"Pagateci!": la rivolta dei tirocinanti a Bruxelles

Articolo pubblicato il 06 marzo 2017
Articolo pubblicato il 06 marzo 2017

Oltre cento tirocinanti si sono riuniti a Bruxelles per denunciare i numerosi "elitari tirocini non retribuiti". Gli organizzatori della ONG Brussels Interns (BINGO) affermano che molte ONG, sindacati e aziende assumono personale senza pagarlo o pagandolo, illegalmente, con cifre inferiori al salario minimo stabilito dalla legge belga.

Sono innumerevoli i laureati che sognano di poter inserire nel proprio CV un tirocinio svolto presso un'istituzione europea. Tuttavia, nonostante non tutti possano permetterselo, molti accettano di cogliere l'occasione di lavorare gratis per importanti istituzioni o ONG. Lunedì 20 febbraio, cento di questi giovani laureati si sono riuniti di fronte alla Commissione europea per protestare contro la pratica dei tirocini non retribuiti, definiti uno sfruttamento a cui solo pochi privilegiati possono avere accesso. La manifestazione faceva parte di uno sciopero globale, con proteste anche a Washington DC, Ginevra e Vienna.

Recentemente, diverse personalità importanti hanno condannato questa pratica. La Mediatrice europea Emily O’Reilly ha comunicato la settimana scorsa che il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) non avrebbe più assunto tirocinanti senza pagarli. Sommando tutte le sue delegazioni, l'organizzazione "assume" quasi 800 professionisti che lavorano gratis. «I tirocini non retribuiti rischiano di aggravare l'esclusione sociale impedendo ai giovani di sfruttare appieno le proprie competenze e qualifiche, il chè potrebbe avere consequenze negative sulle loro future carriere», ha affermato O’Reilly.

In un'intervista alla rivista Politico, la portavoce del SEAE Maja Kocijančič ha ribattuto: «Prendiamo nota di quanto detto. (…) Non siamo stati di certo noi a inventare i tirocini non retribuiti. Si tratta di una tradizione portata avanti da svariate organizzazioni internazionali, prima fra tutte le Nazioni Unite».

"E' inaccettabile aspettarsi che i giovani lavorino gratis"

Il SEAE non è l'unica istituzione europea ad assumere personale senza pagarlo. Da un lato O'Reilly afferma che offrire tirocini retribuiti è ormai "la norma" nel panorama delle organizzazioni europee, settore in cui circa 1 000 tirocinanti pagati sono assunti ogni sei mesi; dall'altro l'ONG Brussels Interns (BINGO) afferma che soltanto la Commissione europea seleziona circa 200 tirocinanti non pagati alla volta. Questi vengono chiamati, all'interno della Commissione, "tirocinanti atipici". 

Il problema si estende anche al Parlamento europeo. Un recente studio condotto dal gruppo Youth Intergroup dell'europarlamento mostra che un tirocinante su tre guadagna meno di 600€ al mese, mentre uno su dieci non riceve alcun pagamento. «E' inaccettabile aspettarsi che i giovani lavorino gratis», incalza Terry Reintke, europarlamentare e membro del comitato a capo di Youth Intergroup.

Secondo fonti di BINGO, 4 000 dei tirocinanti che "non guadagnano abbastanza" sono assunti ogni anno da istituzioni, ONG e aziende di pubbliche relazioni legate a Bruxelles.  

Per far fronte a un problema simile, una protesta di sole cento persone può sembrare un'inezia. Bryn Watkins, responsabile della gestione di BINGO, spiega come sia difficile organizzare proteste collettive di questo tipo: «nessuno ha la stessa forza e lo stesso ruolo, unico, di un tirocinante. Nessuno vuole essere un tirocinante per sempre. I tirocinanti si preoccupano di rado dei loro diritti, sono piuttosto concentrati su questioni quotidiane, su come adattarsi a un nuovo ambiente lavorativo, in un nuovo paese, pensano magari a cosa fare dopo il tirocinio o a come trovarsi un lavoretto per guadagnare un po' di soldi». Watkins aggiunge che trascorrere un breve periodo di tempo a Bruxelles non è, in genere, di particolare aiuto: «ci si crea la propria rete di contatti e sei mesi dopo sono già spariti tutti quanti».

Watkins evidenzia, inoltre, il "divario di informazioni" che esiste tra tirocinanti e datori di lavoro: le imprese sanno «molto meglio come funzionano il mercato e le legislazioni, oltre a conoscere esattamente i requisiti di un incarico per poterlo definire lavoro". BINGO ha avviato la campagna "Just Pay" a Bruxelles per informare i giovani  che, in Belgio, i tirocini non retribuiti per laureati sono illegali. Watkins spiega che, sebbene le istituzioni europee rispondano a leggi diverse, le ONG nel settore degli Affari pubblici europei devono applicare la legge belga e non possono quindi assumere tirocinanti senza pagarli. I responsabili di BINGO stanno anche facendo presente la questione alle autorità nazionali, chiedendo loro di aumentare i controlli su eventuali pratiche abusive e illegali in merito all'assunzione di personale. 

Le testimonianze degli "sfruttati"

Accettare i tirocini non retribuiti equivale a dire che «lo sfruttamento di un altro essere umano è ok», denuncia Celine, 26 anni. Celine ha svolto quattro tirocini, uno dei quali non retribuito, presso svariate associazioni industriali ed enti pubblici e denuncia le aziende che assumono personale con un minimo di tre anni di esperienza per posizioni "junior". Questo approccio nuoce ai veri giovani, privi di esperienza, che si vedono relegati al posto di tirocinanti. 

Celine assicura che i compiti che doveva assolvere durante i periodi di tirocinio corrispondevano in tutto e per tutto a quelli che avrebbe avuto in un lavoro "vero": "i tirocinanti non sono trattati diversamente, se non per quanto riguarda lo stipendio". Celine ha smesso di accettare proposte di tirocinio, ha cominciato un lavoro part-time e ha creato una rete di giovani lavoratori che gestisce insieme ad altri volontari. «Nessuno dovrebbe lavorare gratuitamente, independetemente dalla sua condizione», afferma. Tuttavia, Celine ammette che i tirocini l'hanno aiutata ad acquisire competenze fondamenti per il suo nuovo progetto. 

Nikolay, 26 anni e laureato in legge, racconta di aver svolto ben 11 tirocini non retribuiti in varie ONG e aziende in Bulgaria. La maggior parte di questi li ha svolti durante i suoi studi universitari: «di solito lavoravo a tempo pieno (o, in caso il tirocinio fosse part-time, ne facevo due alla volta)». Ciononostante, Nikolay sta avendo grosse difficoltà a trovare un lavoro: non ha ricevuto nessuna risposta positiva neppure dopo aver inviato più di cento curriculum ad aziende in Belgio, in Polonia, nel Regno Unito e in Lussemburgo.  

Nikolay, che ha svolto anche un tirocinio ufficiale e retribuito presso la Commissione europea, sostiene che le istituzioni europee dovrebbero imporre delle regole: «le istituzioni potrebbero, per esempio, accettare tirocinanti senza pagare loro uno stipendio se gli studenti beneficiano già una borsa di studio. Il sistema attuale non fa altro che inasprire le disguaglianze sociali e promuovere la supremazia dei paesi occidentali, favorendo così i ricchi e i bianchi».