Osman Engin e la quotidiana commedia turco-tedesca

Articolo pubblicato il 17 aprile 2007
Articolo pubblicato il 17 aprile 2007

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Con la sua satira, il 46enne attore e scrittore Osman Engin, originario di Brema, racconta la realtà dei 2,5 milioni di turchi di Germania.

Il sintomo più diffuso tra gli spettatori di Osman Engin: una risata da far venire il mal di pancia. Ed è così anche stasera, nella sala del centro culturale Lagerhaus di Brema. L’atmosfera tra il pubblico contagia anche l'attore satirico, soprattutto durante la lettura. Soddisfatto, si interrompe un attimo, si asciuga le lacrime e riprende a leggere dopo una profonda inspirazione:

Un sushi val bene Bruxelles

«Prima di tutto, caro zio Ömer, devi smetterla di vantarti in paese, di contrabbandare ogni mese due greggi di pecore dal confine persiano. E soprattutto quando in paese girano uomini vestiti alla europea, che potrebbero essere commissari dell’UNIONE EUROPEA! L’Ue non vuole abbattere i confini con l’Iran o la Siria! Dovresti, invece, raccontare ai commissari che importi illegalmente greggi di canguri dall’Australia e partite di sushi dal Giappone».

È così che Osman Engin cerca di spiegare a suo zio Ömer l’Unione Europea nei suoi spettacoli Die EU will das so (“L’Europa vuole così”, ndr): alla fine la Turchia spera di diventarne membro un bel giorno. Più di 100 spettatori ascoltano attentamente nel Lagerhaus le spiegazioni di Engin. Lo spettacolo dura ben due ore. Il rischio di paresi facciale c’è: alla fine c’è pure qualcuno che deve massaggiarsi le guance per aver riso troppo a lungo.

«Io, un ironico sulle orme di Nesin»

Dopo lo spettacolo l’attore satirico trova il tempo per parlare un po' dei suoi libri. Si asciuga il sudore dalla fronte e ci sorride come se un'intervista dopo lo spettacolo non sia un obbligo troppo fastidioso. Sono 25 anni che escono i suoi libri. Ha iniziato a 10 anni e a 12 è uscito il suo primo romanzo rosa, mentre a 15 era alle prese con delle storie Western. Fu appena 17enne a scoprire la sua passione per la satira. «Credo di amare la satira perché corrisponde alla mia natura un po' ironica. I miei amici dicono di non riuscire a capire quando sono serio o quando li prendo in giro. E io ho letto durante la mia infanzia tutti i libri di Aziz Nesin», afferma Engin. Nesin, il leggendario scrittore satirico turco scomparso nel 1995, è il suo modello: nelle sue satire si prendeva gioco della società turca, e la sua critica alla religione islamica gli procurò parecchi nemici.

Tra il 1983 e il 2003 Osman Engin ha scritto ogni mese brevi satire per il Bremer, il quotidiano di Brema, poi è passato a Oxmox di Amburgo. Fino ad oggi ha collezionato 12 libri. Kanaken-Gandhi è il suo titolo di grande successo e verrà a breve adattato per il cinema. Il suo ultimo film, Getürkte Weihnachten (“il Natale visto dai turchi tedeschi”, ndr), è uscito lo scorso anno.

Tedeschi e turchi, presi di mira

Con le sue satire, Engin, diplomato in Pedagogia sociale nel 1989, vuole mettere al corrente il suo pubblico delle disparità sociali della società. Spronando alla riflessione e prendendo di mira sia il modo di fare tedesco che quello turco.

Il direttore di una scuola bavarese lo ha portato da poco tempo alla ribalta. Era stato invitato a tenere un reading della sua opera al liceo di Geretsried, a Monaco di Baviera. «Il preside della scuola impedì la conferenza per “motivi pedagogici”» spiega Engin ridendosela sotto i baffi. Gli studenti allora scesero in piazza. «È probabile che il preside abbia trovato il mio humour troppo esagerato» conclude l’attore.

Un modello per i turchi

«Fino ad oggi pochi hanno contestato le mie satire», dice, quasi a giustificarsi, Engin. L’attore prende spunto dalla sua esperienza diretta, e nei suoi libri non risparmia neanche se stesso. Il suo background di immigrato gioca un ruolo di prim’ordine.

Che si parli dell’eroe del suo romanzo, Osman, che come patriarca non vale niente e non fa altro che prendere in giro i membri della famiglia; che si tratti del solito razzismo quotidiano che nell’arbitrarietà della funzione pubblica mostra tutto il suo splendore; che si prendano di mira rituali turchi, come ad esempio i fastidiosi raduni familiari, noti soprattutto ai lettori turchi: tutto, qualsiasi episodio descritto viene rappresentato in chiave assurda.

L’anno scorso, grazie alla satira, Ich bin Papst (“Io sono il Papa” ndr) ha vinto il premio “ARD-Medienpreis”. Per Engin si tratta di un’importante conferma. Secondo la giuria la sua satirea gioca “in modo spiritoso con i pregiudizi e i luoghi comuni quotidiani”. Ma l’attore si chiede soprattutto come i turchi in Germania considerano il suo successo letterario.

«Durante i miei reading incontro molti turchi», spiega Engin, «e sono felici che noi turchi pubblichiamo libri in Germania». Secondo Engin autori turco-tedeschi come Feridun Zaimoglu, Akif Pirincci, Emine Sevgi Özdamar, o anche lui stesso, possono servire da esempio per i giovani turchi in Germania. Tutti autori che rappresentano i turchi tedeschi, entrati ormai di diritto a far parte dell’establishment letterario del Paese. «La miglior soddisfazione per la mia satira? Le risate del pubblico» conclude Engin.

Sul divano del Dottor Babel

Si sente di appartenere di più alla sua regione, al suo Paese o all’Europa?

Mi sento a casa dove riesco a capire la lingua della gente.

Cosa associa alla parola Europa?

La democrazia.

Quante lingue europee parla?

Solo turco e tedesco.

Quali Paesi europei non conosce ancora e vorrebbe visitare presto?

I paesi scandinavi.

Ritiene che l’Europa abbia confini?

Sì. L’Indonesia non credo ne faccia parte.

Quale città europea l’ha colpita di più?

Roma.

Qual è la cucina europea che preferisce?

La cucina italiana.

In quale Paese europeo vorrebbe vivere?

In tanti, ma tra gli altri la Svizzera.

Quale personaggio europeo l’ha colpita di più?

Leonardo da Vinci.

Che vantaggi offre l’Europa?

Il superamento dei nazionalismi.

Ritiene che la Costituzione Europea sia necessaria?

Sì.

Quale avvenimento europeo l’ha colpita di più?

La caduta del muro di Berlino.

L’Europa tra 15 anni?

Spero che ci sia anche la Turchia.