Palermo Metafisica vol. II, Il Giardino di Pietra

Articolo pubblicato il 21 giugno 2016
Articolo pubblicato il 21 giugno 2016

In giro con il fotografo e illustratore Stefano Lo Voi per la seconda tappa della Palermo Metafisica. Dopo i Cantieri Culturali alla Zisa abbiamo scoperto il "Giardino di Pietra", ovvero i dipartimenti di chimica e biologia progettati da Vittorio Gregotti e Franco Pollini negli Anni Settanta. Ecco il Fotoreportage di Cafébabel.

Del "Giardino di Pietra", chiamato così dagli studenti che ogni giorno lo percorrono, non ci interessa tanto studiarne l'archittettura, ma cercare di comprenderne l'anima e di esprimere attraverso la fotografia l'essenza nascosta che sembra voler trasmettere. Un'identità che si percepisce non solo attraverso i cinque sensi, ma attraverso una sensazione più profonda. Per questo parliamo di luogo metafisico.

Nell'intento di Gregotti, pesantemente criticato per la progettazione delle case popolari allo Zen negli stessi anni in cui progettò i Dipartimenti, si voleva costituire un'architettura in continuità con la natura agreste del Parco d'Orleans e del Fiume Oreto, sfruttando anche la spazialità e i giochi prospettici dell'asse del Cassaro, che parte alla fine del Parco e arriva al mare. Il sistema d'irrigazione pensato per i Dipartimenti è dunque al centro dell'idea, e protagonista di questo sospeso paesaggio urbano è la grande vasca.

Da essa parte un fitto reticolo di canali irrigui che abbevera alberi di agrumi e melograni. Siamo nel cuore del Giardino di Pietra e non possiamo non pensare a "Enigma di un pomeriggio di autunno" (anche se siamo in primavera), il quadro di Giorgio De Chirico che ha dato vita al concetto di Metafisica.

Questo spazio, nelle intenzioni degli architetti, doveva essere vissuto dagli studenti: panchine affondate nel suolo e tettoie per creare ombra sono disseminate ovunque.

In realtà il continuo gioco geometrico, i corpi che affiorano come enigmatici e candidi cubi e il taglio della luce al tramonto fanno pensare a tutti gli elementi che caratterizzano la pittura metafisica: immagini che restituiscono un'atmosfera di allucinazione, sogno e mistero.

Nella labirintica creazione di Gregotti, ritoviamo molteplici punti di fuga. L'assenza degli studenti aumenta l'idea di solitudine anche nell'anfiteatro a lui dedicato.

I Dipartimenti, in dialogo con il Giardino attraverso corti piene di verde, non spezzano questa sensazione straniante di pace, che invita alla meditazione.

Il Giardino doveva essere uno spazio vibrante di vita con le sue panchine, i teatri, i lucernari che illuminano il parcheggio sottostante. Invece  incontriamo solo qualche sparuto studente intento a fare jogging, così la piattezza delle superfici e l'omogenità dei volumi aumentano l'idea di metafisicità.

Ed Ecco che guardando il cielo, arriva l'intuizione, il segreto nascosto dietro le cose: il Giardino di Pietra ci appare improvvisamente come una gigantesca rampa di lancio, un aeroporto dal quale volare verso i cieli europei dei progetti Erasmus e Leonardo. Più malinconicamente, pensiamo anche alla fuga di cervelli, al fatto che Palermo è la città italiana che più si è svuotata negli ultimi 10 anni: un luogo desolato che diventa un gigantesco monito a migliorare l'intero sistema universitario.