Panama Papers: guerra informatica o giornalismo d'inchiesta?

Articolo pubblicato il 05 aprile 2016
Articolo pubblicato il 05 aprile 2016

La più grande quantità di dati con la quale i giornalisti abbiano mai avuto a che fare. I documenti sulle società di comodo in cui personalità di tutto il mondo avevano "parcheggiato" il proprio denaro ammontano a circa 2,6 Terabyte di dati. Alcuni editorialisti considerano questa scoperta un magnifico esempio di giornalismo investigativo, altri mettono in dubbio l'autenticità di tali documenti.

L'affermazione di un quarto potere nella comunità internazionale

Le rivelazioni, portate alla luce dall'International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ), potrebbero porre la prima pietra per una nuova opinione pubblica mondiale. Per il quotidiano di sinistra Tageszeitung «questa rivelazione non è certamente il primo successo dell'ICIJ, ma probabilmente rappresenta l'inchiesta più complessa e mai compiuta prima d'ora da dei giornalisti. Nessuna redazione da sola potrebbe mai decodificare una gigantesca mole di dati sparsi in un contesto globale. Fortunatamente, da alcuni anni i giornalisti trovano i mezzi per elevarsi a Quarto potere nella comunità internazionale. Soprattutto per il fatto che gli altri tre poteri sono a malapena evidenti. Non esiste uno "Stato globale" e nemmeno le istituzioni che simulano questo Stato, come l'ONU e il G20, si dimostrano incapaci di controllare l'evasione fiscale su scala planetaria. (...) Almeno per alcuni giorni, in tutto il mondo, il problema dei paradisi fiscali si troverà in cima all'ordine del giorno. Un breve lasso di tempo nel quale l'opinione pubblica mondiale, spesso artefatta, si emanciperà e potrà denunciare essa stessa i problemi, chiedendo che vi siano delle conseguenze per i responsabili».

Die Tageszeitung Germania 05/04/2016

La stampa si fa garante del giornalismo investigativo

Dal punto di vista economico, la carta stampata è costantemente sotto pressione, anche se una società priva della stampa sarebbe molto peggio. Ne è convinto il quotidiano di centrosinistra Novi List: «Al centro di queste inchieste sono le massime personalità politiche mondiali, che hanno giurato di combattere la corruzione. È pertanto evidente come questa storia non sarebbe potuta emergere senza dei mezzi d'informazione indipendenti. Ed è stato possibile soprattutto grazie al contributo dei giornalisti della carta stampata, che hanno lavorato allo scoop investigativo del secolo, nonostante il settore sia particolarmente in crisi. Dunque, ancora una volta, la carta stampata ha dismostrato la propria vitalità ed importanza, in un momento in cui lotta per la sopravvivenza contro il mondo digitale, interessato unicamente a star e paillette. Questo scandalo ci consegna un messaggio importante: i nostri rappresentanti politici sopravviverebbero probabilmente in uno Stato senza mezzi d'informazione e giornalisti liberi, ma questo genere di Paese non sarebbe un buon luogo in cui vivere per i suoi cittadini». 

Novi List Croazia 05/04/2016

Anche le rivelazioni sono unilaterali

Raramente le rivelazioni sono utilizzate per scoprire la verità, fa riflettere il quotidiano La Stampa. «Benvenuti a un nuovo tipo di guerra. Si chiama infowar, si combatte a colpi di leak, massicce fughe di notizie, e all’improvviso noi tutti navighiamo in un oceano difficile e sconosciuto, tra isole del tesoro e mostri marini. Ma i nostri radar faticano a distinguere le une dagli altri. I Panama Papers, in questo mare, sono la tempesta perfetta, la più grande che si sia vista finora: 2,6 terabyte, oltre 11 milioni di documenti, mille e 500 volte la mole di dati dei cablogrammi di WikiLeaks di sei anni fa. (...) Mentre i magistrati di mezzo mondo cominciano ad aprire le loro inchieste, canali all news e siti snocciolano elenchi e smentite, è utile chiedersi perché il leak massiccio di documenti in rete eserciti un fascino così grande. (...) C’è l’idea che la rivelazione, sia che provenga da Julian Assange, da Edward Snowden o dall’ignoto che ha contattato la Suddeutsche Zeitung con quarant’anni di segreti di Panama, arrivando senza intermediari goda di un grado di purezza diverso, sia scollegata da un secondo fine. Non è così. (...) whistleblower, coloro che soffiando in un immaginario fischietto rivelano i segreti restando anonimi, vanno tutelati, sono spesso in buona fede e possono essere di grande utilità. Ma è necessario sempre lavorare con attenzione sulle loro rivelazioni. Che, anche quando siano verificate, illuminano solo una parte della scena. Forse proprio quella che qualcuno aveva interesse di farci vedere. Armi di disinformazione nello scontro tra poteri». 

La Stampa Italia 05/04/2016

I dati potrebbero essere stati falsificati

Il quotidiano bulgaro di sinistra Duma nutre dei dubbi rispetto ai documenti svelati. «Come sappiamo se questi milioni e milioni di documenti sono autentici? È una questione di fiducia dal momento che non possiamo verificarne l'autenticità. (…) Generalmente, però, dietro ad una bugia si cela sepre una grade verità. Non è possibile falsificare una quantità così ampia di documenti, però è possibile, per coloro che hanno le conoscenze e le competenze, aggiungere, ad un'enorme mole di documenti autentici ed innocui, centinaia di email, contratti, conti, e simili. In ogni caso, in teoria tutto ciò è possibile. Se sia accaduto realmente o meno, è questione di fiducia». 

Duma Bulgaria 05/04/2016

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