Papa ecumenico, Papa diplomatico

Articolo pubblicato il 02 giugno 2005
Articolo pubblicato il 02 giugno 2005

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Il dialogo tra religioni è un po’come la diplomazia. Con un paio di differenze: le rivalità si giocano sulle differenze d’interpretazione della fede e le discussioni si basano su duemila anni di storia.

Indovinello: quali sono le tre parole pronunciate da Benedetto XVI che ci permettono di avere un’idea delle relazioni che la Chiesa cristiana sotto il suo pontificato intende stabilire con le altre religioni e confessioni? Dialogo, evangelizzazione e insegnamento. Tre concetti pieni di sfaccettature ma indissociabili quando si parla di relazioni tra religioni.

Dialogo

Dire dialogo è come dire diplomazia. Il rabbino David Rosen, figura chiave nelle relazioni tra Israele e Vaticano, conosce personalmente Benedetto XVI e su di lui ha dichiarato al quotidiano israeliano Ha’Aretz : «è profondamente coinvolto nelle buone relazioni tra la Chiesa cattolica ed il popolo ebreo ed è decisamente impegnato per il benessere di Israele. Dal punto di vista strettamente ebreo ed israeliano, questa è una buona notizia».

Durante la sua messa di inaugurazione, il nuovo papa ha annunciato: «apprezzo i progressi del dialogo tra musulmani e cristiani, sia a livello locale che internazionale». Come ha giustamente detto, la religione musulmana è ben presente in Europa, allo stesso modo che sul piano internazionale, alla stregua di una grande religione. Sullo stesso tono, Dalil Boubakeur, rettore della Moschea di Parigi, ha dichiarato: «spero che il nuovo Papa dimenticherà il conservatorismo del cardinale Ratzinger in favore di una visione altamente spiritualizzata e aperta, superando lo stretto ambito dei dogmi e della dottrina».

Queste dichiarazioni dei rappresentanti delle altre due grandi religioni monoteiste danno prova del senso diplomatico. La presenza delle alte gerarchie ebraiche e musulmane all’inaugurazione del nuovo papato testimonia che dopo il Concilio Vaticano II le tre religioni monoteiste sono quasi in “relazione spirituale”. Dunque ci si parla, ci si risponde e ci si invita.

Evangelizzazione

Quello di Benedetto XVI sarà un pontificato nel segno dell’evangelizzazione. Evangelizzare o ri-evangelizzare non è un problema se lo si fa a casa propria. Quello che dà fastidio, è quando lo si fa a casa del vicino. Padre Charles, irlandese di London-Derry ed ex-pastore di una piccola comunità cattolica russa gestiva con prudenza i rapporti con i fedeli del Patriarca di Mosca. Aveva l’abitudine inizialmente di rimandare al padre ortodosso quei fedeli che, come pecorelle smarrite, si recavano da lui in cerca di una spiritualità nuova per poi accoglierli quando la loro convizione era davvero evidente.

La rivalità che separa la Cristianità d’Oriente da quella d’Occidente che all’epoca fu la causa dello scisma del 1054, è più d’attualità che la guerra d’influenza che si sviluppa in Europa. Due sono i metodi da considerare: la conversione individuale dei fedeli e la conquista di intere comunità, parrocchie o vescovati.

Allora si tratta di ecumenismo o proselitismo? Da una decina d’anni, il patriarca di Mosca Alessandro II considera il Vaticano proselitista. Ma sono termini che andrebbero attenuati poichè la Chiesa cattolica, a differenza dei Mormoni, non fa apertamente propaganda in pieno centro di Mosca o di Gerusalemme. Infine il patriarca Alessandro II ha dichiarato: «spero sinceramente che il pontificato di Vostra Santità sarà segnato dallo sviluppo di buone relazioni tra le nostre Chiese, e da un dialogo tra ortodossi e cattolici che porterà risultati».

Insegnamenti

Quale insegnamento potrà dare la Santa Sede per riavvicinarsi ai suoi vicini? Una bolla papale favorevole all’aborto o alla contraccezione? Il ruolo della Chiesa è di insegnare alla gente la propria morale e non tocca all’opinione pubblica modificarla per adattarla alla propria. Non si tratta di essere liberale o conservatore.

Non dimentichiamo che le differenze tra religioni si basano principalmente su delle questioni d’interpretazione della fede. Bisogna essere disposti a ritrovare i punti in comune che uniscono la Chiesa cattolica alle altre religioni e confessioni cristiane. Bisogna porre l’accento sulla spiritualità, più che sui dogmi e le dottrine della Chiesa di Roma, essere disponibili a fare delle concessioni. Un passo avanti è stato fatto di recente quando il Papa, in occasione della sua nomina, ha affermato che il suo potere d’insegnamento era compatibile con la libertà di pensiero.