del Théâtre de la Huchette, storica sala parigina del Quartiere Latino, dove, da almeno cinquant’anni, à l’affiche ci sono le sue due opere più conosciute, “La cantatrice chauve”, tutti i giorni alle 19, e “La leçon”, tutti i giorni alle 21, lo avrebbe convinto a diventare un artista engagé, per amore del teatro.

Palco d’eccellenza della capitale francese, creato nel 1948, il teatro ha rischiato seriamente la chiusura la scorsa primavera per via dell’aumento dell’affitto. Secondo le dichiarazioni del direttore Jean-Noel Hazemann, la sala necessitava di un aiuto finanziario di almeno 70.000 euro per potersi salvare ed è riuscita a sopravvivere grazie all’impegno dell’associazione Les Amis du Théâtre de la Huchette, che vede in prima fila personalità come Jeanne Moreau.

La Parigi dai mille sipari

Il teatro di Peter Brook

A Parigi, i teatri spuntano dove meno te li aspetti, a picco sulla scalinata della Butte Montmartre o al piano terra di una casa privata

Il piccolo foyer del Quartiere Latino non è il solo teatro a rischiare la chiusura in una città famosa per i suoi tanti sipari, che oggi sembra esitare davanti all’annosa questione: difendere i vecchi teatri storici della capitale o preferire i nuovi contenitori culturali, più moderni e dinamici, ma non per questo meno dispendiosi per le tasche del Comune (uno fra tutti il 104)? Un dubbio amletico se si pensa ai tanti piccoli palcoscenici che spuntano dove meno te li aspetti, nascosti dietro una corte, come la piccola bomboniera del Théâtre de l’Oeuvre, in rue de Clichy, o a picco sulla scalinata della Butte Montmartre, come Le Petit Théâtre du Bonheur. O al piano terra di una casa privata, come il teatro dell’Ogresse, nel 20simo arrondissement.

Sintonizzandosi su France 2, la sera, sembra che tutto vada per il meglio. Gli schermi nazionali hanno, infatti, dedicato una settimana intera, dal 13 al 20 gennaio, al teatro, con rappresentazioni, documentari, interviste e dietro le quinte. La rassegna si chiama Coups de Théâtre e ha riproposto al grande pubblico, seduto comodamente sul divano, i classici della drammaturgia francese. Tuttavia, codesta gloria sembra essere relegata solo al piccolo schermo. Il bilancio del 2012 si chiude, infatti, con una perdita importante sul panorama dei palcoscenici parigini.

Lo strano caso di un sipario cittadino

Accedendo al sito del Théâtre Paris-Villette, una pagina bianca accoglie gli internauti. Niente più programmazione. Poche righe informano che il teatro è chiuso dal 15 dicembre scorso, quando ha dato l’addio alle scene con “Hate Radio”, pièce decisamente non convenzionale sul genocidio in Rwanda. Una richiesta di fondi è in corso e la Città di Parigi ha lanciato un appello perché progetti inediti possano rianimare la meravigliosa sala in riva al Canal de l’Ourcq. Un gesto, tuttavia, che non vede d’accordo il comitato di sostegno al teatro “Pour une réouverture du Théâtre Paris-Villette”. “Siamo stati espulsi dal gioco e la Mairie si è messa alla ricerca di progetti che facciano del teatro Paris-Villette un’attività produttiva per la città”, dice Hervé Quideau, lavoratore intermittente del teatro, “ma, alla Villette, andava in scena ogni tipo di teatro, tranne quello commerciale ed economicamente produttivo”.

A nulla sono valsi gli sforzi del direttore Patrick Gufflet, le petizioni, i cortei, gli incontri serali delle 19, dove la Villette si mutava in un accogliente punto di ritrovo, per discutere di arte, giocare a fare i mimi, forse per dimenticarsi della spada di Damocle della chiusura e continuare a ritrovarsi come se niente fosse. “Il teatro Paris-Villette costa troppo”, così ha risposto la Mairie e il teatro, le cui mura appartengono al Ministero della Cultura, ma la cui gestione è affidata alla Città di Parigi, ha chiuso i battenti prima della fine dello scorso anno. “Bruno Juillard (addetto alla cultura della Città di Parigi, ndr) ha parlato solo di cifre, senza tener conto dell’importanza e del valore di questo palcoscenico storico”, continua Quideau. “E noi abbiamo cominciato a chiederci se queste scelte non nascondano una posizione ideologica ben precisa da parte della Città di Parigi”.

La chiusura, dovuta al mancato sostegno economico da parte della Città, sulle cui spalle pesava circa il 90% delle spese, è una delle conseguenze di un taglio alla cultura senza precedenti, almeno dal 1981, che ha scelto di sacrificare, per dirla con Ionesco, “l’utilità dell’inutilità”. Sembrano lontani i tempi in cui Peter Brook riuscì a recuperare un vecchio teatro dimenticato alle spalle della Gare du Nord e, in soli sei mesi, sfidando ogni lungaggine burocratica, farne quello che è oggi uno dei migliori palcoscenici della città, le Bouffes du Nord, di cui è rimasto al timone per più di trent’anni.

Una delle ultime performance al teatro Paris Villette

In attesa che il sindaco Bertrand Delanoë assuma le sue responsabilità davanti alle compagnie rimaste senza residenza e ai lavoratori che sono stati messi alla porta, e che la città di Parigi si pronunci sulla sorte del teatro della Villette, non sono in pochi a rimpiangere la traversata della città fino a Porte de Pantin, alla volta di un progetto fuori dagli schemi, un’estetica non convenzionale, un artista sconosciuto. Tutto questo non esiste più. “Tant pis”, si potrebbe sospirare, alla francese. Resta sempre Marivaux su France 2. E per vederlo non bisogna neanche prendere la metro.

Foto: copertina © Fred Kinh; testo: teatro Bouffes du Nord © Leigh Hatwell; teatro Paris Villette ©Mbzt/wikimedia; "Dark Spring" © Kim Akrich