Palermo Factory: quel che resta della Chimica Arenella 

Articolo pubblicato il 20 gennaio 2016
Articolo pubblicato il 20 gennaio 2016

L'ex Chimica Arenella, è una ferita aperta nella storia di Palermo. Lo stabilimento, costruito nel 1909 e chiuso nel 1987, ricorda un sogno industriale ed europeo di un'epoca gloriosa che non c'è più. In attesa della sua riqualificazione, tante volte annunciata e mai realizzata, vi portiamo tra i capannoni di un pezzo di storia del Novecento palermitano. Fotoracconto.

Chi si avventura tra i suoi ferri vecchi e gli edifici diroccati e abbandonati, ha l'impressione di trovarsi nella città dei fantasmi. Eppure quegli stabilimenti che si affacciavano sulla costa, un tempo erano la sede della più grande fabbrica di acido citrico italiana. Anzi no, europea.

La Chimica Goldenberg, meglio nota come Chimica Arenella dal nome dell'omonima borgata, fu costruita nel 1909 su iniziativa di una cordata di imprenditori ebrei tedeschi per la produzione ed il commercio di acido solforico, citrico, tartarico e citrato. Erano i tempi in cui la Palermo dei Florio sognava in grande: gli investitori europei guardavano con interesse il tessuto produttivo palermitano, e la sua posizione invidiabile nel cuore del Mediterraneo. Chiuso nel 1987, oggi il glorioso stabilimento si presenta così. 

La chimica Arenella non era soltanto uno stabilimento, ma costituiva un esempio architettonico riconducibile, in alcuni suoi edifici, allo stile e al periodo liberty. Adesso, invece, rappresenta uno dei maggiori siti di archeologia industriale dell'intera isola.

Il complesso era costituito da 14 edifici, oggi in totale abbandono e spesso utilizzati come una discarica a cielo aperto a dispetto della felice collocazione geografica: a fianco di uno dei più suggestivi siti balneari della città.

Se ci si imbatte nella sua struttura si stenta a credere che la Chimica Arenella fosse la più grande fabbrica di acido citrico d'Europa: un polo strategico per lo sviluppo delle borgate marinare nate attorno alle tonnare, che crebbero negli anni successivi grazie ad interventi architettonici come la costruzione di Villa Igea e dell'Ospizio Marino.

Dietro le mura dello stabilimento si celano tantissimi episodi legati allo sviluppo tecnologico e industriale del Paese. Ma anche a storie di spionaggio avvenute durante la Prima guerra mondiale, non del tutto inverosimili dal momento che la fabbrica era di proprietà tedesca, anche se diretta da italiani.

Quello che resta è un’area di quasi 74 chilometri quadrati, che negli ultimi 15 anni è sempre stata uno dei nodi fondamentali nei programmi elettorali delle varie giunte comunali e regionali. Oggi somiglia più ad uno scenario tratto da The Walking Dead, nonostante sia un caso di studio per molti studenti e ricercatori, che si sono cimentati nella redazione di moltissimi progetti, "regalati" al Comune e rimasti sulla carta.

L’ex Chimica Arenella potrebbe essere il luogo di rilancio di un intero quartiere, quello appunto dell'Arenella, che da borgata marinara si è andata trasformando in periferia, con tutta l’accezione negativa che il termine racchiude. Un isolamento legato alla mancanza di servizi e di spazi pubblici per gli abitanti.

Trailer di Quella Fabbrica in Riva al Mare, documentario prodotto dall'associazione Progetto Mare e realizzato da Riccardo Cingillo e Pietro Duca.