Palermo capitale dei giovani tra utopia e possibilità concrete

Articolo pubblicato il 25 marzo 2016
Articolo pubblicato il 25 marzo 2016

Palermo, nonostante le proprie difficoltà si è candidata come Capitale italiana dei giovani 2017. A 24 ore dalla scelta delle finaliste, noi di Cafebabél abbiamo intervistato due rappresentanti del Palermo Youth Center per comprendere i retroscena della candidatura e perché Palermo merita di essere capitale.

Palermo è una delle sette candidate a diventare Capitale italiana dei Giovani 2017. Dopo i tentativi falliti di essere Capitale europea della Cultura e dello Sport, la città ci riprova in una competizione italiana che vede per il primo anno una sfida di rilievo tra grandi città come Palermo e Venezia, conurbazioni più ampie come la città metropolitana di Bari e piccole ma agguerrite città come Urbino, Chieti, Gubbio e Andria.  La competizione è promossa da un vasto parterre: Forum Nazionale dei Giovani, Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Agenzia Nazionale per i Giovani e ANCI Giovane. La capitale del 2017 verrà proclamata il 30 giugno ma già da domani si dovrebbero sapere i tre nomi delle città finaliste.

Palermo partecipa alla sfida con un vasto gruppo di organizzazioni che rappresentano il tessuto economico, sociale e culturale della città. Dall’organizzazione di riferimento per gli orti urbani cittadini (Codifas) a Confcommercio Giovani, da AddioPizzo all’incubatore dell’università (Conzorzio Arca) passando per l’associazione che ogni anno organizza il Gay Pride (Palermo Pride), l’associazione giovani del Teatro Massimo, le rappresentanze studentesche, l’organizzazione Send, i circoli Arci e Arci Ragazzi, Push e vari enti istituzionali (Comune di Palermo, Patto di Palermo). Ultimo ma non per importanza il PYC (Palermo Youth Center), uno dei maggiori centri di aggregazione giovanile della città, nonché la prima organizzazione promotrice dell’iniziativa.

Noi di Cafébabel siamo andati a capire di più sul processo che ha portato alla presentazione del progetto. In una mattina di un nuvoloso martedì ci rechiamo proprio nella sede del PYC, per parlare con Alessio CostaLuca Pollicino, rappresentanti del centro che hanno attivamente partecipato al processo di candidatura.

Cafébabel: Palermo capitale dei giovani, da dove nasce la candidatura? Come si è avviato questo processo?

Costa: Tutto è collegato ai trascorsi di una delle realtà associative che fa parte del PYC, Cooperazione Senza Frontiere; questa struttura è direttamente interessata a quelli che sono i contenitori nazionali di collegamento alle politiche giovanili europee, come il Forum Nazionale Giovani. Il processo? In Italia è nato due anni fa, dall’idea di Capitale Europea per i giovani. Questo è il primo anno che in Italia si procede tramite un concorso, ci sono state già due edizioni precedenti e fu nominata per due anni di seguito Perugia, in prospettiva della sua candidatura a Capitale Europea per il 2018. Quest’anno hanno aperto alle altre città: Palermo, Venezia, Bari, Chieti, Urbino, Gubbio e Andria. Per noi l'occasione, o quasi la scusa, per fare sedere al tavolo l’amministrazione comunale da un lato e le organizzazioni giovanili dall’altro.

Cafébabel: Parliamo un po’ dei partner per la candidatura palermitana.

Costa: Il primo soggetto da contattare è stato la rete pa/working (Rete di persone e organizzazioni socio-economiche della città, esistente da due anni). Inoltre ovviamente l’assessorato al lavoro.

Cafébabel: Quali sono state le reazioni dell’amministrazione?

Costa: Inaspettatamente di entusiasmo, così ci siamo entusiasmati pure noi. Non crediamo che Palermo ad oggi sia una capitale italiana dei giovani, piuttosto crediamo nell’utilità del percorso: fare sedere l’amministrazione e le organizzazioni giovanili.  

Cafébabel: L’amministrazione che tipo di supporto ha dato?

Costa: Hanno incaricato una persona per scrivere il progetto e noi (PYC) abbiamo raccolto i feedback da parte delle organizzazioni e portato avanti istanze comuni a tutte.

Pollicino: All'inizio si erano interessate organizzazioni come Push, il Consorzio Arca e chi si è occupato della fase di stesura del bando, il Presidente del Patto di Palermo, Annalisa Maggio per conto del Comune.

Cafébabel: Le linee guida della proposta? Cosa Palermo mette sul piatto per essere capitale?

Costa: La proposta è quasi completamente incentrata sul tema della multiculturalità. Ci si concentra sulla facilitazione dell’incontro tra giovani locali e migranti. Questa è stata la volontà dell’assessorato al lavoro e alla partecipazione. In generale si propone un programma sull’attivismo dei giovani: riproposizioni di contest partecipativi in progettazione urbana, come per esempio è stato Sant’Anna Jamming. Quello su cui abbiamo spinto è l’aumento e il peso della partecipazione giovanile nei processi decisionali.

Cafébabel: Qual è stato il ruolo della consulta giovanile?

Costa: La consulta giovanile di Palermo in realtà non si è mai attivata, cioè ad oggi non ha mai iniziato i propri lavori. Il comune si impegna con questa proposta progettuale a dare vita alla consulta giovanile. Il nostro piccolo contributo a livello di contenuti è stato la proposta di creare un Palermo Youth Center europeo, un percorso nato dal Consiglio D’Europa per dare un’etichetta di qualità a quei centri giovanili degli stati membri che rispettano 12 criteri, dalla promozione del dialogo all’offerta di servizi.

Cafébabel: Ci sono attività che riguardano uno dei maggiori problemi della città, la disoccupazione giovanile?

Costa: C’è stato un ampio dibattito sull’argomento, quello delle politiche del lavoro è stato un tema caldo. Era difficile presentare una proposta che affrontasse in maniera organica un problema, proprio perché la stessa motivazione che spinge a presentare questa candidatura non è di una risoluzione di un problema specifico, quanto la valorizzazione dei giovani. In termini di facilitazione dei giovani, è stata inserita un’attività particolare per valorizzare il gruppo delle competenze trasversali che servono nel mondo del lavoro.

Cafébabel: Come?

Pollicino: Attraverso un percorso di un censimento sulle attività di volontariato svolte a Palermo e il potenziamento di vari servizi: il sistema degli Youth Corner che servono a diffondere le opportunità e a favorire l’accesso a tutti i programmi europei come Garanzia Giovani o per accedere alle linee di auto-impiego. Un’altra attività è l’apertura del coworking (pubblico). Non sono iniziative che creano posti di lavoro veri e propri ma che incentivano il processo di creazione e le possibilità di auto-impiego. Queste sono attività che saranno pronte nelle prossime settimane ed è importante che il comune si impegni a potenziarle. Tra le varie attività, quindi, il lavoro possiamo individuarlo, seppure in maniera indiretta, come facilitazione nel percorso verso il lavoro.

Cafébabel: Riassumendo, quali sono gli asset intorno ai quali ruota la candidatura di Palermo?

Pollicino: Misure per l’integrazione degli immigrati, per il rapporto centro-periferie, misure per la cultura declinate in varie sfaccettature, dal gay pride ai giovani per il teatro, ma anche cultura intesa in senso lato come cultura alimentare. Il Codifas ha inciso nel processo attraverso la creazione di nuovi orti urbani. Infine il lavoro e la partecipazione giovanile.

Cafébabel: Una cosa che manca al progetto?

Costa: I soldi. Se ti funziona il meccanismo però puoi creare un certo appeal e quindi attirare investimenti.

Cafébabel: Vi sono altri comuni coinvolti?

Pollicino: No, solo il Comune di Palermo che si impegnerà, se la città arriverà alle fasi finali, a dire quanto è disposto ad investire di tasca propria per portare avanti il processo. Questo porterà un ulteriore coinvolgimento delle organizzazioni, se si dovesse passare alle fasi successive queste saranno ulteriormente convocate per creare un budget.

Cafébabel: Com'è stato il dialogo tra tutti questi soggetti?

Costa: C’è una cosa che a Palermo c’è ora e prima c’era di meno: si parla di più e ci si confronta di più, sciarriandosi (litigando) molto di meno. In questo percorso includo anche il Comune.

Cafébabel: Il PYC esiste da due anni: un bilancio di come è cambiata la città?

Pollicino: In questi due anni c’è stata una costruzione di rete fatta da diversi attori. Un esempio semplice: due anni fa non avrei mai pensato di poter organizzare eventi insieme ad altri, concordando le iniziative con i centri sociali aldilà delle ideologie. Invece con il TMO (Teatro Mediterraneo Occupato) ci sono state buone collaborazioni e una promozione reciproca, quello che a Palermo generalmente non si fa. Le organizzazioni palermitane rispetto a prima dialogano molto di più, sarà anche per contingenze economiche ma è così. Lo stesso PYC nasce dall’incontro tra molte realtà formali e non.  Per esempio si è fatto un incontro fra i coworking palermitani, una rete dove entrerà anche il PYC. Anche in casa nostra, noi dobbiamo ringraziare il The Factory (Circolo Arci palermitano) che mette la firma sul nostro contratto d’ affitto.

Cafébabel: Scommessa: se Palermo diventa capitale…

Costa: Creiamo un comitato ad hoc per organizzare eventi e così facciamo cassa.

Cafébabel: Quattro sono le parole con cui Andria ha definito la sua candidatura: credere, costruire, crescere, continuare. Vi chiedo una parola per Palermo.

Costa e Pollicino: Partecipazione.