Panama papers: si fa il nome di un Commissario europeo

Articolo pubblicato il 07 aprile 2016
Articolo pubblicato il 07 aprile 2016

L'inchiesta condotta dall’ICIJ (International Consortium of Investigative Journalists) mette in luce uno scandalo finanziario senza precedenti. Tra le persone coinvolte anche i familiari del commissario spagnolo Miguel Arias Cañete.

Il caso è scoppiato domenica 3 aprile. Più di 300 giornalisti di tutto il mondo hanno condotto per mesi un'inchiesta sugli artifici finanziari realizzati da centinaia di persone allo scopo di aggirare i sistemi fiscali nazionali. I documenti al centro della fuga di notizie provengono dall'ufficio legale Mossack Fonseca, con sede a Panama ed una certa esperienza nella creazione di società offshore nei paradisi fiscali, una pratica che permette di ridurre significativamente o addirittura di azzerare la tassazione per queste aziende fittizie.

Le Monde, Le Soir, L'Espresso e altre testate internazionali iniziato a pubblicare, con il contagocce, i nomi delle persone implicate nei Panama Papers, come è stata denominata l'inchiesta. La maggior parte delle rivelazioni devono ancora arrivare, ma l'Unione europea non sfuggirà allo scandalo.

Società offshore a Panama e conflitti d'interessi

In effetti, il nome del Commissario europeo per l'azione per il clima e l'energia, lo spagnolo Miguel Arias Cañete è uscito domenica stessa. O meglio, il nome di sua moglie, Micaela Domecq Solís Beaumont, così come quelo della famiglia Domecq nel suo insieme, conosciuta in Spagna per gli allevamenti di tori destinati alla corrida.

Ci sono due aspetti da tenere in considerazione. Da un lato, la moglie del Commissario sarebbe la proprietaria di una società insieme ad altri undici membri della sua famiglia: la Rinconada Investments Group, con sede legale è a Panama. Secondo le rivelazioni dell'ICIJ (International Consortium of Investigative Journalists), i Domecq hanno un'autorizzazione per amministrare quattro conti bancari presso una filiale svizzera della Deutsche Bank, dal momento che il titolare di questi conti è proprio la Rinconada Investments Group. Attraverso un sistema legale complesso, Micaela Domecq Solís Beaumont non ha neppure bisogno della firma di altri membri della sua famiglia per amministrare i conti in questione. A sua difesa, la donna d'affari spagnola afferma che «tutti i suoi beni e attività sono stati dichiarati al fisco spagnolo, che lei non ha l'autorizzazione per la gestione della società Rinconada e che la società è inattiva da numerosi anni (dal 2010, n.d.r.)», secondo quanto riportato dal giornale El Confidencial.

Un'altra questione si presenta a margine delle rivelazioni che riguardano il fisco: i rilevanti conflitti d'interesse. Miguel Arias Cañete è stato Ministro dell'agricoltura spagnolo nel Governo Aznar, tra il 2000 e il 2004, ed anche tra il 2011 e il 2014, con Mariano Rajoy. Allora era incaricato di negoziare con la Commissione europea il pacchetto d'aiuti relativo alla Politica agricola comune (PAC). Dunque, secondo quanto sostenuto da El Confidencial nel 2014, Micaela Domecq Solís Beaumont ed i membri della sua famiglia, avvrebbero ricevuto 1,81 millioni di euro di sovvenzioni tra il 2010 e il 2013 per i loro allevamenti di tori.

Un matrimonio, diversi segreti

Miguel Arias Cañete, da parte sua, invoca la natura del contratto di matrimonio per difendersi. Infatti, ha dichiarato attraverso il suo ufficio, lui e sua moglie si sono sposati nel 1978 adottando un regime di separazione dei beni, che quindi implica una separazione nella gestione, nel godimento e e nella libera disponibilità dei beni acquisiti prima ed anche dopo il matrimonio. Il Commissario europeo pertanto non si considera preoccupato dalle rivelazioni dell'ICIJ.

Benché legalmente le proprietà dei due coniugi siano effettivamente separate ai sensi del codice civile spagnolo, l'ignoranza di Cañete delle azioni di sua moglie e dei Domecq potrebbe sembrare meno credibile. Tanto più che, nella sua dichiarazione di assenza di conflitti di interesse, resa nel 2014 in occasione della sua nomina a Commissario europeo, aveva sì affermato che sua moglie era a capo di due società, ma aveva omesso di precisare che la donna era legata, più o meno direttamente, ad una società con sede a Panama.

Inoltre, riguardo i possibili conflitti di interesse mentre era ministro in Spagna, finora il Commissario non si è espresso. Se non è dunque direttamente coinvolto nel caso dei Panama Papers, Miguel Arias Cañete è almeno ed in qualche modo coinvolto da queste accuse.

Señor Petrolhead

Questa non è la prima polemica che colpisce il Commissario, la cui nomina aveva già dato luogo a delle polemiche. A causa della sua partecipazione in delle società petrolifere, era stato soprannominato dal Sunday Times «Señor Petrolhead» e una petizione ha raccolto quasi 585mila firme e ha permesso di ritardare la sua nomina. Ma alla fine il Parlamento europeo l'ha sostenuto a larga maggioranza. Già nel 2001, il quotidiano spagnolo El País aveva evocato dei conflitti di interesse quando il signor Cañete era deputato al Parlamento europeo.

Ricordiamo che ogni Commissario europeo, prima della sua elezione da parte del Parlamento europeo, deve conformarsi al Codice di condotta dei commissari, in cui si dichiara in particolare che un membro della Commissione non deve intervenire in questioni che rientrano nella sua missione istituzionale ed in cui egli nutre un interesse personale, di carattere familiare o economico, che potrebbe compromettere la sua indipendenza. Margaritis Schinas, portavoce della Commissione europea, ha dichiarato nel Mid-day briefing del 4 aprile 2016 che «in base alle informazioni fornite dal Commissario, le dichiarazioni sembrano attenersi al Codice di condotta dei commissari nella misura in cui [la dichiarazione] comprende tutti gli interessi finanziari della moglie del Commissario che possono presentare conflitti di interesse (...). La società non esiste più da diversi anni, in ogni caso prima che il Commissario fosse entrato in carica nel novembre 2014». Il portavoce ha anche ricordato che la lotta contro l'evasione fiscale resta una priorità della Commissione Juncker. Se la presunzione di innocenza deve valere per tutti, senza dubbio il caso dei Panama Papers continuerà a far discutere nelle prossime settimane.

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Pubblicato dalla redazione locale di cafébabel Bruxelles.