ONE : "La nostra causa non può passare inosservata"

Articolo pubblicato il 25 ottobre 2017
Articolo pubblicato il 25 ottobre 2017

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Una giovane ambasciatrice di ONE, una Ong che lotta contro la povertà estrema, ci spiega il perché del proprio impegno presso le popolazioni bisognose. E perché anche il resto della sua generazione dovrebbe mettersi in gioco. 

Siete mai stati profondamente convinti del fatto che le vostre azioni sono giuste? Che le vostre battaglie, a prescindere dall'esito, meritano di essere combattute, perché rappresentano qualcosa di imprescindibile da voi stessi? Per quanto mi riguarda, odio chi mi chiede "perché". Perché lottare contro la povertà, perché sradicare le malattie, perché fare del volontariato... Non ho una risposta, nessun "perché", per il semplice motivo che, per me, tutto questo è una questione di giustizia naturale. La solidarietà non dovrebbe mai essere messa in discussione. Se abbiamo i mezzi per salvare delle vite, allora dobbiamo farlo. 

Può essere, però, che vi serva un contesto: sto scrivendo in qualità di giovane ambasciatrice di ONE. Per farvi un'idea, immaginatevi una ragazza bionda di 24 anni, con indosso una t-shirt con logo e un blazer nero, dentro un ufficio dell'Assemblea nazionale mentre discute con un diputato dell'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) e tenta di convincerlo ad impegnarsi a favore di una politica internazionale solidale. Parliamo della tassa sulle transizioni finanziarie, del contributo dell'APS nel disegno di legge finanziaria, della lotta all'evasione fiscale... Il nostro obiettivo è semplice: fare in modo che vengano prese delle misure a favore della lotta contro la povertà estrema e contro le malattie prevenibili nei paesi più poveri. Vi risparmierò i dettagli tecnici, ma ovviamente la maggior parte delle nostre proposte riguarda i fondi assegnati allo sviluppo in Francia, ma anche in Europa, dato lo stretto rapporto che lega questi due grandi finanziatori. 

è per questo che, quest'anno, dopo aver incontrato il maggior numero di parlamentari francesi possibile all'Assemblea nazionale, ci spostiamo al Parlamento europeo a Bruxelles, il luogo d'incontro degli eurodiputati. Saremo circa 300 giovani francesi, ma anche inglesi, irlandesi, italiani, tedeschi, belgi, olandesi... Nel totale, rappresenteremo più di 30 nazionalità, ma condividiamo tutti la stessa causa: difendere l'aiuto allo sviluppo, nei rispettivi paesi e a livello europeo.

Sarà la mia seconda visita ai deputati europei da quando sono diventata ambasciatrice e come sempre sono combattuta tra l'essere sbalordita e la convinzione che la nostra battaglia è troppo giusta per poter essere ignorata. L'aiuto dell'Unione Europea rappresenta un obiettivo troppo importante perché non si faccia tutto il possibile per impedire che ce lo neghino. Sappiamo che fornire un aiuto indirizzato correttamente (priorizzando i paesi più poveri, le donne e le bambine; mantenendo un impegno costante nel campo sanitario e dell'istruzione) può far sì che la povertà estrema venga elminata entro il 2030.

Nel corso di questi ultimi quattro anni, da quando ho cominciato a fare del volontariato presso ONE, ho incontrato molto scetticismo nei confronti delle ONG di cooperazione, ma vi assicuro che non siamo utopisti. Certo, non raccogliamo solamente vittorie, ed essere un attivista può risultare anche frustrante, talvolta, per via dei complessi meccanismi politici. Ma i nostri successi ne valgono la pena, perché quello che può sembrare una semplice, piccola linea di bilancio, può rappresentare in realtà migliaia di vite salvate! Sappiamo con certezza che funziona, e l'impatto dell'aiuto pubblico sullo sviluppo è reale; e, per quanto mi riguarda, tutto questo mi spinge ancora di più a combattere.

I dirigenti europei sono davanti ad una svolta decisiva. Stanno negoziando il budget dell'anno 2018, in particolare il budget che verrà assegnato alla lotta contro la povertà estrema e la disugaglianza nel mondo. Potete aiutarmi a chiedere di proteggere il budget di aiuto allo sviluppo e a sostenere le popolazioni più bisognose. 

 Firmate la petizione

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