Pac: l'eccezione francese?

Articolo pubblicato il 12 dicembre 2005
Pubblicato dalla community
Articolo pubblicato il 12 dicembre 2005

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Dopo il budget, ecco un altro fattore di lacerazione dell'Ue: la Pac. Rifiutando qualsiasi riforma agricola, la Francia minaccia la coesione europea nell’ambito dell'Organizzazione mondiale del commercio.

Una bestia nera: col passare degli anni, la Politica agricola comune (Pac) è diventata l’incubo dell’Europa e dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc, meglio nota come Wto). Istituita nel 1957 e poi attivata nel 1962 per incrementare la produttività, stabilizzare i mercati e assicurare redditi dignitosi agli agricoltori dei sei Stati fondatori (Francia, Germania, Italia et Benelux), la Pac appare adesso obsoleta, costosa e minacciosa verso il commercio equo.

Tuttavia la Francia, paese particolarmente ricco di sussidi, rimane ferma sulle sue posizioni, esigendo di controllare il budget europeo 2007-2013 e le sovvenzioni assegnate ai suoi agricoltori fino al 2013.

La Pac: una politica europea o francese?

La Francia è la principale beneficiaria della Pac. Nel 2004 sono stati assegnati circa 9.418 miliardi di euro, circa un quarto del totale delle spese agricole comunitarie, che a loro volta costituiscono tra il 40 e il 42% del budget europeo. Tuttavia le divergenze tra la Commissione Europea e la Francia, Paese a forte tradizione agricola, sono cominciate addirittura negli anni Sessanta, quando De Gaulle negò alla Gran Bretagna l’entrata nell’allora Comunità Economica Europea, temendo un’intromissione negli interessi agricoli francesi.

Da allora Parigi non ha cessato di opporsi ai tentativi di riforma della Pac per proteggere i suoi agricoltori. Se all’inizio della Seconda guerra mondiale il 45% dei francesi abitava in comunità rurali con meno di 2.000 abitanti, nel 2001 l’agricoltura non costituiva che il 4,1% del mercato del lavoro francese. Secondo l’istituto di sondaggi Insee, il numero delle coltivazioni agricole in Francia diminuisce dal 1988 nell’ordine del 3,6% annuo. Visti questi presupposti, l’ostinazione francese a conservare la Pac, nella versione delle “Trente Glorieuses” (il periodo di grande sviluppo economico dei primi decenni successivi alla Seconda guerra mondiale) rimane oscura. Soprattutto alla luce di quanto rivela l’ong Oxfam: il 60% degli aiuti europei vanno al 15% degli agricoltori più ricchi.

La Francia è attualmente il secondo esportatore mondiale di prodotti agroalimentari (e il primo a livello europeo) e le lobby agricole, come la Federazione nazionale dei sindacati dei gestori agricoli (Fnsea) e le Camere degli agricoltori regionali, sono abili nell’utilizzare questi argomenti per fare pressioni sulle decisioni in corso. I rappresentanti di categoria, inoltre, sono attivi e coinvolti nella gestione pubblica degli affari agricoli. La forza del legame Stato-agricoltori si concretizza attraverso il consistente numero delle commissioni e delle istituzioni nazionali e locali. Tale sistema di co-gestione è al momento minacciato dall’Ue e dall’Omc.

Braccio di ferro Parigi-Bruxelles

Oggi la Francia rimprovera a Bruxelles le «esorbitanti» concessioni consentite nell’ambito della riforma della Pac. Il Commissario addetto al commercio extra comunitario, Peter Mandelson aveva proposto all’interno delle negoziazioni commerciali dell’Omc prima della ripresa del ciclo di negoziati di Doha, una sostanziale diminuzione degli aiuti comunitari agli agricoltori. In dettaglio, lo scorso ottobre, la Commissione ha annunciato un calo delle sovvenzioni dell’ordine del 70% e un decremento pari al 46% della tariffa agricola media. Furore a Parigi, che ha accusato Mandelson di eccedere i poteri del suo mandato. Nel caso in cui i Venticinque troveranno infine un accordo sul principio della non-rinegoziazione della Pac, nel piano degli accordi dell’Omc, sarà Peter Mandelson a recarsi ad Hong Kong al summit del 13-18 dicembre per discutere insieme ai partner commerciali dell’Ue delle sovvenzioni e delle tariffe agricole.

La Francia eserciterà il suo veto? Le recenti dichiarazioni del Ministro degli Affari esteri francese, Philippe Douste-Blazy, fanno sollevare dei dubbi. Quest’ultimo ha infatti riaffermato la «determinazione della Francia» nel voler rifiutare qualunque accordo con l’Omc «che gettare discrediti sulla Pac», e attende le «concessioni dei (suoi) partners internazionali».

Un discredito tutto europeo

Peter Mandelson è accusato da Parigi di fare il gioco del liberale Tony Blair, applicando senza ritegno i precetti del nuovo laburismo britannico per negoziare con l’Omc: investire nel futuro – per esempio nei servizi – e abbandonare le politiche del passato, ovvero le sovvenzioni agricole. Ancora una volta la Francia parla a nome suo senza preoccuparsi delle ripercussioni a livello europeo. Avrà forse iniziato un “ripiegamento” nazionale? E così dopo la crisi Bolkestein, lo scacco costituzionale europeo e il disaccordo sul budget 2007-2013, l’Europa incassa un nuovo colpo.

Una cosa è certa: Parigi dà prova di un accanimento protezionistico detestabile alla luce delle difficoltà note ai paesi del Sud per piazzare le loro materie prime nei paesi ricchi. L’agricoltura rappresenta meno del 10% del commercio internazionale, ma costituisce il reddito primario per i paesi del Sud, ove risiede l’80% dei coltivatori del mondo. L’ostinazione francese contribuisce a fare della questione agricola un’ulteriore ragione della divisione tra Nord e Sud. Fallirà allora il summit dell’Omc di Hong Kong, così come preannunciato da Peter Mandelson in persona?