Palermo ritrova le emozioni del cine-concerto

Articolo pubblicato il 06 aprile 2016
Articolo pubblicato il 06 aprile 2016

Institut Français Palermo e Goethe Institut Palermo hanno fatto rivivere, il 5 aprile, la Belle Èpoque del cinema con la proiezione in Sala De Seta de La Chute de la Maison Usher, film muto del 1928 di Jean Epstein, proposto per l’occasione con il commento musicale dell’ensemble degli studenti del conservatorio Vincenzo Bellini. Ecco come ci è sembrato questo prezioso esperimento cinematografico.

In questo primo scorcio del 2016 il cinema "Vittorio De Seta" dei Cantieri alla Zisa non ha ospitato spettacolo più bello del cine-concerto La Chute de la Maison Usher. L'Institut Français e Goethe Institut si sono alleate per far respirare a Palermo una serata in pieno stile Belle Èpoque, assumendo la stessa funzione che ebbero i Florio nello sprovincializzare in chiave europea la borghesia palermitana, vogliosa (dopo aver respirato le tendenze mitteleuropee) di mostrarsi in pubblico per godere dello spettacolo del cinematografo, ancora oggi la più grande attrazione artistica mondiale e di massa.

Il pubblico ha risposto in modo entusiasta, riempiendo anche l’ultimo dei 500 posti dell’unica sala cinematografica pubblica cittadina, come avveniva per i cine-concerti al Kursaal Biondo di via Emerico Amari all’inizio del secolo scorso. Una risposta quasi junghiana all’imbruttimento civile degli ultimi mesi (gli spari di Falsomiele e di via Maqueda, la crisi Almaviva, gli echi di terrore internazionale). Un rifugiarsi nel passato, nei primordi del cinema, per fuggire dalla moderna complessità che genera ansietà e alienazione. Andando a riscoprire l’opera tratta da E. A. Poe e diretta da Jean Epstein nel 1928, si è come prodotto un tentativo di tornare indietro per comprendere e misurarsi con i grandi che hanno qualcosa da insegnare, riscoprendo il piacere di includere e stare insieme.

La Chute de la Maison Usher è un capolavoro maturato in pieno cinema impressionista francese, movimento che cercava di differenziarsi dall’espressionismo tedesco attraverso i caratteri formali, il ritmo e la tecnica, anziché il dramma e i personaggi. Alla sua comparsa nel 1928, rappresentò una summa dello stile e della tecnica raggiunti dalla cinematografia. Epstein, con Buñuel aiuto regista, fuse il contenuto di due racconti di Edgar Allan Poe (Il Ritratto Ovale e La Caduta della Casa Usher) riuscendo ad introdurre il concetto di suspense e terrore come nessuno aveva mai fatto prima. Tutto ciò attraverso ralenti che inquietano ancora oggi, originali angolazioni ed evocative sovraimpressioni. Rivedendolo in copia restaurata a cura de La Cinématèque française, questo capolavoro di 63 minuti in bianco e nero stupisce anche per l’interpretazione di Jean Debucourt, il tormentato Roderick Usher che non riesce a reprimere il suo impulso di dipingere la moglie, vivente sempre più nel quadro, morente nella realtà. Il volto allucinato e antinaturalistico di Debucourt è indimenticabile.

Ma non stiamo commentando solo un tuffo nel passato, una riscoperta di un classico della storia del cinema la cui riproposizione renderebbe comunque lodevole l’iniziativa. La serata organizzata da Institut Français e Goethe Institut contiene infatti un alto tasso di sperimentazione e ricerca, che guarda anche a nuove formule di fruizione della settima arte. Il coinvolgimento dell’ensemble degli studenti del conservatorio di musica Vincenzo Bellini di Palermo ha creato un'aurea di magia e studiato esperimento. L’orchestra diretta da Peter Wegele, compositore, pianista e arrangiatore tedesco stimato in Europa e Stati Uniti, era composta da pianoforte, contrabasso, violino, viola, violoncello, saxofono, chitarra classica, percussioni e certamente altro. Quasi a fare da contraltare, vi era anche un'orchestra elettronica. L’ensemble si è esercitato in una masterclass di cinque giorni nel commento musicale del film, fino ai soundcheck di ieri pomeriggio. Ebbene, le musiche appositamente composte per La Chute de la Maison Usher si sono rivelate quanto mai raffinate e strategiche, non facendo alcuna concessione ai rozzi 'musiconi' degli horror recenti. Il frutto di un canovaccio musicale preparato con il maestro Wegele e i docenti analizzando il film, e usato come linea guida per un componimento improvvisato live.

In accordo con il gusto di Epstein, che non si concede mai al macabro fine a se stesso, nella prima parte del film le musiche sono sembrate sì elegiache, ma attraversate anche da toni vitalistici. Pronte a divenire quasi marziali nelle sequenze della sepoltura e perturbanti quando Roderick non sa più tollerare il minimo rumore, non hanno indugiato troppo nella scontata riproduzione di effetti sonori che pure compaiono quando in scena c’è l’azione del vento o del fuoco. Poi sono cresciute di intensità nelle scene più salienti del film, dove evidenti diventavano anche i timbri beat dell’elettronica. L’effetto carillon delle sequenze finali ha raggiunto un sorprendente e misurato equilibrio tra luce e oscurità che ha congedato il pubblico in un crescendo di emozioni. Un’esecuzione, dunque, personale e autentica.

Nel foyer e gli spazi antistanti al cinema, gli spettatori hanno scambiato fino a notte fonda commenti e pareri, consci più che mai di avere assistito a uno spettacolo raro e prezioso, che si è misurato con la grande tradizione del cine-concerto aprendo le porte anche a nuove forme espressive che il cinema porta sempre inevitabilmente con sè. Complimentandoci con tutti coloro che hanno lavorato per la realizzazione dell'evento, ci associamo al comune desiderio di vedere al più presto operazioni analoghe: di spettacoli così, a Palermo, ce ne vorrebbero ogni mese.