Paesi Bassi: la divisione nel cuore dell'Europa

Articolo pubblicato il 15 marzo 2017
Articolo pubblicato il 15 marzo 2017

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Mercoledì 15 marzo i cittadini olandesi sono chiamati a votare per eleggere i loro deputati. Sia la campagna elettorale che il suo esito avranno conseguenze importanti non solo a livello nazionale, ma anche europeo, soprattutto perché provocheranno divisioni e riorganizzazione politica. Analisi.

La divisione è al centro della storia dei Paesi Bassi. L'organizzazione della società si è basata su dei pilastri: il pilastro protestante, quello cattolico, quello liberale. Ma al giorno d'oggi questi pilastri che guidavano gli olandesi nel corso della loro vita non sono più così solidi: gran parte della società è diventata laica e il Paese ha accolto popolazioni straniere la cui integrazione nel sistema tradizionale ancora non è completata.

Queste divisioni hanno trovato eco nella situazione politica: ci sono 28 partiti ancora in lizza per le elezioni legislative. Chi c'è tra questi? Un partito che difende i diritti degli animali o un altro a favore degli over-cinquanta. Questo fenomeno di frammentazione ne aziona un altro, visibile in numerosi Paesi europei: l'indebolimento dei partiti politici tradizionali. In primo luogo, il VVD (Partito popolare per la libertà e democrazia) dell'attuale primo ministro, Mark Rutte la cui perdita di consensi forza la scomposizione e la riorganizzazione del paesaggio politico.

Un secondo fenomeno è in azione nei Paesi Bassi come anche nelle altre democrazie occidentali: la crescita dell'estremismo e del populismo. Geert Wilders ne è l’incarnazione. Il leader del PVV (Partij voor de Vrijheid, il Partito per la libertà, nda) ha condotto da solo il suo partito verso il secondo posto promesso dai sondaggi. Il tutto con un discorso e dei propositi nazionalisti, xenofobi e eurofobi, in particolare contro i marocchini che vivono nei Paesi Bassi, che lo hanno portato ad essere condannato dalla giustizia.

Quindi le elezioni olandesi non si giocano solo a livello nazionale, ma anche a livello continentale, rivelando una divisione più ampia. In effetti la ricomposizione dello spettro politico ha posto l'accento sul netto divario presente in seno all'elettorato olandese: tra il PVV di Geert Wilders che promette l'uscita dall'Unione Europea - un “Nexit” - e partiti pro-europeisti, come il partito ecologista GroenLinks o i liberali del centro. I Paesi Bassi sono divisi in due: da una parte c’è la popolazione che rifiuta di vedere il "suo" piccolo paese lasciarsi andare attraverso l'Europa e annegare, dall'altra c'è una popolazione internazionalizzata che desidera aprirsi al resto del mondo.

In un Paese profondamente toccato dalla crisi del 2008, ma che ha saputo rimettersi in piedi velocemente e diventare più forte - con meno del 6% di disoccupazione e circa il 2% di crescita - la spiegazione dell’aumento del consenso dell’estrema destra non può trovarsi nella sua situazione economica. Il Paese è attraversato da interrogativi identitari e culturali che mettono in discussione il suo rapporto con il mondo e con l'Europa. Sebbene queste domande siano emerse oggi, in realtà sono anni che circolano. Bisogna ricordare che i Paesi Bassi e la Francia sono i Paesi che hanno detto "no" al referendum sulla Costituzione europea del 2005, o che di recente la maggioranza della popolazione olandese si è opposta all'accordo sugli scambi commerciali con l'Ucraina.

Gli olandesi dovranno decidere, oltre alla scelta dei deputati, se preferire Geert Wilders, che sembra andare contro l'establishment, o l'Europa in cui hanno vissuto fino ad ora.