Over there: dalle due parti del muro a Berlino e Londra

Articolo pubblicato il 19 maggio 2009
Articolo pubblicato il 19 maggio 2009
Over There, del drammaturgo britannico Mark Ravenhill è stato messo in scena nei teatri di Belino e di Londra. La storia di due gemelli divisi dal muro: capitalismo contro socialismo che cercano una riconciliazione. Piccola anticipazione: in Over There non si scava molto profondamente, ma quello che ne esce è abbastanza scandaloso.

Over there di Mark Ravenhills a Berlino: un muro di cartone

Andiamo avanti con la storia: Franz e Karl sono gemelli mono(Simon Annand/ Royal Court Theatre)zigotici. Ancora in tenera età, vengono divisi: cresciuti in società diverse, hanno ideologie diverse e ognuno dei due è convinto di possedere la verità assoluta. Over There è un pezzo che riguarda due fratelli, una dramma affettivo che racconta, con spirito e immagini coloratissime, la storia dell’avvicendamento di due caratteri diversi e la conseguente vittoria di uno sull’altro. «Voglio che io e te siamo una cosa sola, voglio che tu sia dentro di me», dice Franz prima di uccidere la sua copia, distesa sul pavimento. La parte Est divora quella Ovest e di non resta nulla di visibile. Mark Ravenhill usa tutti gli elementi del teatro chiamato “In-Yer-Face” fatto per incantare il pubblico: ci si masturba simultaneamente, si usa molto “language” (volgare) e – chiaramente – la nudità non viene trascurata. Il figlio viene rappresentato come una pezza per pulire, le ceneri del padre sono un sacchetto di farina di un supermercato della catena britannica Tesco, mentre il muro è fatto di cartone. Il dramma che riguarda la Germania divisa in due, la caduta del muro e finalmente la riunificazione è soltanto uno sfondo. Est e Ovest vengono dipinte in modo secco e senza alcun pregiudizio. Da un lato Karl, l’eterno socialista, contrario al progresso, che ama stare seduto intorno al fuoco di un campeggio a guardare film porno; dall’altra parte Franz, il manager meschino, che sputa frasi senza senso e che ha sempre troppo gel tra i capelli.

E si vede anche nella reazione del pubblico: tanti applausi per entrambe gli attori Luke e Harry Treadaway, che attraverso la loro rappresentazione acuta e perfetta, migliorano lo spettacolo ad ogni istante. Chiedendo al pubblico, alla fine dello spettacolo, si ha discrepanza di pareri interessante: la maggioranza del pubblico anglofono ha sentenziato «totally funny»; mentre tra la parte tedesca domina solo qualche «beh si»,o un «pesante e insensato». Quando si lascia il teatro, ci si trova proprio al centro dell’est dorato. Direttamente sulla Kurfürstendamm, la strada del lusso della Berlino dell’est, con il KaDeWe come simbolo di tutti i consumi (superflui). Ma, in realtà, ci si trova nella parte finale della Boulevard e qui, grazie alle piste di bowling, agli Internet café, ai chioschetti, e ai negozi che vendono cose inutili diventa chiaro che non è tutto oro quel che luccica. Il muro esiste ancora nelle nostre teste? Non si capisce nemmeno guardando Over There. Alla fine, Franz si trova a pranzo in California e afferma che tutti i tedeschi dovrebbero lasciare posto agli americani. Mark Ravenhill rimprovera forse i tedeschi di aver dimenticato la storia? Probabilmente. Magari, voleva lasciare il finale aperto a interpretazione. «Ti tengo, fino a che non ti addormenti», gli dice l’acuta cameriera alla fine e Franz si pone tra le sue braccia, stanco di lottare. Una fortuna, che non abbia potuto mai darsi del tutto a Karl: ecco che la tragedia va alla deriva e diventa una tragicommedia nell’inevitabile realtà della superficialità.

L'opera teatrale di Mark Revenhil Teatro Schaubühne di Londra

Il palcoscenico è una scatola luminosa. Due fratelli gemelli fraterni marciano velocemente lungo i corridoi fino ad arrivare sul palco. Uno è vestito come una famosa cameriera americana: ma è lo stesso Mark Ravenhill ad ammettere che la sua opera sia leggermente bizzarra. La sua idea , cosi come l’esecuzione sono sicuramente insolite. Dopo lo shock iniziale al pubblico viene lasciata in una pausa: i simboli e i motivi spiegati sono ovvi. Il conflitto ideologico tra i gemelli risulta prevedibile.

Identità inconciliabili

(Simon Annand/ Royal Court Theatre)Ma impercettibilmente le dimensioni psicologiche ed emozionali del loro rapporto travolgono il pubblico. Ravenhill traccia in modo autoritario il fascino de “l’altro”, che è a prima vista profondamente familiare, e completamente alieno. Ci parla della graduale amarezza del rapporto che diventa pieno di gelosia e risentimento. La disperata sfida di Karl è dolorosamente sentimentale; la vita del gemello della Germania dell'Est è divorata dall'espansione della Germania dell’Ovest. I tentativi di Franz di salvarlo sono tinti di paternalismo e arroganza. Franz non riesce a capire il rifiuto adolescenziale di Karl nel rinnegare la sua intera identità da “Germania dell'Est”. Ma paradossalmente Franz non riesce a condividere il suo mondo con il fratello. Spaventato dice «Non voglio che ci siano due di noi. Voglio esserci solo io, voglio che tu te ne vada». L'esperimento sociale mostrato dal palcoscenico di Ravenhill solleva domande sull'espansione dell'Unione europea. Possono passati diversi, storie diverse e identità diverse essere realmente riconciliati? Può un inevitabile errore minacciare la richiesta ambiziosa dell'Ue di sovra nazionalismo? Il recente vertice dell'Ue ha sollevato lo spettro di un nuovo sipario di ferro, disegnato per proteggere gli interessi di un'economia occidentale vacillante. Come gli stati centrali e orientali europei lottano per evitare una fusione totale, il cancelliere tedesco Angela Merkel snobba categoricamente la richiesta dell'Ungheria per un piano di solidarietà. Come mostra la rappresentazione teatrale di Ravenhill, essi possono essere emozionalmente esplosive. Il rapporto tra Karl e Franz mostra che l'integrazione europea richiede una trasformazione profondamente psicologica da entrambe le parti. Come Franz, Europa Occidentale, è spesso profondamente reticente nel condividere il suo benessere e i suoi privilegi. I conseguimenti occidentali ha a lungo nutrito un mito di superiorità, la cui civilizzazione è un modello per il resto del mondo intero. L'Occidente deve affrontare la prospettiva di abbandonare la sua richiesta di unicità. Equivale alla crisi d’identità di Franz che deve combattere sia per condividere il proprio stile di vita e mantenere la sua individualità. Nell'opera Over There, le differenze ideologiche e psicologiche tra Franz e Karl, oriente e occidente, sono insormontabili.

L'opera può essere letta meno come la previsione di conflitti politici e più come un ammonimento. Forse l'Oriente e l'Occidente necessitano una salutare dose di realismo, la disponibilità di assumere in un reciproco processo di trasformazione. Fino a quel momento, l'integrazione esistenziale europea non sarà né qui né lì.

La traduzione dal tedesco è di Federica Campoli, quella dall’inglese di Tiziana de Pasquale.